ASCETA
- The Fool Leading The Blind
Lizard
Records
Genere:
RIO / Avant Prog
Supporto: CD / Digital – 2026
Anche
il Cile ha saputo nel tempo regalare piccolo gemme in ambito Progressive Rock,
basta citare gli attuali Aisles e Hidalgo, oppure se guardiamo negli anni ’70 i
Los Jaivas ed i Congreso. Oggi si aggiungono gli Asceta, attivi sin dal 2020.
Propongono una musica che i meno esperti ma attenti ascoltatori, potrebbero
denominare “colta”, ossia quella che oltre ai tempi dispari aggiunge Jazz e
ricerca strutturale avanguardistica.
Il
nucleo della band di Santiago ruota attorno a musicisti di formazione classica
e jazzisti d'avanguardia, guidati dall'estro compositivo del chitarrista e
principale compositore Rodrigo Maccioni. Gli Asceta nascono quindi
con l'intento di abbattere i confini tra la rigidità della musica scritta (da
camera) e l'imprevedibilità dell'improvvisazione Jazz, il tutto filtrato
attraverso la lente pesante e distorta del Rock Progressivo più spigoloso e
spesso Crimsoniano. Il loro debutto omonimo, uscito nel
2021, aveva già impressionato gli addetti ai lavori per la capacità di far
dialogare strumenti tradizionalmente Rock (chitarra elettrica, basso, batteria)
con legni e ottoni (clarinetto, flauto, tromba). Oggi con “The Fool Leading The
Blind” firmano la propria consacrazione. Il titolo dell'album si ispira alla
celebre parabola "La parabola dei ciechi" di Pieter Bruegel il
Vecchio, un'allegoria della condizione umana, della cecità spirituale e del
caos politico-sociale contemporaneo, temi particolarmente sentiti nel Cile post
rivolte sociali del 2019.
Per
questa opera, Rodrigo Maccioni (chitarra elettrica, tastiere, flauto) riunisce
un ensemble eccezionale formato da Alfonso Vergara (clarinetti), Cristián
Peralta (violoncello), Arianne Guerra (viola), Eduardo Rubio (basso), Leonardo
Saavedra (batteria, percussioni), Jorge Bugueño(piano elettrico), Alejandro
Vera (fagotto), e Pascal Montenegro (corno inglese).
La
title track di apertura è una monumentale suite di oltre ventuno minuti. Si
tratta di un vero e proprio viaggio espressionista in più movimenti. Il brano
inizia con atmosfere rarefatte e cameristiche, dove la viola di Arianne Guerra
e il violoncello di Cristián Peralta intessono trame malinconiche e tese.
Lentamente, la chitarra elettrica di Maccioni e la sezione ritmica trasformano
il pezzo in una cavalcata Jazz Prog spigolosa e geometrica, che ricorda le
vette dei Present o degli Univers Zero. I cambi di tempo sono continui, ma la
transizione tra le sezioni orchestrali guidate da corno inglese e fagotto e
quelle prettamente Rock, è straordinariamente fluida e drammatica.
“When
They Arrive” invece si sviluppa su un'atmosfera di attesa e minaccia latente.
Il piano elettrico di Jorge Bugueño e i clarinetti creano un tappeto sonoro
cupo e misterioso, prima che il basso pulsante di Eduardo Rubio detti una
marcia destabilizzante. La chitarra si lancia in arpeggi dissonanti di scuola
Robert Fripp (periodo King Crimson anni '70). C'è un forte senso immaginifico
in questa traccia, come se fosse la colonna sonora di un thriller psicologico
d'altri tempi.
Con
i suoi quasi sei minuti, “Temple Of Mirrors” è Il pezzo più breve del disco, ma
non per questo meno denso. È un labirinto sonoro dominato da continui
contrappunti e incastri millimetrici tra i legni (fagotto, corno inglese) e gli
archi. La musica rimbalza da uno strumento all'altro proprio come un raggio di
luce in un tempio di specchi, creando un effetto di disorientamento
controllato. La batteria di Leonardo Saavedra compie qui un lavoro magistrale,
frammentando il tempo senza mai far perdere il groove profondo del brano.
Segue
“Everything Stopped”, e come suggerisce il titolo, il brano gioca sul contrasto
tra stasi e movimento. Inizia con momenti di sospensione quasi immobile, dove i
singoli strumenti sembrano emettere note isolate nel vuoto. Progressivamente,
la tensione accumulata in questi silenzi esplode in sezioni di Avant Prog. È
una delle tracce più dinamiche ed emotive dell'intero lotto.
La
chiusura spetta a “Memento Mori (Remember That You Will Die)”, ed è una
riflessione solenne e spettrale sulla mortalità. Con lo scorrere dei minuti, il
brano si trasforma in una maestosa e oscura marcia guidata dal violoncello e
dal piano elettrico, arricchita da innesti di sintetizzatore dal sapore
cosmico. È il perfetto climax per un album che esplora la cecità e la fragilità
umana, spegnendosi in un finale di straordinaria e drammatica bellezza
cameristica.
Se
amate band come Henry Cow, Univers Zero, Present, i King Crimson del periodo
1973-1974 o il Jazz Core moderno dei Zu, “The Fool Leading The Blind” è un
ascolto imprescindibile che dimostra quanto la scena d'avanguardia cilena sia
viva e straordinariamente creativa. MS
Versione Inglese:


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