HAKEN - In A Fever Dream
Inside Out
Genere: Metal Progressive
Supporto: EP / CD / Digital – 2026
Oramai
conosciamo bene la band inglese Haken, ma un cenno storico ci
sta sempre bene: Nati a Londra nel 2007 su iniziativa del
chitarrista/tastierista Richard Henshall e del cantante Ross Jennings, gli
Haken si sono affermati come uno dei nomi più innovativi della scena Prog Metal
contemporanea. Con gli album d'esordio “Aquarius” (2010) e “Visions” (2011), la
band ha mostrato forti influenze di Dream Theater, Gentle Giant e Yes, per poi
consacrarsi a livello internazionale con il capolavoro “The Mountain” (2013).
Album
come “Affinity” (2016), la duologia concettuale “Vector” (2018) / “Virus”
(2020) e il recente “Fauna” (2023) hanno progressivamente introdotto sonorità Djent,
contaminazioni synthwave ed elementi decisamente più pesanti e moderni.
Dopo
l'addio dello storico tastierista Diego Tejeida (sostituito dal ritorno di Pete
Jones), la band ha affrontato all'inizio del 2026 la separazione dal
chitarrista Charlie Griffiths e dal bassista Conner Green. Per “In A Fever
Dream”, il nucleo rimasto, Ross Jennings, Richard Henshall, Raymond Hearne e
Pete Jones, ha avvertito l'esigenza di
condensare la propria urgenza espressiva in un EP cupo, viscerale e compatto,
avvalendosi del contributo al basso di Adam "Nolly" Getgood e Bryan
Beller e della produzione di George Lever.
L'EP
ha una durata complessiva di circa 26 minuti distribuiti su 5 brani. Dal punto
di vista lirico, l'opera esplora temi di smarrimento, disorientamento
esistenziale e rielaborazione del cambiamento, come l'esperienza surreale di
trovarsi bloccati in un incubo lucido (a fever dream) da cui si tenta di
riemergere.
“In
A Fever Dream” apre l'EP ponendo subito in chiaro le basi del nuovo corso.
Inizia con arpeggi di synth ombrosi firmati da Pete Jones e riff di chitarra in
accordatura ribassata firmati da Henshall. L'incedere è lento, atmosferico e
quasi ipnotico, per poi esplodere in una sezione centrale ritmicamente
complessa e sincopata dove la batteria di Ray Hearne guida cambi di tempo
serrati. Esso rappresenta l'ingresso nella dimensione onirica distorta dove i
versi descrivono la sensazione di perdere il controllo della realtà circostante
e di sentirsi estranei persino a se stessi, una chiara metafora del senso di
spaesamento provato di fronte ai grandi scossoni della vita.
Il
singolo di punta dell’EP è “Delirium”, brano diretto, tirato e decisamente
aggressivo che richiama le sonorità più pesanti di Vector e Virus. Si distingue
per ritmiche d'impatto e uno spiccato dinamismo, in cui spiccano per la prima
volta delle vocals quasi Post Hardcore sfumate ad accompagnare il canto pulito
di Jennings. Il delirio descritto è l'incapacità di scindere i
ricordi lucidi dalle allucinazioni provocate dalla febbre/trauma. Il ritornello
è rabbioso e liberatorio, esprimendo il bisogno impellente di spezzare la
spirale di paranoia.
Il
brano più breve del lotto con i suoi tre minuti e mezzo è “Eclipsed By You”, dominato
da un lavoro di tastiere dal gusto retro futurista e da linee di basso fluide e
penetranti. Esso si muove su territori più sperimentali e dal groove spiccato.
L'eclissi
a cui fa riferimento il titolo simboleggia l'ombra ingombrante proiettata dalle
aspettative esterne o dalle persone del passato. È una riflessione sulla
perdita di identità e sulla fatica necessaria per ritrovare la propria voce.
“Bleeding
Sky” invece è pubblicato come uno dei primi estratti dell'EP, e mette al centro
melodie vocali struggenti sovrapposte a riff chitarristici taglienti.
L'atmosfera è malinconica ma aperta, con un crescendo drammatico nella sezione
finale dove le stratificazioni armoniche raggiungono l'apice. Il
"cielo che sanguina" è l'immagine visiva della fine di un'era. C'è
una forte componente di accettazione del dolore e del lutto emotivo, con la
consapevolezza che le ferite sono indispensabili per avviare qualsiasi processo
di guarigione.
L'apice
compositivo dell'opera è la conclusiva “Lotus”. Parte con una
suite acustica elettronica intima e cadenzata per poi svilupparsi in un
classico impianto Progressive Rock articolato e avvolgente. Le linee soliste di
Henshall e Jones dialogano tra loro creando un finale epico, meno cupo e più
arioso rispetto al resto del disco. Il fiore di loto,
tradizionalmente simbolo di rinascita che germoglia dal fango, chiude il cerchio
narrativo. Dopo la febbre, il delirio e il senso di soffocamento, la traccia
finale esprime una sensazione di catarsi e speranza: il risveglio dal sogno e
la volontà di proiettarsi verso il futuro.
Infine
“In A Fever Dream” sintetizza perfettamente il momento di transizione degli
Haken. Pur riducendo leggermente i tecnicismi esasperati del passato a favore
di maggiore groove, aggressività e pathos, la band dimostra una straordinaria
capacità di reinventarsi senza perdere la propria matrice Prog. Interessante.
MS
Versione Inglese:


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