ALCANTARA – In Concert
Oskar Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: CD – Bandcamp – 2026
I
più ferrati di voi in ambito Progressive Rock italiano, conoscerà il nome di
Alcantara. Sono un collettivo catanese fondato da Francesco
Venti (chitarre) e Sergio Manfredi Sallicano (voce e testi). Si muovono in quel
territorio affascinante in cui il New Prog contemporaneo e il Progressive Rock incontrano
la Psichedelia d'atmosfera, il Post Rock spaziale e sfumature di Blues
crepuscolare. I loro punti di riferimento dichiarati e percepibili guardano
molto a giganti come i Pink Floyd, ma anche a realtà moderne del prog
atmosferico e malinconico come Riverside, Porcupine Tree, Airbag e RPWL.
"In
Concert" è un documento live importante per loro, catturato su CD e
digitale a un anno esatto dal loro acclamato secondo lavoro in studio,
"Tamam Shud" uscito a giugno 2025. l fulcro risiede
nella riproposizione integrale e dal vivo del concept di “Tamam Shud”, espressione
persiana che significa "è finito/consumato", legata all'omonimo e
celebre caso di cronaca, ma qui intesa come viaggio di transizione e vertigine
cosmica. Invece di limitarsi a replicare lo studio album, la band sul palco
dilata i pezzi, lasciando respirare le chitarre liquide spesso usate con lo
slide e i tappeti ipnotici di tastiere. Le atmosfere sono cinematiche, notturne
e sospese, con il canto di Sergio Manfredi che si muove con grande naturalezza
tra l'italiano e l'inglese, alternando registri intimi a momenti più epici e
teatrali.
La
formazione che ha registrato questo live vede un bell'intreccio di chitarre e
trame tastieristiche: Sergio Manfredi (voce), Francesco Venti (chitarre), Salvo
Di Mauro (chitarre), Vittorio Di Stefano (chitarre), Alessandro Caltabiano (tastiere),
Danilo Montagnino (basso), e Rosario Figura (batteria).
“Terry
G” è l'apertura ipnotica e floydiana che introduce il mood del concerto.
La
voce di Sergio Manfredi Sallicano si muove con uno spleen che ricorda
l'approccio declamatorio e profondo di Jim Morrison, sorretta da una chitarra
post-rock che morde nei momenti giusti.
Il
concerto entra nel vivo attraverso “Il Distacco”, uno
dei vertici emotivi del set. La chitarra si fa languida, sognante, con note
pulite e riverberate che fluttuano sui tappeti di tastiere di Alessandro
Caltabiano. È un pezzo che vive di dinamiche magistrali, partendo piano si
insinua sotto pelle e cresce gradualmente in un crescendo drammatico ed
emozionante.
Più
compatta e decisamente cosmica è “Distant Star”, canzone che rispetto alla
versione in studio, dal vivo vede la sezione ritmica creare un groove più
serrato e ipnotico, una base perfetta su cui le tre chitarre della band possono
tessere trame liquide e dilatate. Il cantato in questo caso è in lingua
inglese. La title-track si concentra sulla sua essenza live
attraverso un inizio quasi recitato con tastiere che richiamano le atmosfere di
“Interstellar”, simulando conversazioni di piloti sperduti nello spazio e un
profondo silenzio cosmico. La chitarra qui esplode in un assolo viscerale, un Blues
spaziale dove si sentono forti le influenze di David Gilmour e sfumature alla
Chris Rea.
Suggestiva
“Sail”. Sul palco la band evoca atmosfere psichedeliche che guardano alla fine
degli anni '60, arricchite da un retrogusto Folk e acustico. Il pezzo evolve in
un gioco a due lingue (italiano e inglese) supportato da un groove bluesy
avvolgente e dipendenze melodiche che ricordano il moderno Prog scandinavo in
stile Meer.
“Wodwo/Vertigo”
chiude la prima parte del live con una potenza teatrale davvero importante.
L'intro
Post Rock strizza l'occhio ai Sigur Rós, per poi passare a un cantato quasi
narrato su chitarra acustica e una slide guitar tagliente. C'è un'oscurità di
fondo che ricorda i Lunatic Soul di Mariusz Duda.
La
seconda parte ripercorre le radici della band con brani come “Treefingers”, “Logan”,
“After The Flood”, e “Season”, quest’ultima è una suite sontuosa che riassume
perfettamente la filosofia degli Alcàntara, la capacità di saper aspettare, di costruire
un climax sonoro un mattone alla volta senza fretta. I synth analogici si
fondono con assoli di chitarra strappalacrime per un congedo cosmico che lascia
l'ascoltatore sospeso nel vuoto.
“In
Concert” quindi non è una semplice esecuzione live, ma un rituale crepuscolare
che cattura e dilata il silenzio cosmico, trasformandolo in pura emozione
progressiva. Un documento live prezioso e impeccabile, che
certifica la capacità degli Alcàntara di raccogliere l'eredità floydiana per
traghettarla verso i territori d'avanguardia di Porcupine Tree e Airbag.
Semplicemente avvolgente. MS
Versione Inglese:














