ANDREA
PENNA – Histoire D’Un Enfant
Luminol
Records
Genere:
Jazz / Fusion / World Music
Supporto: CD / Bandcamp – 2026
Tengo
subito a dire che "Histoire D’Un Enfant" è un'opera di straordinaria
sensibilità. Il disco porta la firma del batterista e compositore torinese
Andrea Penna, ma sarebbe riduttivo considerarlo un semplice disco da batterista.
Si tratta, a tutti gli effetti, di un concept album orchestrale, sinfonico e
profondamente narrativo, dove le percussioni non cercano mai il virtuosismo
fine a se stesso, ma si fanno motore del racconto.
L'album
sceglie programmaticamente una via artigianale, suonata interamente col cuore e
con la mente, rifiutando campionamenti freddi o scorciatoie digitali. Il fulcro
ritmico è sorretto dallo storico trio torinese composto da Andrea Penna
(batteria e percussioni), Massimo Artiglia (pianoforte e tastiere) e Umberto
Mari (basso). Ma per dare vita alle sfumature globali di “Histoire D’Un Enfant”,
Andrea Penna ha radunato intorno a sé collaboratori internazionali di assoluto
rilievo che rispondono ai nomi di Mamoù Rasta Fané (Voce - dal Mali), Masato
Inoue (Chitarre - dal Giappone), Mario Petracca (Chitarre), e Antonio Santoro
(Flauto).
Mamoù
con le sue linee vocali calde, ancestrali e profondamente espressive, porta
l'Africa occidentale dentro il cuore del disco, in particolare nella title
track e nella corale “Close Your Eyes”. Masato arricchisce i brani più dinamici
del disco con il suo tocco, sospeso tra il chitarrismo Prog europeo e la fusion
asiatica. Caratterizza in modo netto la cavalcata esotica di “Elephant's Journey”
e gli intrecci di “Close Your Eyes”. Petracca apporta il suo lavoro elegante alle
sei corde su “Un Altro Viaggio” e “Carla”, mentre Santoro con il flauto
interviene per alleggerire e colorare le atmosfere di “Annette”. A loro si aggiunge Silvia Bonino all’arpa in “Groove
Therapy”.
Otto
i brani che compongono l’album per oltre 46 minuti di musica.
“Histoire
D’Un Enfant” introduce immediatamente l'ascoltatore nel tema centrale
dell'infanzia con un'atmosfera sospesa e sognante, arricchita dagli interventi
vocali della cantante Mamoù Rasta Fané e dello stesso Penna. Questo è il
manifesto di un viaggio che parte radicato nella melodia europea per poi
guardare altrove.
“Groove
Therapy” è nomen omen, dove la batteria dialoga in modo serrato con le linee di
basso pulsanti e le evoluzioni armoniche delle tastiere. Si giunge invece in
territori solari e percussionistici con l’eccellente “Elephant’s Journey”, qui viene
fuori tutta la maestria di Penna.
A
questo punto c’è un momento di grande suggestione strumentale, “Annette”, una
piccola goccia per purificare l’anima.
Il
mio brano preferito dell’intero lotto è “Close Your Eyes”, una complessa
ballata Jazz Rock in cui convergono le voci di Mamoù Rasta Fané, Massimo
Artiglia e Penna, insieme alla chitarra di Masato Inoue. Rappresenta l'invito a
chiudere gli occhi per lasciarsi trasportare dall'immaginazione e dal sogno,
abbattendo ogni confine geografico.
Firmato
a quattro mani da Penna e dal pianista Massimo Artiglia, “Un Altro Viaggio” si
sposta in territori più introspettivi. Le chitarre di Mario Petracca ricamano
trame dal forte impatto emotivo, evocando l'idea del distacco, della partenza o
del cambiamento, muovendosi tra Jazz d'atmosfera e venature Rock.
Un'altra
gemma sonora viene firmata da Umberto Mari, “Carla” è una ballata raffinatissima
e profondamente malinconica, in cui emerge nuovamente la chitarra di Mario
Petracca. Le dinamiche sono felpate e misurate, e la batteria di Penna lavora
di fino sui piatti e sulle sfumature per assecondare il tono intimo
dell'arrangiamento. L'album si chiude con una traccia dal
titolo emblematico “Nothing Will Ever Be The Same” ("Nulla sarà più lo
stesso"). È la conclusione del viaggio del bambino che, dopo aver
attraversato ritmi, mondi e culture diverse, ne esce inevitabilmente cambiato e
arricchito. Un finale aperto, intenso e guidato da una progressione strumentale
che sintetizza l'anima Jazz Fusion e lo spirito libero dell'intero progetto.
In
un'epoca di ascolti frammentati e fast food, “Histoire D’Un Enfant” è un album
che richiede il ritorno al vecchio rito del buon ascolto: cuffie in testa,
libretto tra le mani (la cura grafica del progetto fisico è notevole) e via,
dall'inizio alla fine, lasciandosi trasportare dal flusso delle immagini
sonore. Un piccolo gioiello di artigianato musicale italiano da godere. MS
Versione Inglese:


Nessun commento:
Posta un commento