I Miei Libri

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domenica 19 luglio 2026

The Sacred Tree

THE SACRED TREE – Reconciliation
Ma.Ra.Cash / Luminol Records
Genere: Crossover Prog
Supporto: CD / Bandcamp – 2026





Nati dall'unione di musicisti provenienti sia dalla scena jazzistica contemporanea che dal Rock sperimentale italiano, i The Sacred Tree si sono costituiti con un obiettivo preciso, quello di esplorare il legame ancestrale tra musica, spiritualità e natura.
Il nome stesso della band è un omaggio al "Cenno dell'Albero Sacro", un simbolo universale presente in moltissime culture indigene.
Il nucleo del loro manifesto artistico risiede nell'esplorazione dell'etnomusicologia e della spiritualità profonda, traendo una fortissima e dichiarata ispirazione dalla cultura, dalle tradizioni e dalla musica dei Nativi Americani.
La lavorazione dell'album è iniziata raccogliendo suggestioni legate ai canti spirituali, alle scale modali della tradizione dei popoli nativi e ai ritmi ipnotici legati ai rituali della terra, il tutto riletto attraverso la lente dell'improvvisazione jazzistica europea e le complesse strutture del Prog.
“Reconciliation” (Riconciliazione) si sviluppa quindi come una sorta di concept-album incentrato sulla necessità di risanare la frattura tra l'uomo moderno e la Terra, riabbracciando una visione olistica dell'esistenza.
Più che su testi cantati in forma canonica o narrativa, l'album vive di evocazioni, e musica esplicita seppur ricercata e bene arrangiata. Gli strumenti hanno voce, e a dargliela sono Lorenzo Colombo (sax), Nicola Puccetti (pianoforte), Tiziano Codoro (tromba), Gabriele Montanari (violoncello), Giovanni Zacchetti (batteria), e Toni Atrigna (basso).
“A Family Affair”  è una suite di quasi dieci minuti. Il titolo ("Una questione di famiglia") introduce una forte componente intima o di legame stretto all'interno del concept del disco, sviluppata attraverso una composizione strutturata che si prende tutto il tempo necessario per introdurre l'ascoltatore nelle atmosfere e nel sound dell'ensemble. La tromba mi rimanda schegge di Nucleus mentre i cambi di ritmo conducono inevitabilmente al classico percorso Progressive Rock.
Il secondo brano “Time To Say Goodbye”, mantiene la medesima importanza temporale del primo. Una traccia dal titolo fortemente evocativo e malinconico ("Il momento di dire addio"), che si snoda lungo una narrazione musicale complessa, dove le dinamiche sonore assecondano il tema del distacco, del congedo o della transizione. Nuovamente in evidenza il binomio dialogante dei fiati, questa volta in contrapposizione fra di loro ed immersi in una vena malinconica. Atmosfere ammalianti e carezzevoli.
Il fulcro centrale dell’opera è “The Octopus”, traccia più ambiziosa del disco in termini di minutaggio con oltre quindici minuti di durata. Esso rappresenta la vera e propria suite dell'album. Strutture del genere permettono alla band di esplorare cambi di tempo radicali, ampie sezioni strumentali, improvvisazioni e incastri ritmici complessi, trasformando il brano in un vero e proprio viaggio.
“Kothbiro” riprende la misura dei nove minuti abbondanti e si tratta di un termine di origine africana, reso celebre nella cultura Pop e World Music anche da Ayub Ogada, legato alla lingua Luo del Kenya, che significa letteralmente "la pioggia sta arrivando". La presenza di questo pezzo conferma la forte apertura della band verso elementi etnici, World e poliritmie ancestrali integrate nel loro tessuto Progressive Sperimentale.
Più snella e ritmata la conclusiva “Walk Like A Lion”, irresistibile nella cadenza.
In un panorama musicale spesso dominato dalla fretta, “Reconciliation” chiede tempo e ripaga l'ascoltatore restituendogli un senso di profonda riconnessione. Attraverso queste cinque tracce, i The Sacred Tree dimostrano che gli strumenti, quando hanno davvero una voce e qualcosa da raccontare, possono fare a meno della parola scritta per toccare corde universali. Un viaggio sonoro affascinante e maturo, che unisce idealmente l'Africa, le terre dei Nativi Americani e la sensibilità sperimentale italiana. Un esordio superbo che merita di essere vissuto, traccia dopo traccia, rigorosamente ad occhi chiusi. MS 







Versione Inglese: 




THE SACRED TREE – Reconciliation
Ma.Ra.Cash / Luminol Records
Genre: Crossover Prog
Format: CD / Bandcamp – 2026






Born from the union of musicians coming from both the contemporary jazz scene and Italian experimental Rock, The Sacred Tree were formed with a precise objective: to explore the ancestral bond between music, spirituality, and nature.
The band's name itself is a tribute to the "Sign of the Sacred Tree", a universal symbol found in many indigenous cultures.
The core of their artistic manifesto lies in the exploration of ethnomusicology and deep spirituality, drawing a very strong and declared inspiration from the culture, traditions, and music of Native Americans.
The making of the album began by gathering suggestions linked to spiritual chants, modal scales from the tradition of native peoples, and hypnotic rhythms tied to earth rituals, all reinterpreted through the lens of European jazz improvisation and the complex structures of Prog.
“Reconciliation” (Riconciliazione) thus develops as a sort of concept-album centered on the need to heal the rift between modern man and the Earth, embracing a holistic vision of existence.
Rather than on lyrics sung in a canonical or narrative form, the album thrives on evocations, and explicit yet refined and well-arranged music. The instruments have a voice, and giving it to them are Lorenzo Colombo (sax), Nicola Puccetti (piano), Tiziano Codoro (trumpet), Gabriele Montanari (cello), Giovanni Zacchetti (drums), and Toni Atrigna (bass).
“A Family Affair” is a suite of nearly ten minutes. The title ("Una questione di famiglia") introduces a strong intimate component or tight bond within the concept of the record, developed through a structured composition that takes all the time necessary to introduce the listener to the atmosphere and sound of the ensemble. The trumpet sends me shards of Nucleus, while the rhythm changes inevitably lead to the classic Progressive Rock path.
The second track, “Time To Say Goodbye”, maintains the same temporal importance as the first. A track with a highly evocative and melancholic title ("Il momento di dire addio"), which unfolds along a complex musical narrative, where the sound dynamics accommodate the theme of detachment, farewell, or transition. Once again, the dialogue of the two horn players is highlighted, this time in counterposition with one another and immersed in a melancholic vein. Bewitching and caressing atmospheres.
The central core of the work is “The Octopus”, the most ambitious track on the album in terms of running time, spanning over fifteen minutes. It represents the true suite of the album. Structures of this kind allow the band to explore radical tempo changes, extensive instrumental sections, improvisations, and complex rhythmic patterns, transforming the track into a true journey.
“Kothbiro” returns to the length of over nine minutes, and it is a term of African origin, made famous in Pop and World Music culture by Ayub Ogada as well, linked to the Luo language of Kenya, which literally means "the rain is coming". The presence of this piece confirms the band's strong openness toward ethnic elements, World music, and ancestral polyrhythms integrated into their Experimental Progressive fabric.
Sleeker and more rhythmic is the concluding “Walk Like A Lion”, irresistible in its cadence.
In a musical landscape often dominated by haste, “Reconciliation” demands time and rewards the listener by restoring a sense of deep reconnection. Through these five tracks, The Sacred Tree prove that instruments, when they truly have a voice and something to tell, can do without the written word to touch universal chords. A fascinating and mature sonic journey that ideally unites Africa, the lands of Native Americans, and Italian experimental sensitivity. A superb debut that deserves to be experienced, track after track, strictly with eyes closed. MS








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