WISH - The Endless Winter
Autoproduzione
Genere: Crossover Prog
Supporto: CD / Bandcamp – 2026
Altra
band molto interessante del panorama Progressivo italiano porta il nome di
Wish.
Nascono
a Roma nel lontano settembre 1992, muovendo i primi passi in modo parziale ma
focalizzandosi fin da subito sulla forma del "concept album" con
liriche in lingua inglese. La svolta identitaria e la stabilità arrivano nel
1997, quando si consolida la line-up storica guidata da Piergiorgio
Franceschelli (voce), Salvatore Patti (tastiere), Graziano Brufani (basso),
Giorgio Simonetti (chitarre) e Massimo Mercurio (batteria).
Dopo
aver costruito il proprio quartier generale e studio di registrazione, il
BbBox, la band ha debuttato sulla lunga distanza solo nel 2019 con “Stay Here
My Friends”, un album incentrato sul valore universale diell'amicizia che
ricevette ottimi riscontri a livello internazionale.
La
genesi di “The Endless Winter” è iniziata quasi subito, nel 2019, concepita
inizialmente come una riflessione storica sulla memoria attraverso viaggi
fisici della band nelle trincee e sui luoghi dello sbarco in Normandia. Tuttavia,
i drammatici sviluppi geopolitici degli ultimi anni hanno trasformato questo
sguardo al passato in una dolorosa e violentissima metafora della
contemporaneità.
L'album
si sviluppa su 8 tracce, muovendosi tra dinamiche Art Rock e inizia con l’immancabile
intro qui intitolato “Pointe Du Hoc”. Tappeti di tastiere cinematografiche ed
effetti sonori evocano il rumore del mare, del vento e un senso di desolazione
imminente, mentre la chitarra di Simonetti tratteggia note sospese. Il titolo
fa riferimento al celebre punto di sbarco in Normandia e posiziona
geograficamente, oltre che concettualmente, l'ascoltatore sulla scogliera,
simbolo del sacrificio e dell'inizio dell'inferno. E si parte con la mini suite
di undici minuti “Comandante Nino” divisa in quattro
sezioni distinte (I. Endless Winter - II. Never Again - III. Far From Home - IV. We Are All Died). Parte con un riff di
chitarra malinconico supportato da tastiere sinfoniche di stampo Crossover Prog,
per poi evolversi in strappi ritmici più serrati guidati dal basso di Brufani. La voce di Franceschelli recita e canta con distacco emotivo,
interpretando la stanchezza di un veterano. I cambi di tempo drammatici
sorreggono le quattro sezioni, sfociando nel finale in un assolo di chitarra
straziante. La figura del "Comandante Nino", è quella
di un partigiano combattente. Il testo affronta la disillusione di chi ha
vissuto la trincea e la perdita, la consapevolezza che in guerra l'anima
diventa un lusso insostenibile e si è solo "un corpo che corre per
sopravvivere". Il finale “We Are All Died” suggella l'idea che, a
prescindere da chi vinca, la guerra uccide interiormente tutti i partecipanti.
In
“Collapsing” fanno capolino similitudini con l’approccio musicale di Steven
Wilson, il tutto sempre filtrato dalla personalità della band. Liricamente è un
focus sul crollo psicologico dei soldati sotto i bombardamenti e, su scala più
ampia, sul collasso dei valori primari della civiltà moderna, che sembra aver
tradito gli ideali per cui le vecchie generazioni hanno sanguinato. Un altro
brano estremamente teatrale è “The Four Rooms”; inizia in modo claustrofobico,
con pianoforte e voce in evidenza per poi arricchirsi di trame acustiche e
sfociare in un Rock Progressivo sinfonico e marziale. La transizione verso
l'atto finale rallenta i battiti, spegnendosi in un'atmosfera acustica e
rarefatta. Uno dei brani che ho maggiormente apprezzato porta il titolo “I
Watch You From Afar”, una ballad Progressiva di rara bellezza lirica, dominata
dalle chitarre e da arrangiamenti tastieristici caldi, ma intrisi di profonda
malinconia. Cresce gradualmente in intensità emotiva con un crescendo epico che
ricorda le migliori pagine del prog romantico britannico e a tratti delle
nostrane Orme. In questo contesto sonoro, i testi sono dedicati alle famiglie
rimaste a casa e a chi ha perso i propri cari. È il punto di vista di chi non
c'è più (o di chi è costretto a rimanere lontano al fronte) che osserva da
lontano le vite spezzate di chi è rimasto ad aspettare invano. Un brano di una
forte carica straziante e umana.
“This
Land” è un breve frammento acustico e intimista. La chitarra acustica di
Simonetti accompagna la voce nuda di Franceschelli, creando un ponte Folk Prog
pastorale, una riflessione sulla terra intesa come identità violata. Altro
interludio strumentale teso è “On The Trail”, mentre “This Life” riassume la
cifra stilistica del disco. Unisce la melodia struggente e l'eclettismo dei
Wish, lasciando che la sezione ritmica di Brufani e Mercurio distenda il tempo
per un ultimo, liberatorio assolo di Simonetti. Il testo lascia
uno spiraglio alle nuove generazioni. È la rabbia che si trasforma in speranza
e nella voglia di lottare di nuovo per la libertà e per quegli ideali
calpestati, offrendo una catarsi finale dopo oltre cinquanta minuti di
sofferenza e crudo realismo.
“The
Endless Winter” è un disco raffinato, ragionato, vissuto in ogni suo lato
caratteriale, dove le emozioni non sono di certo rarefatte ma compatte in un
discorso sonoro e lirico unico per efficienza. Da ascoltare con calma e
attenzione. MS
Versione Inglese:


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