Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO
La storia dei generi enciclopedica

sabato 29 febbraio 2020

Crayon Phase


CRAYON PHASE – Two Undred Pages
Progressive Promotion Records / G.T. Music
Genere: Metal Progressive
Supporto: cd – 2019


Esistono artisti che amano un genere musicale in maniera viscerale, e c’è chi ama più generi dimostrandosi amanti della musica in senso totale. I tedeschi (Ruhr) Crayon Phase sono ascoltatori totali e spaziano molto fra l’Hard Rock, il Rock Progressivo ed il Neo Prog. Esordiscono discograficamente nel 2013 con un concept di settanta minuti intitolato WITHIN MY RECOLLECTION (3Hund Records) parlando di debolezze umane e desideri. Ritornano oggi con la seguente line up: Raphael Gazal (voce), Wolfgang Bahr (chitarra), Arne Groschel (batteria), Frank Wendel (tastiere) e Peter Damm (basso).
Tutta l’esperienza musicale dei singoli componenti trasuda fra le note dei brani che qui sono nove per una durata totale di 70 minuti abbondanti. Riescono ad unire con sorprendente semplicità la musica Prog del passato, fra sinfonie e tutto quello che gli anni ’70 ci hanno regalato, con le nuove leve Progressive del cosiddetto Neo Prog. In parole povere si possono estrapolare influenze Genesis Yes miscelate con quelle di Marillion, Saga, Porcupine Tree, Spock’s Beard e molto altro ancora. Tuttavia la band gode di buona personalità, perché il tutto è assimilato e trasformato dalle menti dei componenti stessi.
“Two Undred Pages” è un altro concept album, questa volta basato sulla storia di un uomo che si sveglia tutte le mattine senza mai sapere cosa è successo il giorno prima. E’ consapevole di essere affetto da amnesia anterograda per questo motivo si ritrova sfruttato da una associazione criminale per coinvolgerlo continuamente in attività penali. Ma l’idea di farsi un diario personale lo aiuta molto… Il resto scopritelo voi.
La consueta ed elegante confezione cartonata che contraddistinguono i prodotti Progressive Promotion Records è ancora una volta impeccabile, così il suo libretto all’interno. Le atmosfere visivamente si presentano oscure, in tal senso il “Prologue”  si adopera, fra narrazione e suoni che lasciano presagire scene da film d’azione di stampo black. Per chi li conoscesse dico che le tastiere richiamano certi intro della one man band Ayreon. Sopraggiungono gli undici minuti di “Two Undred Pages” con un inizio stile Dream Theater “Metropolis Part1”. C’è energia ma allo stesso tempo tanta cura per le melodie, un Progressive gradevole e spazioso, ricco di cambi di tempo e di emozioni. “Turn Of Fortune” si presenta con una introduzione elettronica ed un riff pesante, Hard Rock che lascia subito luce al Prog di stampo classico. Le parti strumentali sono molto curate e bene arrangiate, il suono è dunque ampio ma anche d’impatto. “Procession / Empty Grave” ha anche nelle tastiere un accenno di “Felona E Sorona” delle nostrane Orme, ovviamente questo è un mio parere, non l’intento del gruppo. Il brano si incammina comunque nel sentiero Metal Prog  più classico.”Paralyzed” descrive sensazioni più grevi, anche se nei ritornelli strumentali delle tastiere tutto acquista magniloquenza. Tutto il disco procede in questa direzione, anche se tengo a sottolineare la mini suite “Retrospective”, davvero colma di elementi per poter godere a 380 della musica.
Nel sound dei Crayon Phase c’è tutto quello che un amante totale della musica si attende da un concept. Mai banale, sempre rispettosa dei tempi passati e moderni, un lavoro davvero grande che va premiato almeno con la vostra curiosità. Cercatelo. MS




giovedì 27 febbraio 2020

Il Bacio Della Medusa


IL BACIO DELLA MEDUSA – Seme
AMS
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2018


Nei pressi delle placide acque del Trasimeno nel settembre del 2002 si forma una delle band Progressive Rock più interessanti del suolo italiano, Il Bacio Della Medusa. Il genere proposto è fortemente avvinghiato a quello che sono i stilemi degli anni ’70, con tanto di cambi di tempo, flauto, assolo di chitarra, e nel caso specifico anche di Hard Prog. Personalmente ci riscontro molto il sound di band come De De Lind,  Biglietto Per L’Inferno etc. etc.
“Seme” è il quarto disco da studio dopo “Il Bacio Della Medusa” (2004), “Discesa Agl'Inferi D'Un Giovane Amante” (2008) e “Deus Lo Vult” (2012), tutti album in crescendo qualitativo inesorabile e di buon livello a dimostrare le capacità sia compositive che esecutive di un gruppo affiatato ed amante della musica vintage. Ad oggi sono formati da Simone Cecchini (voce, chitarra), Diego Petrini: (batteria, tastiere), Federico Caprai (basso), Simone Brozzetti (chitarra elettrica), Eva Morelli (flauto, sax) e Simone "Il Poca" Matteucci (chitarra).
Il passato dunque si mostra fra le note delle composizioni, ma anche il presente per personalità ben distinta, questo lo si denota non solo in tutti gli album del gruppo umbro, ma anche in quest’ultimo ad iniziare da “Seme”, Hard Prog robusto e viscerale, cantato con voce ruvida e decisa da Simone Cecchini, ottimo interprete, sempre più sicuro del proprio strumento dietro al microfono.
Non si resta indifferenti al dolce flauto in “La Sonda” e neppure durante l’assolo di synth dal sapore PFM. Una semiballata che tocca le corde del Prog fans.
Sale il ritmo in “5 e 1_4…Fuori Dalla Finestra Il Tempo E’ Dispari”, esempio di Jazz Rock che si lancia in scorribande strumentali, ed ecco che i soliti noti fuoriescono dalla memoria, Perigeo, Area, Arti & Mestieri, Agorà, in definitiva la crema del genere, ma anche in questo caso i BDM sanno come trattare il materiale con il proprio marchio.
I brani sono tutti di media e lunga durata in un totale di nove tracce.
Un passo all’interno del giocoso mondo della canzone italiana datata arriva in “Sveglia!!!”. “Non facciamoci più prendere in giro e la sveglia suonerà”. Un esortazione che ha si dell’ironico nella stesura del brano, ma è soprattutto un sostanziale monito nei testi.
Si prosegue nel suono moderno di “Animatronica Platonica”, i BDM mostrano tutti i lati del loro carattere. “Sudamerica” riscalda l’anima, proprio come il sole che la bacia, altra ballata comunque interpretata vocalmente con vigore e consapevolezza. “Uthopia…Il Non Luogo” è un breve strumentale che dimostra la pasta dei BDM fra scorribande strumentali e la voglia di libertà, tutto questo porta a “Sentieri Di Luce”, uno dei miei momenti preferiti. Probabilmente ho un debole atavico per il flauto nel Rock.
Il disco si chiude con un altro strumentale, questa volta dal titolo “Animaemotica”, altro momento che prediligo e un applauso per la coralità su elevate vette.
“Seme” è un disco che tiene i piedi su due staffe, fra passato e presente, un connubio che da anni funziona perché prende uno spicchio di pubblico ampio e soprattutto preparato. Che il termine musica “colta” non spaventi, perché in fin dei conti quello che contano sono le emozioni e qui se ne trovano a bizzeffe. MS



martedì 25 febbraio 2020

Ulver

ULVER – Wars Of The Roses
K Scope
Genere: Dark Ambient Metal
Supporto: cd – 2011



Chiarisco subito che io sono un annoso amante di band quali Anathema, Katatonia, Opeth, Porcupine Tree, Blackfield, per cui il genere lo apprezzo in maniera forse anche poco obbiettiva. Non vi nascondo neppure che non sono mai stato un grande sostenitore di questo trio che a mio modo di vedere ha avuto una discografia discontinua, a differenza delle band sopraccitate.
Ho apprezzato molto l’evoluzione stilistica dei norvegesi, questo si, il loro coraggio e lo stile con cui lo hanno fatto, tuttavia alcuni dischi di transizione ci sono stati.
Come gli Anathema, Ulver diventano sempre più minimali ed intimistici, tanto da farmi chiedere perché ancora si portano dietro l’epiteto di band Metal (una volta addirittura Black Metal).
Kristoffer Rygg ama sempre spiazzare il proprio ascoltatore e secondo me con questo “War Of The Roses” ci riesce nuovamente, ancora un passo evolutivo rispetto “Shadow Of The Sun”.
Le sonorità oscure ed antiche che abbiamo ascoltato nel 2007 lasciano spazio a del personale Post Rock moderno ed alla Psichedelia che gioca un ruolo importante. Ho notato anche un fatto interessante, la produzione del disco è di John Fryer, gia con Depeche Mode e Cocteau Twins, questo qualcosa vorrà pur dire!
Tanta malinconia fra le note, ma anche del Pop Rock, come nell’iniziale “Febraury MMX”. “War Of The Roses” riesce a far scaturire molteplici stati d’animo, persino a commuoverci come nella conclusiva “Stone Angels”.
Gli Ulver non sono mai stati banali, in quanto profondi e questo sguardo verso la Psichedelia lascia gia intendere il futuro percorso evolutivo della band. Ma vuoi vedere che i “lupi” ci fregheranno un'altra volta? Ben venga, certo è che questa musica è da ascoltare seduti e comodi, in quanto la mente viene offuscata e rapita, per cui c’è il rischio di cadere. Rispetto altri, questo lo ritengo un disco transitivo, ma forse mi sbaglio perché gli Ulver, da veri artisti, suonano solo quello che amano e sentono al momento, fregandosene di tutto e di tutti. Chi non ce lo dice che prima o poi tornino al Black Metal iniziale?
Consigliato a chi ama lasciarsi strappare l’anima! (MS)

giovedì 20 febbraio 2020

IQ


IQ – Resistance
Giant Electric Pea
Genere: Neo Prog
Supporto: 2cd – 2019


Sono cresciuto anche con la musica degli IQ. 
Li ho difesi a spada tratta negli anni ’80 quando molti li criticavano e stroncavano per essere cloni inutili dei Genesis. Oggi invece si osannano proprio quei dischi, “Tales From The Lush Attic”, The Wake” e poi il ritorno clamoroso dopo lo stop temporaneo del leader cantante Peter Nicholls, “Ever”. Vogliamo poi dire di “Subterranea?, doppio cd e doppio capolavoro concept. Gli IQ hanno sempre saputo reinventarsi, anche quando gli anni ’80 richiedevano un tipo di musica completamente differente dal Prog. Sono stati capaci di sopperire alla mancanza di Nicholls e a questa moda con grandissima dignità, sfornando due lavori come “Nonzamo” (1987) e “Are You Sitting Comfortably?”, dischi che hanno fatto si discutere, ma di grande finezza. Il Prog fans ha comunque assorbito l’urto per poi liberare un grido di gioia all’arrivo del 1991 di “Ever”. Da li in poi la band ha saputo barcamenarsi molto bene con altri lavori di spicco, come “The Seventh House” (2000), e “Dark Matter” (2004). Ma da qui qualcosa non ha più funzionato, l’abbandono di Martin Orford (tastierista storico) non fa passare la band in maniera indenne. Seguono altri lunghi lavori come “Frequency” (2009) e  “The Road Of Bones” (2014), ma piano piano scema l’intensità, anche se ancora stiamo parlando di buoni dischi, o perlomeno dignitosi. Avrete notato che in questo brevissimo sunto gli anni che intercorrono fra un disco e l’altro sono sempre abbastanza sostanziosi, questo perché la band inglese si è sempre presa i suoi tempi per realizzare le idee, proprio per attingere al meglio.
Passano cinque anni per arrivare a quest’ultimo doppio cd “Resistance”. L’attesa è sempre la stessa, così le aspettative, anche se i sentori dell’ultimo decennio hanno fatto da campanello d’allarme. Gli IQ bene si esibiscono in sede live, anche se una polmonite ha lasciato qualche strascico nella voce di Nicholls.
Finalmente ho “Resistance” nelle mani. Doppio cd, come ultimamente ci hanno abituati. 
Come di moda in questo periodo, per i collezionisti dico anche che esiste la versione in triplo vinile. Il primo brano “A Missile” lo conosco già, in quanto uscito nel web come apripista e mi fotografa una band  granitica, martellante e sempre pilotata dalla voce quasi narrante di Nicholls. Un brano senza infamia e senza lode che tuttavia mostra anche un altissima professionalità, anche in fase d’incisione. Tutto lascia presagire un ascolto quantomeno gradevole, ma così non è. Il disco prosegue sulla falsa riga senza picchi emotivi, con una voce quasi monocorde ed un cantato eccessivo che non lascia spazio a quei momenti strumentali che hanno fatto la storia degli IQ. Si insiste troppo sulle ritmiche martellanti. Mancano le melodie vincenti, quelle che ti restano stampate indelebilmente nella mente. Un flop. Il primo cd non mi piace. Meglio il secondo, specie nella suite finale “Fallout”. Due sono le suite, un'altra è “The Great Spirit Way”.
Niente, tutto mi lascia molto indifferente, mentre sono certo che chi approccia gli IQ con questo disco per la prima volta, dirà che io non capisco nulla.  I fans della band come me però mi hanno capito, ne sono certo! MS


martedì 18 febbraio 2020

Ut Gret

UT GRET - Time of the Gret
ZNR Records

Distribuzione italiana: -
Genere: Avantgarde Jazz / Rio
Support: CD - 1999



Malgrado la band americana di Louiseville sia in attività dal 1981, la discografia non è molto ricca, a dimostrazione di una ponderata scelta sonora. Infatti gli Ut Gret si lasciano trasportare dall'improvvisazione e dalle sonorità di molteplici strumenti e sono attenti a quello che può svilupparsi nel futuro. Sono sempre proiettati in avanti, sia nella scelta dei live, sempre differenti fra di loro, che nella composizione sonora, da qui la necessità di avere molti strumenti nella line up. "Time Of The Grets" è la testimonianza della scelta musicale, a cavallo fra Jazz improvvisato, Folk, e band come Magma, Henry Cow e Soft Machine su tutte. Come lascia intendere la dicitura di Ludwig Wittgenstein nel retro del cd, la musica proposta è chiaramente senza tempo, una situazione mutevole proiettata nel futuro. Tutto questo lascia presagire un viaggio virtuale di notevole enfasi emotiva, così la numerosa famiglia Ut Gret ci accompagna in questo percorso. Joee Conroy, Greg Goodman, David Stilley, Henry Kaiser, Gregory Acker, Eugene Chadbourne, Davey Williams, Misha Feigin e Murray Reams sono gli strumentisti.
I dieci minuti che aprono il cd dal titolo "Friend Of The Cow" (titolo tratto da un antico proverbio arabo che sta a significare "un amico è colui che ti riscalda"), mettono subito le carte in tavola. Chitarra acustica, flauto, violino, sax, tastiere, basso.... tanti strumenti che interagiscono in questa arte dell'insieme, dove anche le culture differenti si intersecano. Fughe impetuose che si rincorrono e si fermano per poi ripartire a loro volta, un saggio di intesa e preparazione da parte della band. Ottimo il brano jazz con chitarra acustica "Braxton & The Bird", impossibile restare fermi con i piedi all'ascolto, ritmo e tecnica progrediscono di pari passo.
Ho parlato molto di futuro in questa recensione e come lo intendono gli Ut Gret è prerogativa mettere sempre qualcosa di nuovo, creare un nuovo linguaggio. Ascoltare "Silly Hat Frontier" è come ascoltare un nuovo linguaggio! Una mini suite di quindici minuti dove gli strumenti parlano e non suonano, solo in alcuni frangenti comunicano con apparente armonia, una grammatica sonora dai vocaboli diversi. Aiutati da una ampia collezione di strumenti, gli artisti si lasciano andare in improvvisazioni comunque rette da un filo logico, quello della ricerca e dell'intesa. In parole povere totale libertà di espressione.
"Magma Futura" è più orchestrata e già dal titolo è chiaro che si riconducono alla band geniale dei Magma, anche se il canto di Misha Feigin qui è in russo anzi che in un linguaggio inventato come fa il maestro francese Christian Vander. Bello lo strumentale interno, nel quale lo spazio è sottolineato dagli effetti eco degli strumenti. A tratti vengono alla mente certe ricerche Pinkfloydiane dalle radici lontane.
"Time & Revolution" alza il tiro, in quasi 20 minuti riesce a raccontare tutto quanto spiegato sino ad ora. Un contenitore sonoro variegato e colmo di cultura, sia etnica che musicale. Chiude un breve brano fantasma con flauto e strumentazioni folcloristiche.
Non è semplice entrare nel mondo degli Ut Gret se non si è minimamente preparati a lasciarsi trasportare, ma quando questo accade, non ne sarà altrettanto facile uscirne. Intanto loro guardano avanti perché il punto focale della band è sempre quello: Che si può fare dopo? MS



UT GRET - Recent Fossils
EarX-Tacy Records

Distribuzione italiana: -
Genere: Avantgarde Jazz / Rio

Support: 3CD - 2006




Gli Ut Gret sono una band del Kentucky, precisamente di Louisville che si compone nell'oramai lontano 1981. Essi sono Steve Good al sax e percussioni, Gregory Acker al flauto, sax e percussioni, Gary Pahler batteria percussioni e basso, Stephen Roberts alle tastiere, vibrafono, tromba e percussioni ed il polistrumentista Joee Conroy (strumenti a corda, elettronica e percussioni).
Vengo subito a precisare che la musica proposta non è di facile collocazione, in essa convivono Folk, World, Rock, Jazz, ma soprattutto molta improvvisazione, grazie a strumenti quali sax, flauto, vibrafono, trombe ed altro ancora. Per questo mi sento di inserirli nel contesto Progressive Rio. Tutto questo fa presagire anche a composizioni lunghe ed articolate, spesso lanciate in corse improvvisate, in effetti così è.
Ut Gret è la fusione di due significati a se stanti, dove "UT" è l'antica nota medioevale conosciuta a noi come "do", la nota più bassa dell'organo, mentre "GRET" sta a significare un nomade, una persona zingara che vaga in Europa per cogliere nuove sonorità per la gente comune.
"Recent Fossils" si presenta con una bellissima confezione cartonata con tanto di libretto interno ricco di spiegazioni, citazioni letterarie e foto. Questo esce per i 25 anni di fondazione della band e nei suoi tre cd interni ascoltiamo tre stadi differenti della loro carriera. Il primo si intitola "The Dig" e nei suoi 70 minuti di sonorità possiamo davvero trovare ogni tipo di influenze sonore, musica percussionistica Indonesiana compresa. Le sensazioni che scaturiscono all'ascolto sono molteplici, si ha come la sensazione che la profondità della musica sia scavata nella terra. Musica atavica, dove si percepisce la necessità dell'uomo di comunicare con la natura.
Di conseguenza essendo una musica alquanto primitiva e spontanea, il ruolo delle percussioni è fondamentale, essendo esso lo strumento principe dai tempi dei tempi, è facile quindi avere una visione allegorica di una musica fossilizzata nella pietra, a testimonianza che la terra è suono e testimone di vita. Ma la terra porta anche ad una considerazione più spirituale, ecco dunque che questo carillon etnico trasporta l'anima e l'accompagna vicino al divino. Lo scenario bucolico che si presenta all'ascolto è ottenuto anche grazie all'uso dei fiati, fra sax e flauto per poi miscelare il Folk con la cultura Indonesiana. Chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dai suoni è come scendere giù da un lungo scivolo. Delicatezza e sensibilità.
Il secondo cd dal titolo "Time Laps" necessita di una mentalità ancora più aperta, in quanto esso è composto da improvvisazioni in studio. Compaiono anche ospiti illustri quali Henry Kaiser, Eugene Chadborne, Greg Goodman e Davey Williams. La Scuola di Canterbury viene inesorabilmente alla mente di chi ascolta, con i Soft Machine in cattedra. Jazz elettrico penetrante molto coinvolgente, un altro salto nel vuoto, un lasciarsi cadere nell'infinito dove le restrizioni mentali non devono assolutamente esistere. Vera musica per la mente, adatta ad un pubblico preparato e desideroso di lasciarsi sorprendere.
Ancora più difficile da affrontare è il terzo cd dal titolo "In C", brano in origine preparato come una bonus track, ma a causa della lunga performance di circa 63 minuti, relegato in un contesto a se stante. Questo è registrato dal vivo al Tewligan's Tavern con la presenza di altri strumentisti, quali lo storico Dave Stilley e Marko Novachoff. Un brano martellante ed ipnotico che mette a dura prova la pazienza dell'ascoltatore. Una sorta di extasy sonora, dove la ragione si lascia ingannare dalle apparenze, quelle costruite dalle note degli artisti.
Gli Ut Gret non sono mai banali, raccontano viaggi, ripercorrono il dna dell'uomo anche a ritroso, per poi riproporlo a noi in maniera schietta e cruda. Meritano l'ascolto. MS





UT GRET - Radical Symmetry
Ut Gret Music / Un Heard of Productions

Distribuzione italiana: -
Genere: Avantgarde Jazz / Rio

Support: CD - 2011




Sorpresa Ut Gret! Sono serviti trent'anni e dieci di preparazione per trovare un equilibrio sonoro davvero invidiabile, finalmente l'esperienza sperimentale del passato, viene messa al servizio delle composizioni e non viceversa come accaduto sino ad oggi. Il filo conduttore di "Radical Symmetry" è ancora una volta la ricerca sonora, ma questa volta la formula canzone è quasi sempre rispettata e gode di melodie eccellenti. Ritorna pure un artwork importante, ricco di nozioni e concetti, in più il disco suddiviso in undici tracce, gode anche di una buona produzione sonora.
Si comincia con un breve saggio strumentale di matrice Jazz e dal suono Canterburiano con "Insect Probe".Successivamente troviamo anche una voce femminile, quella soave di Dane Waters ed è nel pezzo dal titolo "Souvenir City". Il suono diventa morbido ed i strumenti a fiato sono sempre presenti e fondamentali. Certe sonorità mi fanno venire alla mente anche band italiane degli anni '70 come i Perigeo. Trascinante il solo di sax. Le vecchie radici della band vengono fuori nell'unico brano di durata più longeva, "Infinite Regress", con i suoi sedici minuti abbondanti. Qui fanno sfoggio le vecchie sperimentazioni, un ritorno al linguaggio musicale inteso come nuova lingua. Un ritorno al passato o una fuga verso il futuro? Intanto la musica suonata è resa materia dai balli di Ruric Amari, qui visionabile soltanto attraverso le foto del booklet. Questa è musica multietnica, rivolta alle culture orientali in chiave di lettura Ut Gret. La band si apre al mondo Prog, ospitando nel proprio sound influenze quali King Crimson, Henry Cow con uno sguardo anche al geniale Frank Zappa. L'Oriente si manifesta in tutta la sua magia onirica in "For Viswa".
"Walk In The Garden" ha il profumo degli anni '70, quella purezza e se vogliamo ingenuità sincera che rivestiva quel clamoroso periodo della storia umana, dove l'individuo era al centro dell'attenzione e non viceversa come oggi. Flauto dolce e melodie toccanti.
"Cobra In Basket" torna a raccontare l'oriente, mentre "Rule IIO"rovista nelle melodie calde del Jazz. Ma i brani ricercati non sono terminati nella suite, "Sword Of Damocles" torna a percorrere limbi psichedelici dove la voce di Dane Waters fa il suo ritorno. Il disco è concluso dai sei minuti Jazz di "Vegetable Matters", quasi un classico rispetto alla complessa discografia della band di Louisville.
Dal baco Ut Gret nasce oggi questa farfalla colorata, una maturazione inesorabile, questa avviene quando gli artisti che suonano vivono la musica per come è, senza restrizioni esterne. Gli Ut Gret sono una realtà profonda ed articolata, magari non facile per tutti gli orecchi, ma di certo colma di culture e sonorità. Consigliatissimo. MS



sabato 15 febbraio 2020

Balletto Di Bronzo

BALLETTO DI BRONZO - YS
Polydor

Genere: Progressive Rock
Supporto: LP - 1972



Nello sterminato universo di microband Progressive italiane degli anni '70 dove uno potrebbe smarrirsi, IL BALLETTO DI BRONZO è sicuramente un ottimo punto di riferimento. Grandi strumentisti, Vito Manzari (basso), Giancarlo Stringa (batteria), Lino Ajello (chitarra) e Gianni Leone (voce e tastiere) sono gli autori di ' Ys'.
Dopo il buon 'Sirio 2222' (1970) ecco l'inserimento in line-up di Gianni Leone alle tastiere e voce, e viene alla luce questo lavoro molto originale nel genere. Interessanti gli inseguimenti tra gli strumenti ed ottimi gli arrangiamenti, unica pecca forse rimane la voce. 'Ys' comunque è un disco di non facile assimilazione, o per lo meno non rimane in mente al primo ascolto, questo può essere un pregio ma dipende da come uno considera la musica, de gustibus...
E' certo comunque che rimane musica per la mente, da assaporare con il tempo e da apprezzare soprattutto per le sue scelte intricate e sperimentali. Analizzando il concept incontriamo l' 'Introduzione', 'Primo Incontro', 'Secondo Incontro', 'Terzo Incontro ed 'Epilogo', in più nella nuova ristampa in CD (1994) troviamo come bonus-track 'La Tua Casa Comoda' che si discosta totalmente dall'intero lavoro rimanendo una canzone da hit piuttosto commerciale e quindi dissonante nel contesto.
Voci femminili come sirene ed un organo ci accolgono in 'Introduzione' (15 minuti), intricato pezzo farcito da tastiere e cambi di tempo che danno spazio a frangenti violenti al limite dell'Hard Rock con ritmiche veloci, chitarre elettriche ed effetti di moog (strumento purtroppo quasi estinto). Gianni Leone è il trainer. 'Primo Incontro' non è altro che il proseguo del brano precedente con le sue dure schitarrate supportate da una ritmica a dir poco assillante. 'Secondo incontro' comincia con Gianni che interpreta i testi in maniera a tratti fredda ed a tratti pacata in modo quasi dissonante ma perfettamente amalgamato al brano il quale, nemmeno a dirlo, alterna i soliti momenti forti ad altri più calmi. Ci sono persino contaminazioni jazz. Comunque sia, nel contesto generale, non possiamo proprio dire che siamo di fronte ad un Prog romantico....
Grande ispirazione compositiva pregna di variazioni accompagna insomma tutto questo lavoro che però mi sento di consigliare solamente a coloro che fanno della sperimentazione e dell'estro la loro ragion di vita. La qualità sonora è più che sufficiente ed allora , mettiamoci le cuffie, e lasciamoci trasportare da questo viaggio alienante e vorticoso.
Quando la musica non ha tempo.... MS


venerdì 14 febbraio 2020

Garybaldi

GARYBALDI  - Nuda
CGD
Genere: Progressive Rock
Supporto: lp - 1972



La Liguria ha dato tantissime band al Rock Italiano degli anni ’70, dai New Trolls ai Latte e Miele, Delirium, Ibis, JET, Nuova Idea, Osage Tribe, Picchio Dal Pozzo e Tritons, tanto per fare alcuni nomi. I Garybaldi sono la band del carismatico chitarrista Bambi Fossati, artista dedito alle sonorità di J. Hendrix. In precedenza ha frequentato i Gleemen, altra band che si adopera nel 1970 a cavallo fra il Beat e le cover dei Beatles. Di loro si può reperire l’album “Gleemen”, dove il quartetto si alterna fra Blues e Rock Psichedelico, con un cantato da parte di Bambi, molto simile a quello di Hendrix. Nel 1971 c’è stato un momento in cui la band, a cavallo dei due nomi, ha avuto fra le fila il fratello Ivano Fossati, poi immediatamente dopo leader dei Delirium. I Garybaldi comprendono anche Angelo Traverso (basso), Maurizio Cassinelli (batteria) e Lio Marchi (tastiere).
Quando si parla di “Nuda” non può non venire alla mente la stupenda copertina disegnata da Guido Crepax, una vera icona per quegli anni, uno stile inconfondibile, fumettistico, ma di una sensualità esagerata (l’indimenticabile Valentina). Quella volta la copertina dell’LP non era solo gatefuld, ma si apriva addirittura in tre parti e mostrava a pieno la bellezza rappresentativa della donna.
Il disco è dannatamente Rock, con ovvi richiami al maestro chitarrista di Woodstock e delle citazioni a James Brown, a partire dall’ottima “Maya Desnuda”, dove la grinta della band mette alla luce una compattezza invidiabile, soprattutto per le band di quei tempi.
Non mancano frangenti sperimentali e psichedelici, tanto di moda ed alternativi. Imponente la lunga suite del secondo lato, che occupa tutta la facciata e suddivisa in tre movimenti, dal titolo “Moretto Da Brescia”, è qui che la band riesce a dare il meglio di se, rendendo unico ed appetibile questo lavoro a tutti gli estimatori del genere, anche quelli di oggi.
L’anno successivo i Garybaldi tentano di bissare il successo di “Nuda” con “Astrolabio”, lavoro ancora più pretenzioso e Progressivo nel puro senso del termine, tuttavia io vi consiglio di comperare il primo, in quanto dalle note sgorga freschezza e voglia di musica, quella con la M maiuscola. (MS)

lunedì 10 febbraio 2020

Intervista ARENA

Ho avvicinato una delle più grandi realtà New Progressive inglesi ! Tanta carne al fuoco per gli Arena.
Rispondono John Mitchell (chitarrista) e Clive Nolan (tastierista).
 


Ciao Ragazzi, “Live & Life” è il vostro ennesimo live, sembra che amiate molto produrre dischi dal vivo, come mai?
   Clive:  Ciao, devi sapere che abbiamo raccolto moltissimo materiale durante il nostro ultimo tour e questo oltre che essere un’ ottima testimonianza di quello che è stato il Contagion tour è anche un ringraziamento ai nostri Fans!

 Quindi suppongo che questo sia valido anche per il dvd Caught In The Act “
 John: Esatto,  in esso potrete guardare il meglio di Contagion seguito anche da una selezione dei nostri migliori pezzi di sempre. Inoltre poterete vedere anche un intervista fatta a Clive ed a Mick Pointer (batterista), la nostra biografia, la discografia, photo gallery, immagini per  desktop ed altro.

 Il fatto che avete trovato stabilità nel gruppo migliora il rendimento, “Contagion”, “Contagious” e “Contagium” sono lavori molto completi, ma dobbiamo attenderci novità in ambito di line –up o possiamo restare tranquilli?
  Clive:  Possiamo soltanto sperare (risate…nda)

 Clive, personalmente ritengo “Mea Culpa” uno dei tuoi pezzi più belli di sempre, veramente toccante e colmo di fascino, come lo hai concepito?
 Clive:  Questa canzone è scaturita durante il periodo della malattia di mio padre…. un momento in cui mi sono sentito frustrato ed isolato!

Rob Sowden sembra aver rotto il ghiaccio del debutto con un grande gruppo, ora sembra più sicuro dei suoi mezzi, potrà mai in futuro scrivere qualche canzone anche lui o si accontenta solo di interpretarle?
 John:  Attualmente i brani sono concepiti da Clive, Mick e me, sembra che questo connubio funzioni bene.  Rob non ha interesse reale di entrare nel processo compositivo degli Arena ed anche noi  non desideriamo rompere questo sound che si è creato facendo partecipare troppa gente.

 La scaletta di “Live & Life” è veramente ottima, avete scelto alcuni dei brani più belli di sempre, come è nata?
 John:  E’ stato veramente semplice realizzara, praticamente è la  setlist del tour “Contagion” con la giunta di brani scelti dai nostri fans scrutinati nel nostro sito web. In verità avremmo voluto suonare tutto, ma questo è impossibile! 

 Avete prodotto molti dischi dal vivo fra dvd e cd rispetto la discografia in studio, forse vi ritenete di più una live band?
 John:  Bene, secondo me è sempre un piacere avere documentata una fase determinata della nostra carriera, una band dal vivo saggia il vero successo, inoltre il piacere è grande se le cose vanno particolarmente bene. Poi come ti dicevo in precedenza è anche un ringraziamento ai fans. Realisticamente parlando i live servono soprattutto a tenere ben oliate certe funzioni della macchina Arena, certi meccanismi di intesa si approfondiscono e poi il lato economico ne riceve giovamenti ed i soldi racimolati ci servono per rimanere in vita come gruppo. E poi noi siamo i migliori dal vivo! (risate)

John, come ascoltato nel multimedia extras di “Contagium” e “Contagious” te la cavi bene nel cantare, potremmo mai ascoltare una tua prestazione in un brano da studio?
John:  Grazie molto.  Mi fa piacere, ma non sono il cantante degli Arena e credo anche che sia improbabile che ciò accada. Ti spiego, queste linee vocali sono un espediente per far capire a Rob come deve essere strutturato il brano, far capire a lui come si protrae la melodia. Non nascondo che comunque mi piace cantare, ma la mia unica funzione in questa band è puramente quella del chitarrista.

 I testi delle vostre canzoni sono sempre molto curati, ma le copertine dei cd lo sono ancora di più, come decidete di realizzarle?
 John:  E’ Clive che detta le coordinate generali del concept, i suoi umori , le sensazioni e poi assieme ai testi le fornisce a  David Wyatt. Alla fine il suo lavoro viene visionato dal gruppo.

 Durante i concerti, quale è stata la data che vi ha più gratificato?
 John:   Hmmmm... bella domanda.  Mi viene pensato il concerto  al Borderiij in Olanda perché lì abbiamo fatto sold-out  con 200 persone fuori la porta!.  Oltretutto mi ricordo che l’ amperaggio della mia chitarra  funzionava particolarmente bene, come non mai! Veramente un gran bel concerto.

Clive, apriamo una piccola parentesi personale, diciamo ai nostri lettori che tu sei un tastierista dai mille impegni, Pendragon, Stranger On A Train, Medicine Man, Shadowland, per non parlare poi delle collaborazioni (due su tutte quelle con Ayreon ed Oliver Wakeman), potresti elencarci eventuali novità con questi progetti se ci sono?
Clive:  Si, ci sono altri progetti in serbo (e ti pareva…nda), uno l’ ho appena iniziato ed è il terzo capitolo dei  Stranger On A Train. Lo stile trattato è quello alla ELO , in più sto provando la mia mano anche in un musical e in un romanzo. Ma non posso dirti di preciso quando perché tutte queste cose necessitano di tempo, tanto tempo.

 Visto che mi trovo apro anche una parentesi per i grandi Pendragon, la tua navicella madre, possiamo attenderci un dvd anche per loro?
 Clive:  Sono sicuro di si.  Da poco, Nick Barrett ed io stiamo pianificando un concerto in Polonia a gennaio per registrare un doppio dvd... che dovrebbe essere uno sballo.  Ci sarà tutta la nostra musica più bella scritta in 25 anni di carriera!

 E tu John, hai in serbo qualche nuova collaborazione?
  John : Si, attualmente sto lavorando con John Beck degli It Bites  e Pete Travawas (Marillion), su un progetto chiamato 'Kino '. 

Torniamo agli Arena, John Jowitt è stato in formazione per un certo periodo, tu se ti dessero l’opportunità suoneresti negli IQ?
  John:  Abbastanza improbabile, credo…, ma visto che oggi siamo in vena di rivelazioni posso darti ancora una nuova anticipazione, John Jowitt suonerà ancora una volta il basso con noi al Rosfest negli States per il nuovo anno.  Ian non può venire causa altri impegni, ma questa situazione sarà solamente provvisoria, sia chiaro.

 Ogni periodo ha una sua magia musicale, gli anni ’70 su tutti, lo sappiamo, ma cosa è successo di magico nei primi anni ’80 per far nascere la New Progressive, solo nostalgia o qualcos’altro?
  John:  Probabilmente la fine del punk, lo stesso che ha causato la morte del Progressive verso la fine degli anni ’70! Ancora una volta si sono aperte le porte a questo meraviglioso genere.

  Avete mai pensato di fare un album completamente strumentale?
 John: Accidenti, no, non lo abbiamo mai considerato perché noi siamo un gruppo capitanato da un cantante, sarebbe francamente bizzarro, ma ho imparato che nella vita non bisogna mai dire mai!

 Personalmente ho notato che i brani più belli e carichi di emozioni che avete scritto, sono quelli che riconducono ad influenze Pinkfloydiane (“The Hanging Tree” su tutte), è una mia sensazione o è uno dei gruppi che amate di più?
 John: E’ vero, i Pink Floyd sono fra i gruppi che amiamo di più. Personalmente mi ispiro molto al modo di suonare la chitarra di D. Gilmour..  Ma non solo Floyd, anche It Bites, Queen, Tool, la lista è infinita….

Cosa manca a questo genere musicale per divenire più popolare, pensi che sia poco trattato dai media, oppure è il Progressive stesso ad essere troppo “intellettuale” e complicato, dunque causa dei suoi mali?
 John:  Non credo.  Penso che sia un genere di culto a causa della sua versatilità. Questa è una musica eclettica che richiede gusti eclettici. Se facciamo un sondaggio vediamo che in generale la gente non vuole una musica troppo cervellotica ma piuttosto una che sia orecchiabile, da ascoltare anche al bar senza troppi impegni.

 Dove sono più famosi gli Arena?
 John:  Erm...  non desidero  favorire alcun paese in particolare…non è bello, ma....l’ Olanda è quello che ci ama di più dal vivo, ci permette di fare più date, mentre la Germania è quella che ci da più vendite discografiche, questa è la verità, che nessuno l’abbia a male.

 Clive, Se ti dicessero di buttare via tutte le tastiere tranne una, quale terresti e perché?
Clive:  Il Korg 01/Wfd probabilmente vincerebbe:  è come un amico anziano...  L’ ho usato molto e lui ha usato me, c’è feeling fra di noi! Tuttavia, ho da poco preso l’ultimo Korg Tritone e mi sono completamente innamorato ! Fammi la stessa domanda ancora l'anno prossimo!! (risate)

 L’accostamento costante che la critica fa nei vostri confronti ai Marillion comincia a darvi fastidio, visto che poi ora suonano cose completamente differenti dalle vostre, oppure lo ritenete sempre un complimento?
John:  Giusto quello che dici, lo riteniamo un vero complimento perché è un gruppo che amiamo molto , ma è anche vero che non fanno più nulla di simile al nostro stile.

 John, hai ascoltato il nuovo album dei Marillion?  Che cosa ne pensi?
 John:  Ad essere sincero Pete (il bassista dei Marillion) mi ha dato una copia del disco ma devo confessare che ancora non ho trovato un ritaglio di tempo da dedicargli. Giuro di colmare la lacuna al più presto.

 Conoscete la nuova scena italiana Progressiva, c’è qualcosa che gradite?
 John:  Scusa la mia ignoranza ma quando ascolto musica Prog generalmente non l’ associo con le nazioni. Della scena italiana amo molto i Lacuna Coil ( spero che siano italiani altrimenti ho fatto proprio una bella figura….).

 Quali errori hanno commesso gli Arena, se ce ne sono stati, che vorreste cancellare?
 John:  Emm...... forse abbiamo speso, o meglio investito troppi soldi per la realizzazione dell’album “The Visitor”.  E  poi  anche i miei pantaloni tartan erano un errore (risate)

Cosa è più difficile per un compositore, cercare di rinnovarsi oppure cercare di mantenere ciò che al pubblico piace?
 Clive:  Non penso che un compositore debba preoccuparsi troppo di queste cose, credo sempre che debba fare ciò che gli piace e che debba guardare avanti ma buttare anche con un occhio al passato. Riservatezza e fede nel genere sono la giusta strada.

 Nella musica  New Progressive, per la gran parte dei casi, si ascoltano atmosfere tendenti al triste, questo fatto è richiesto dalla teatralità del genere stesso oppure agli argomenti trattati spesso ispirati alla realtà?
 John: Se ci fai caso, tutte le più belle canzoni del mondo sono quelle tristi.  Le sensibilità e la malinconia  sono alcune delle più grandi emozioni che si generano dagli avvenimenti che ci accadono durante il corso  della nostra vita. Questo vale per tutta la musica e dunque anche per il Progressive.

 Quale sono il genere di domande che odiate?
  John:  Odiamo quelle tipo: “ Ma dove trovate tutto questo tempo per fare tutte queste cose?”  La risposta è semplice, lo troviamo normalmente, facciamo soltanto musica altrimenti faremmo un altro mestiere!

 Un saluto ai vostri fans italiani?
  John:  Ciao Italia!!!  L’anno prossimo verremo anche nel vostro bel paese, aspettateci impazienti così come lo siamo noi!  Nel frattempo, spero che gradiate il nostro nuovo  Pepper’s Ghost” !


sabato 1 febbraio 2020

Argos

ARGOS - Cruel Symmetry
Progressive Promotion
Distribuzione Italiana: G.T.Music Distribution
Genere: New Prog Rock
Supporto: CD - 2012



La Germania dedica attenzione all'attuale movimento New Prog, molti gli esponenti fra cui ricordo gli interessanti Apogee, Frequency Drift, Dice, High Wheel, Martigan, Morphelia, Sylvan, tanto per rendere un poco l'idea. E' un genere che fra alti e bassi ha saputo captare l'attenzione dei Prog fans, con le influenze The Flower King e Spock's Beard, in parole povere l'ondata commerciale del genere di fine anni '90 inizi 2000.
Non tutti gli estimatori del Prog primordiale sanno accettare queste sonorità per alcuni versi "ammorbidite", lo zoccolo duro snobba il filone non accettando certi innesti, ma andando anche contro lo spirito stesso del prog, che in verità sta a significare proseguimento. Così il Prog è tutto e contrario di se stesso, il movimento più complesso ed articolato del panorama Rock.
Argos cade con tutti e due i piedi nel filone New Prog, ma ha una prerogativa in più, il Canterbury sound, movimento anni '70 se vogliamo fra il Jazz ed i "figli dei fiori". Gli innesti di Beatles, Gentle Giant, Genesis ed appunto le band gia menzionate degli anni '90, fanno scaturire un sound complesso e portatore del DNA del genere, comprese lunghe suite come l'iniziale "Cruel Symmetry".
Argos si forma nel 2005 e nasce come progetto solista di Thomas Klarmann, tastierista polistrumentista. Negli anni produce due cd, "Argos" (2009) e "Circles" (2010), così che "Cruel Symmetry" risulta essere la terza realizzazione da studio.
Assieme a Thomas oggi troviamo anche Robert Gozon (tastiere, chitarra e voce), Ulf Jacobs (batteria) e Rico Florczak (Chitarra). Il cd in confezione cartonata è suddiviso in sette tracce ed inizia proprio come desidera l'incallito Prog fans, con la succitata suite title track.
Musica dai colori a pastello, ricercata fra tastiere alla Genesis ed atmosfere fragmentate alla Van Der Graaf Generator. Numerosi cambi di tempo ed umorali fanno i raggi x al genere.
Sensazioni psichedeliche fanno si che il ricordo spolveri gli anni '70, rovistando in vecchi cassetti mnemonici, incantando l'ascoltatore impegnato ad associare suoni a situazioni vissute. Soltanto la produzione pulita ricorda invece che siamo negli anni 2000. Buoni gli assolo strumentali che si incontrano durante il percorso. Ventuno minuti che sembrano cinque, tutto scorre come si deve. Tastiere in evidenza.
"Paper Ship Dreams" fa l'occhietto ai Gentle Giant, tuttavia riesce a godere di luce propria, nella sua pacatezza e raffionatezza. Musica senza tempo, libera di volteggiare nella mente senza disturbare. Per ascoltare il lato più Rock degli Argos bisogna arrivare a "Chance Encounters", anche se il materiale è contiguo a quanto ascoltato sino ad ora. "Possession" è una passeggiata nel Canterbury sound, dove i Caravan si dilettano ad incantare con le atmosfere delicate. Lezione assimilata.
"The Story Of Flying Robert" prosegue imperterrito il cammino Canterburianofra i fiati e le tastiere. "Caught Whithin The Light" invece osa di più, si tenta nuovamente di fare la voce grossa in questo bagno di influenze sonore, chitarre anche distorte per poi alternarsi con le consuete arie pacate. Uno dei momenti se vogliamo più commerciali dell'intero lavoro.
Si chiude con "Open Book" e si ha la consapevolezza di trovarsi di fronte ad una band (oggi possiamo chiamarla così) maturata ed amante dei tempi che furono.
Il New Prog ha bisogno di questa musica, come i polmoni dell'aria, per cui è scontato il consiglio dell'acquisto, mentre a coloro che non amano il genere consiglio un ascolto preventivo.
Il mio personale giudizio supera abbondantemente il discreto, un disco che mi ha saputo emozionare, per cui obbiettivo raggiunto. (MS)