MICHELE VIVIANI – Dorian
Autoproduzione
Genere: Rock Psichedelico /
Progressive Rock
Supporto: Bandcamp – 2026
Anche
oggi queste autoproduzioni proposte sul portale Bandcamp mi riportano con la
mente a quando, negli anni ’70, le band cosiddette “minori” (per distribuzione,
non per qualità) si sforzavano di emergere incontrando mille problemi, tali da
farle sparire spesso dopo un solo album. Sì, dico questo perché molti autori si
affidano alle piattaforme, che perlomeno non chiedono soldi, per sperare in una
visibilità che resta comunque celata dietro migliaia di uscite giornaliere. Non
siamo quindi di fronte allo stesso contesto, ma alla stessa voglia di dire la
propria senza che nessuno vada a modificare ciò che si vuole realizzare. Arma a
doppio taglio, ma sincera… E buona fortuna a tutti.
Questo
preambolo per andare a conoscere Michele Viviani, la sua figura si muove da
sempre lungo un doppio binario, quello del didatta/vocal coach rigoroso e
quello dell'artista eclettico e sperimentatore. Dopo i primi
lavori legati alla canzone d'autore (E La Nave Va) e alla sperimentazione
vocale pura (Momenti), Viviani si è immerso nello studio approfondito del canto
gregoriano, della musica antica e della musica da camera (raccolta nei due
volumi di Chamber Music, dedicati anche a compositori come John Dowland).
Già
con lavori come l'EP “Victimae” (2024), incentrato sulle rielaborazioni delle
sequenze gregoriane, l’artista bolognese ha affinato una tecnica compositiva
capace di far dialogare linguaggi apparentemente distanti. Oggi “Dorian” raccoglie
queste esperienze e le riproietta in una cornice moderna e a tratti anche Jazz
Rock. La voce non è un semplice strumento per erogare il testo, ma diventa
l'asse portante dell'architettura sonora: varia per dinamiche, registro e
ricerca timbrica, guidando l'ascoltatore attraverso 5 tracce molto
differenziate tra loro.
L’iniziale
“Rainbow Mama” ha un attitudine ipnotica in stile King Crimson, ma anche l’ampiezza
di uno scenario antico e bucolico.
Ci
s’immerge nello studio vocale intenso attraverso “Dorian Pray” impreziosito da
suoni world. Nei suoi oltre nove minuti di durata, incarna la
natura complessa dell'album. Il polistrumentista imbraccia la propria chitarra
per aprire “Metamorfosi” attraverso arpeggi. La sperimentazione vocale prosegue
imperterrita e si distingue per cambi di tempo, sovrapposizioni vocali con un
continuo gioco tra dissonanza e risoluzione armonica. È il brano in cui emerge
con maggiore evidenza la matrice del Rock Progressivo e l'uso teatrale della
voce.
“La
Caccia” riprende l’incedere Crimsoniano, qui il ritmo è serrato, quasi
ossessivo, a simulare visivamente la frenesia dell'inseguimento. La linea
vocale si fa più scabra, graffiante e carica di drammaticità, guidando
l'arrangiamento verso picchi espressivi di grande impatto emotivo.
A
chiudere l'album troviamo “Crying”, che smorza i toni convulsi de “La Caccia”
per virare verso una dimensione decisamente più intima e intimista. Sostenuto
da un'armonia liquida e malinconica, il pezzo lascia spazio a
un'interpretazione vocale toccante, sfumata e misurata, che suggella il disco
lasciando un'eco persistente.
“Dorian”
è dunque un'opera di sintesi personale in cui Michele Viviani mette a frutto
decenni di didattica, tecnica e viscerale passione per il canto e la
composizione, offrendo un lavoro organico, vario e raffinato.
La
copertina dell’album è l’elaborazione di "La Charmeuse de serpents"
by Henri Rousseau 1907. MS
Versione Inglese:


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