Libro "Rock progressivo Italiano 1980 - 2013"

Libro "Rock progressivo Italiano 1980 - 2013"
Vincitore premio MACCHINA DA SCRIVERE 2018

sabato 13 luglio 2019

Unfolk


UNFOLK – File Under Oblivion
MP&Records
Distribuzione: G.T.Music /Burning Shed
Genere: Progressive/Pop Rock
Supporto: 2cd – 2019


Il Collettivo Unfolk è il progetto di Alessandro Monti (Quanah Parker), musicista/polistrumentista veneziano autodidatta. Inizia il proprio percorso musicale nel 2006 rilasciando diversi dischi per la Diplodisc, etichetta autogestita. Il genere primordiale espresso è un Post-Folk che negli anni va mutando in un genere non proprio ben definito, e proprio per la ricercatezza delle soluzioni e negli innesti di generi che io li vado a collocare nel “Progressive Rock”, ma non quello rivolto ai soliti anni ’70, bensì al più moderno, di sviluppo. Infatti il nome  ha intrinseca l’evoluzione, il senso della progressione, questo è il vero significato del Progressive Rock, negli anni ’70 nominato semplicemente “Musica Pop”. Lasciati dunque i paragoni sbagliati con Genesis, Yes, Gentle Giant, King Crimson e compagnia bella, veniamo al nuovo doppio album di Unfolk, esso per essere realizzato ha necessitato di più anni di lavoro. Il primo disco parla di un oblìo esistenziale ed artistico, dove tuttavia lascia intravedere per il futuro possibilità positive, mentre il secondo cd tocca un argomento molto vasto per contenuti sociologici: il mondo di internet.
In questo lungo viaggio creativo dove numerosi stili si vanno a miscelare, come il Pop e la Dance, oltre che il Rock, Monti si coadiuva di special guest come Tim Bowness (No-Man, Henry Fool), Mauro Martello (Opus Avantra) e Visnadi (Livin’ Joy. Alex Party) quest’ultimo per il lato dance.
In generale il Collettivo Unfolk è composto da: Roberto Noè, Claudio Valente, Daniele Principato, Alex Masi, Elisabetta Montino, Riccardo De Zorzi, Franco Moruzzi, David Mora, Matteo Lucchesi, Tullio Tombolani, Bebo Baldan, Andrea Marutti ed Alessandro Monti.
L’artwork di Jarrod Gosling è di stile “neutro”, ossia non rappresenta al 100% un unico genere musicale come spesso avviene per altre copertine, ma lascia adito a differenti interpretazioni, mentre è musa del  primo brano introduttivo del secondo cd, “Doorways”.  Molto bella la confezione in senso generale, semplice, contenente i testi (cantati in lingua inglese) e la descrizione su chi suona nei singoli brani.
Il primo cd è suddiviso in undici tracce, mentre il secondo in otto.
L’”Oblivion Signal/Introduction” ci immette nella prima parte del viaggio fra suoni psichedelici e descrizione di arte e creazione con voce femminile, esso conduce a “Time Capsule 1983: The Shadow”. Un loop  di synth si lascia raggiungere dalla chitarra elettrica di Roberto Noè e da un gorgoglìo di suoni che  tracciano nella stanza in cui si ascolta sinuose atmosfere magiche. La voce inconfondibile fragile e sussurrata del collaboratore di Steven Wilson nei No Man, Tim Bowness non può che narrare un brano acustico e delicato dalla vena malinconica, qui dal titolo “Guides To Oblivion”. A raggiungerlo nella parte centrale del brano la voce femminile di Elisabetta Montino (Quanah Parker) in una coralità che va ad impreziosire il crescendo sonoro del brano mentre sfocia in un graffiante  muro sonoro sostenuto dalla chitarra elettrica. Monti si fa notare nel brano strumentale “Time Capsule 1988: Format For Matt”, orecchiabile e sentito, qui la melodia la fa da padrona, mostrando il lato più sensibile dell’artista. Si ritorna alla Psichedelia con gli otto minuti di “Every Note Of Us” e la voce di Claudio Valente, la chitarra di Alex Masi, le percussioni di Roberto Noè e il sax di Mauro Martello. Sul brano aleggiano le ombre di David Bowie, quello più recente. Molti di voi noteranno anche frangenti di Pinkfloydiana memoria.
“Time Capsule 2008: Mr. Vuh Returns” fa capolino nel Pop e nel Prog più delicato, quello per esempio dei concittadini Orme, grazie all’uso delle tastiere quasi sgocciolate nel tocco e delle melodie eteree.
Una chitarra acustica apre “Dreams Of Angels/Apocryph”, un sentiero dove ancora una volta le capacità tecniche di Monti vengono alla luce per poi passare ad una fase più Dance e Pop. Ricercatezza e semplicità, due cose ben distinte che invece in questo brano dimostrano di poter convivere in maniera perfetta. Qui possiamo estrapolare il sunto del progetto Unfolk, ossia il non fossilizzarsi su un genere  o in uno stile sonoro in senso generale. Elettronica  nei quasi tre minuti della strumentale “Q: Are We Not Humans?” fra sintetizzatori e basso per passare a “Oblivion Loop”, una sorta di Dance sussurrata. Con “Time Capsule 2018: Stimmen Der Engel” ritorna il brano strumentale ancora una volta narrato dalle chitarre di Monti, assieme ad un gradevole slide.
Il cd 1 si conclude alla grande con “Time Capsule 1999: Skybus To Oblivion”, sunto sonoro di quanto ascoltato in questo già lungo percorso, con la giunta preziosa del flauto in un susseguirsi di immagini sonore.
Il secondo cd si apre con il brano ispirato dalla copertina “Doorways”, un mix fra Psichedelia e Pop che conducono verso lo spazio infinito per chi ha uso di fantasia abbinata al suono. “Dance In Opposition” è nomen omen, il ritmo sale e si può anche ballare. Si parla di internet e dell’uso sbagliato che ne facciamo, portando la musica quasi alla morte, quando invece usato a dovere potrebbe essere soltanto che un oggetto di fondamentale importanza culturale. “Dance In Opposition: Lost In Translation” non fa altro che proseguire il discorso intrapreso dal brano precedente. Più articolata e ricercata “Dance In Opposition: Before It’s Too Late, qui si apportano  modifiche alla struttura sonora base. I brani si richiamano, anche se l’autore non definisce il proprio operato un concept album. Si esce da questo loop sonoro con “Modern Art Blues”, pur sempre navigando sopra suoni elettronici, questa volta però compare la chitarra. C’è anche la versione Visnadi rmx di “Doorways” e quella inedita completamente strumentale di due minuti e poco più.
Si giunge alla fine del disco con “Alpha/Black Hole/Omega” ancora fra echi, elettronica e in questo caso anche di rumoristica che ci fa accedere ad un mondo parallelo decisamente onirico.
Avrete dunque capito che questo nuovo lavoro del Collettivo Unfolk è decisamente un prodotto non adatto a chi dalla musica vuole solo spensieratezza o perlomeno canticchiarla (qui tuttavia possibile in alcuni frangenti), si necessita di ascolto e statene pur certi che al suo interno troverete anche della destabilizzazione, quella che invece piace moltissimo agli ascoltatori incalliti di Rock Progressivo e dintorni. Viene in mente il classico detto: “O lo si ama o  lo si odia”. MS

domenica 7 luglio 2019

Kaoll- Rio De Lagrimas


RIO DE LAGRIMAS – Brazilian Progressive Rock Soundtrack Vol. 1 (Kaoll)
Masque Records
Genere Progressive Rock
Supporto, cd/ libro – 2019



Adoro quando dietro ad un disco si cela un lavoro importante fatto di cura dei particolari e rispetto per chi acquista il materiale. In un era dove la copertina non ha quasi più il senso di esistere, ecco che dal Brasile giunge un lavoro quantomeno ottimo: “Rio De Lagrimas – Brazilian Progressive Rock Soundtrack Vol. 1”. Questo è un progetto musicale scritto da Bruno Moscatiello che per la sua realizzazione si avvale di special guest noti in ambito Prog brasiliano come Willy Verdaguer (Secos & Molhados/Humahuaca), Eduardo Aguillar (Vitrial), Claudio Dantas (Quaterna Réquiem), Saulo Battesini, Kleber Vogel (Kaizen), Fabio Ribeiro (Blezqi Zatsaz), fred Barley (O Terco/Dialeto) ed Enrico Jones e Edu Varallo.  Il disco è accompagnato da un libro realizzato a fumetti in acquarello da Renato Shimmi su una storia scritta da Glaucus Noia.
Il tratto oscuro, psichedelico e sanguigno porta ad un ascolto mirato, mentre la storia è una parafrasi della politica di destra.
Si narra della moglie ferita di un guerriero di un tempo passato che per essere guarita necessita di una cura “costosa” e il soldato chiede aiuto al re per scende a patti con il Minotauro che è il custode del tutto. Le cose materiali all’essere mitologico non interessano, dovrà essere qualcosa di molto prezioso per il soldato.  Esso dice: “Per un prezzo così alto, cosa potrei dare come garanzia?” E il Minotauro risponde “ Qualcosa della tua vita. Un giorno saprai cosa ho deciso. Accetta il contratto e avrai il tuo oro.”. Trattasi della vita di molti soldati. La donna guarisce, ma nel frattempo c’è chi trama contro il Minotauro per vendicarne il ricatto. Molto sangue scorre a fiumi, e che fine abbia fatto in seguito il Minotauro di preciso non si sa, c’è chi dice sia morto ma dell'oro che ha nascosto, nessuno sa dove sia. Resta soltanto il fiume di lacrime.
Anche il libretto che accompagna il cd è esaustivo sulla storia e su chi suona nel progetto, i Kaoll, il tutto  suddiviso in undici tracce. Uno sforzo musica-immagine di notevole fattura e questo tengo a rimarcarlo nuovamente!
L’opera Prog si apre con “O Acordo”, l’organo e le tastiere di Saulo Battesini, il violino di Kleber Vogel e le percussioni di Claudio Dantas disegnano  sonorità maestose e rilasciano anche un velo di malinconia, quella che pervade anche nei disegni di Renato Shimmi. Ed ecco che dopo il breve intro si apre a “Batalha Dos Minotauros. Ancora all’inizio insiste l’incedere a carattere militaresco per poi lasciarsi andare ad un Rock Progressivo ampio ed importante, dove la chitarra elettrica di Moscatiello ricopre un ruolo importante.
“Rio De Làgrimas” è un tema toccante che si regge sul suono di una chitarra slide in stile Pink Floyd anni ’70. Il tema è il brano più lungo dell’album con i suoi sette minuti e mezzo, toccanti ed emotivi. Concatenato al tema che accompagna l’album in senso generale subentra “Morte Do Sonho”, brano chitarra e tastiere, quelle di Fabio Ribeiro.
“O Ultimo Ato” alza il ritmo e si svolge in un impetuoso incedere per passare in successione fra enfasi e classicismo.
Con “Sob Os Olhos De Eva” si apre la virtuale seconda parte del disco, con effetti elettronici che lanciano a seguire il flauto di Yuri Garfunkel, e voi sapete che valenza ha un flauto nel Rock. Il brano è molto orecchiabile e forse anche il più solare. Un arpeggio di chitarra classica apre “O Exìlio Da Serpente”, sentito e toccante e ancora una volta supportato dal flauto nel segno della continuità che si propaga anche in “Kopernik” e nella più ricercata “Julgamento E Morte De Giordano Bruno”, supportato dal lavoro della chitarra elettrica e dal piano.
Il ritmo sale nuovamente in “A Rua Contra Os Reis” e il flauto resta sempre il protagonista della melodia centrale. Il pezzo è probabilmente il più Rock dell’intero album. Chiudono i cinque minuti di “Dharma Em Chamas” e qui fuoriesce tutto il dna del Rock brasiliano caro a band storiche come  gli O Terco.
Un disco importante, completo, ampio e ricco di risorse anche storiche, una grande produzione Masque Records, oggi sempre di più una importante realtà del Progressive Rock moderno. MS




Tempus Fugit


TEMPUS FUGIT – The Dawn After The Storm (Extended & Remastered Edition)
Masque Records
Genere: Rock Progressive
Supporto: cd – 2019


Ho già avuto modo diverse volte di parlare anche nel mio blog NONSOLO PROGROCK, del progetto brasiliano di Andrè Mello (tastiere, voce) Tempus Fugit. Si formano verso gli inizi degli anni ’90 da un idea di Mello per poi diventare nel tempo un quartetto. Il primo album si intitola “
Tales From A Forgotten World” ed è del 1997, ma il successo vero e proprio  lo raggiungono grazie a questo loro secondo album dal titolo “The Dawn After The Storm”, registrato fra il 1998 ed il 1999.
Stiamo parlando di Rock sinfonico di alta classe, con puntate nel Neo Prog  di stampo storico, quello che gruppi come Marillion, IQ, Pallas e Pendragon ci hanno insegnato, con tanto di interpretazione vocale sentita e recitata.
In questa riedizione di “The Dawn After The Storm” c’è l’intero album rimasterizzato con in più due lunghe bonus tracks (sopra i dieci minuti l’una) registrate nel più vicino 2016. L’edizione cartonata è molto elegante e i disegni di Bernard Design donano al tutto quel nonsoché di Progressive Rock Pendragoniano. Nel 2018 i Tempus Fugist sono composti da Ary Moura (batteria), Henrique Simeones (chitarra), Marquinhos Dos Santos (basso), e André Mello (tastiere).
E’ una grande emozione poter riascoltare “Daydream” con un suono che spettina l’ascoltatore, uno strumentale che a mio avviso dovrebbe far parte del patrimonio del genere. Enfasi, melodia tipica del Prog Brasiliano con tastiere in cattedra e un lavoro di chitarra quantomeno fresco ed esaustivo. Concatenato giunge “The Dawn After The Storm”, altro pezzo di quasi nove minuti ed ancora una volta completamente strumentale. In esso aleggia tanta storia del Prog. Sono brani che se risiedessero anche  nella discografia di molte band anche più blasonate, sarebbero un lusso per chi li ospita.
“Never, composta da Mello è un altro classico del disco basato su un refrain molto orecchiabile e dai cambi di tempo dove le tastiere e le chitarre reggono il gioco verso il sound Neo Prog di stampo classico. C’è chi ci potrà trovare i Camel, chi i Genesis , ma soprattutto Marillion e Pendragon.
“Tocando Vocé” fa la gioia del Prog fans, con l’inizio arpeggiato di chitarra, un mandolino e un incedere in crescendo spettacolare, dall’ampio respiro e granitico nel solo di chitarra. “The Fortress” è un altro strumentale questa volta in stile Pendragon. Segue una breve vetrina per le capacità tecniche della chitarra classica, il brano si intitola “Preludio De Sevilla” e di certo strappa più di un applauso. Torna il cantato in “The Sight” così le melodie di facile memorizzazione, tutte velate con un poco di malinconia che bene si allacciano con i sprazzi di sole che solo artisti brasiliani e perché no, anche noi mediterranei sappiamo dare. Un grande piacere quando partono le cavalcate degli assolo strumentali.
“O Dom De Voar” arricchita dal flauto dell’ospite Marco Aureh è uno strumentale melodico toccante e gioioso allo stesso tempo, una puntata leggermente fuori dal Prog ascoltato sino ad ora in un Folk davvero gradevole e sentito. Il disco ufficiale si chiude con “Discover” un altro dei momenti più alti dell’ascolto in senso generale.
Ma veniamo ai due nuovi brani datati 2016, il primo “The Last Day” senza ombra di dubbio è nel segno della continuità artistica del quartetto che anche dopo l’album datato 2008 dal titolo “Chessboard” ha dimostrato un crescendo di tecnica e composizione importante. La loro musica si arricchisce non soltanto di Neo Prog come abbiamo potuto ascoltare sino ad ora, bensì anche di cenni storici importanti con quelli dei già citati Camel ed i Caravan in cattedra. Questo brano completamente strumentale è dedicato alla memoria di Orlando Rodrigues Almeida e José Carlos Fagundes De Souza Lima. Il secondo inedito non è altro che il mix fra “Daydream “ e “The Dawn After The Storm”, il tutto live in studio. Nuovi arrangiamenti, nuova veste più pulita e fresca.
In conclusione “The Dawn After The Storm (Extended & Remastered Edition)” è un  disco che agisce sulle emozioni ed i sentimenti, molto cuore e tecnica, per fortuna oggi rimasterizzato e arricchito con due brani notevoli, da non perdere. MS

Luiz Zamith


LUIZ  ZAMITH – Introspecção
Masque Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2018



Con Luiz Zamith andiamo a fare la conoscenza di un importante chitarrista carioca dedito nel tempo ad un Progressive Rock raffinato e contaminato.
Nasce nel 1964 ed inizia a suonare la chitarra studiandola in conservatorio. La formazione classica gli è fondamentale per entrare dal 1984 al 1986 nell' Orchestra Chitarra di Rio de Janeiro. Nello stesso momento si interessa al Progressive Rock, genere del quale ovviamente si necessita di una tecnica strumentale importante per esprime al meglio i concetti composti. Dunque nella sua musica traspaiono le influenze di band storiche come i Genesis e gli Yes.
Il disco “Introspecção” si presenta in una elegante edizione cartonata con tanto di libretto d’accompagnamento contenente spiegazioni, testi e foto.
Il progetto nasce nel 2016 fra aprile e luglio dove Zamith presenta l'embrione di questo lavoro originale in concerti al Botafogo Teatro Solar nella città natale di Rio De Janeiro in compagnia di musicisti come Elcio Cafaro (batteria), Paulo Teles (flauto), Ronaldo Rodrigues (tastiere), Augusto Mattoso (basso) e come special guest la cantante Masè Sant’Anna. Il disco è dedicato alla memoria di Luiz Fernando Zamith, violoncellista e zio di Luiz. Alcuni brani del disco sono registrati proprio nella sessione live e tre in studio.
“Introspecção”, brano iniziale, è proprio una overture che porta l’ascoltatore dentro le atmosfere introspettive del viaggio sonoro e dopo tre minuti si giunge a “ Alguém Ainda Se Lembra Das Antas?” dove l’argomento sonoro parla del tapiro, animale molto amato in Brasile. Nel brano c’è il tentativo di connettere il lato naturalista di Zamith con la musica in un perfetto connubio di biosistema. La chitarra qui assume le vesti di quella di Steve Hackett (Genesis). I sette minuti alternano importanti assolo con accompagnamento di flauto e anche di tastiere Hammond.
“Outro Dia (Another Day)” è una vetrina per le capacità tecniche dei singoli musicisti ed in essa fuoriesce anche il carattere caldo e giocoso dei carioca. Qui risiede più Jazz che Rock e il brano risulta spettacolare nell’insieme.
“Cantiga (Ditty)” ritorna nel Prog grazie alle inusuali ritmiche e ad armonie complesse e dopo il brevissimo “Tema N°1” si passa a “Vice-Versa”, dove gli strumentisti dialogano fra di loro come in una sentita discussione fra botta e risposta. Non manca la ballata Prog, qui dedicata alla moglie di Zamith Luciana, con il titolo “Balada (Ballad)”. Il flauto ricopre un ruolo importante perché disegna melodie toccanti ed ariose, come il tema suggerisce. Si giunge poi al brano cantato intitolato “Trem De Cao”, dove la bella voce di Masé Sant’Anna lega al meglio testo e musica.
Il disco viene concluso da “Essencia (Essence)”, brano arioso che descrive al meglio il concetto fra essenza e musica.
“Introspecção” è un album che potremmo paragonare ad una finestra aperta che serve per cambiare l’aria consumata in casa, in questo caso nella casa della musica, dove un poco di ossigeno basta già per aprirci nuovamente la mente. Si necessita. MS

venerdì 14 giugno 2019

Feat. Esserelà


FEAT. ESSERELA’ -  Disco Dooro
Lizard Records Joe Frassino Records
Genere: Jazz Rock / Progressive Rock
Supporto: cd – 2019


Questa volta voglio iniziare la recensione dall’artwork, perchè ha a mio modo di vedere ha una valenza importante, cosa sarebbe ad esempio il disco “The Dark Side Of The Moon” senza il prisma? L’immagine è specchio di quello che si ascolta o perlomeno di quello che gli artisti vogliono comunicare, e se poi codesti sono i geniali bolognesi Feat. Esserelà, allora c’è di che visualizzare. La genialità e l’ironia del trio Francesco Ciampolini (tastiere), Renato Minguzzi (chitarra) e Lorenzo Muggia (batteria) è ben rappresentata dai disegni coloratissimi e bizzarri di Vanni Venturini. Un libretto di accompagnamento al cd da godere nei particolari durante l’ascolto, solo così molte cose potranno raggiungere un senso. La musica dei Feat. Esserelà è sempre sulla scia del precedente esordio intitolato “Tuorl” del 2015, che potrete sempre trovare nella scuderia Lizard Records.
Vogliamo poi parlare dei titoli? Mi viene da ridere, specialmente nella traccia nove dove la durata del brano è pari a cinque secondi, mentre il titolo è quantomeno chilometrico, 888 caratteri adoperati! Da una band che ha come front man un manichino (l’esserelà che è in cantina mentre provano) c’è d’aspettarsi veramente di tutto.
La musica quindi non annoia di certo, ad iniziare dalla breve e corale “Lauto Grill”, in stile Bobby McFerrin. “Kajitemeco” ha tanto da raccontare, il brano strumentale nel suo incedere Jazz Rock ha reminiscenze Area all’ interno, ma questo non è solo che un minimo particolare, in quanto la musica dei Feat.  è senza meno basata sull’improvvisazione. Essa è riconoscibile, tuttavia il tutto  è coeso e ragionato, in parole povere un modo di comporre che alla fine porta ad un godibilissimo senso compiuto. Ritmi variegati e sostenuti con assolo di chitarra precisi e mai scontati, anche l’elettronica adoperata ha un suo perché, anche quando fa il verso alla musica del gioco elettronico di “Mario Bross”.
“Servi Della Klepa” è uno dei momenti che più ho apprezzato, sia nel piano che nella struttura del brano, sempre articolata con riferimenti King Crimson e con una buona melodia orecchiabile su un ritmo irresistibile.
I Feat. Esserelà oltre che ottimi compositori sono soprattutto bravi musicisti dotati di ottima tecnica individuale, lo palesano in ogni momento. Simpatico il gioco synth in “Sahara…” e coma va ad intitolarsi il brano successivo? Ovvio, “…Svegliati E’ Primavehera” (da notare il gioco delle “h”). Disarmanti.
Ma la musica in alcuni casi scherza poco, specie quando decide di mostrare la classe, come nel brano “Lodovico Svarchi” grazie anche al sax tenore di Lorenzo Musca e al sax baritono di Michele Tamburini, ospiti nell’album. E quando la musica scherza, sa mostrare anche i muscoli, come in “Popoloto”. Fra le mie preferite “[…] Aio”, vetrina delle qualità tecniche dei ragazzi e profumo di anni ’70, che non guasta mai. Come può finire un album? Ovviamente per loro con “L’Intro”.
A mio intendere questo è Progressive Rock, ricercare, improvvisare, innestare, i Feat. Esserelà piano piano diventano un patrimonio del nostro Prog moderno. Da avere assolutamente se siete degni dell’appellativo “progghettaro”, mentre voi ragazzi musicisti salutatemi l’esserelà, non vorrei che se la fosse presa a male perché non l’ho considerato molto.  MS

Illachime Quartet


ILLACHIME QUARTET – Soundtrack For Parties On The Edge Of The Void
Autoproduzione / L’Asilo
Genere: Contemporanea, Avant Jazz
Supporto: cd – 2019


I napoletani Illàchime Quartet ritornano ad incidere e lo fanno con questo nuovo quarto album dal titolo “Soundtrack For Parties On The Edge Of The Void”. Ad oggi il gruppo è composto da Pasquale Termini (violoncello acustico ed elettronico), Gianluca Paladino (chitarra), Fabrizio Elvetico (produttore, compositore, elementi elettronici, basso, piano, tastiere) e Ivano Cipolletta (batteria e percussioni).
Quello che ci si deve aspettare da un disco di questi ottimi strumentisti è ciò che non ci si deve aspettare, ossia si viaggia nell’imponderabile. La loro musica a briglia sciolta, che negli anni ha accumulato coscienza e sfrontatezza, ne è la cartina tornasole. Dopo il buon esordio del 2004 dal titolo omonimo, il gruppo prende maggiore fiducia nei propri mezzi e si lancia in un percorso sempre più ricercato, ed ecco “I'm Normal, My Heart Still Works” (Lizard) nel 2009, incastonato nella famiglia della Lizard Records. Si dice poi che il terzo album sia quello della verità, o si vola o si cade, e i napoletani grazie a “Sales” (ZeiT Interference ) del 2012 confermano, anzi accrescono le loro capacità e potenzialità pindariche.
Oggi come dicevo, ritornano e lo fanno con un sound arricchito e non soltanto aperto al Jazz e all’ improvvisazione, ma anche alla melodia e alla sregolatezza. Il genio scomposto tuttavia qui mette un poco di ordine, e se comunque si lascia andare ha un atteggiamento più lineare che nel passato, ha sempre intrinseco il gusto per la ricerca, e perché no anche del gioco.
I brani del disco sono due, suddivisi in numerose sotto tracce, il primo si intitola “Five Easy Pieces” con “Easy Piece #1”, “Easy Piece#2”, “Easy Piece#3” sino a giungere a 5. Il secondo porta il titolo di “Five Uneasy Pieces” e anche qui le sotto tracce “Uneasy Piece #1” arrivano ovviamente fino a 5.
Una lunga lista di special guest arricchisce il sound proposto con trombone, mandolino, vibrafono, flauto, bassoon, sax ed altro ancora. La coralità dei suoni (anche bene incisi) è appagante, musica spesso morbida ed avvolgente come nel caso dell’”Easy Piece #2” o di “Easy Piece #4”. La chitarra elettrica dona sfumature Rock in sottofondo che fa da controaltare al sound acustico delle strumentazioni a fiato. L’imponderabile è quello che ho già nominato, ed ecco che la struttura musicale viene giocosamente utilizzata come una sorta di montagna russa in “Easy Piece#3”.
“Five Easy Pieces” si chiude in maniera ritmata con gli immancabili fiati e il vibrafono a supporto, quello di Marco Pezzenati.
La parte B, ossia “Five Uneasy Pieces” se vogliamo è più Rock e si apre in maniera psichedelica e greve, il violoncello traccia una linea sonora sostenuta e malinconica, anche nella seconda mini traccia, dove le percussioni fanno capolino di tanto in tanto in questa nebbia sonora.
Scaturisce un incedere Crimsoniano in “Uneasy Piece #3” che fa sicuramente la gioia degli amanti della band di Fripp, me compreso. La ricerca prosegue inesorabile sino alla fine, un impegno per il suono davvero intrigante.
Questa musica non è databile, non ha tempo e questo fattore deve far riflettere.
Perché suonare fa bene, perché creare fa bene, ma soprattutto perché la musica ci rende liberi, anche di non stare alle regole, solo così si progredisce e l’evoluzione dunque passa anche attraverso  l’Illachime Quartet, è inesorabile. MS

Quantum Fantay


QUANTUM FANTAY – Yemaya Orisha
Progressive Promotion Records
Distribuzione italiana: G.T. Music
Genere: Space Rock / Progressive Rock
Supporto: cd – 2019


Annosa la storia dei belgi Quantum Fantay, traghettatori di musica spaziale e progressiva ad iniziare dal primo album “Agapanthusterra” uscito nel 2005. Molta strada hanno percorso questi artisti, salendo sul treno dell’improvvisazione ponderata, quella che poi riesci a migliorare in studio con aggiunta di idee. Musica a colori, come le loro oramai storiche copertine, colori che trasportano in questo ennesimo trip composto da cinque lunghi brani.
In questo ottavo album da studio suonano Pete Mush (synths), Tom Tee (chitarra), Jaro (basso) e Louis Verlinden (batteria) con l’ausilio dei special guest Charles Sla (flauto), Maera (voce nel terzo brano) e Rafaela (voce nel quinto brano).
Inizio etereo, arioso come un vento nei capelli con “Yemaya Orisha (Veautifull Mocean pt1)”, dove le tastiere giocano un ruolo fondamentale. Fughe strumentali si susseguono mentre la ritmica inforca passaggi spezzati e all’occasione persistenti. Tredici minuti dove tutte le caratteristiche dello Space Rock vengono rigorosamente rispettate, il lato progressivo fuoriesce nei cambi di tempo e di conseguenza di temperamento. Il ritmo sale in crescendo verso il finale dove la chitarra elettrica fa il suo ingresso.
Rilassatezza ed atmosfere importanti nell’inizio di “Mami Wata (Veautifull Mocean pt2)” grazie all’uso dell’elettronica. Il suono avvolge l’ascolto come un turbine di nebbia per poi sfociare in una corsa elettrica da volo pindarico. Qui vengono alla mente i migliori Øresund Space Collective quando si lanciano in favolose improvvisazioni. Il flauto di Sla dona eleganza al tutto, piacevole lasciarsi andare ad occhi chiusi.
“Riddles Of The Sphinx” è più Progressive Rock e gode di un ritmo irrefrenabile spesso utilizzato da artisti che si gettano le Prog Jazz come gli Area, solo per fare un nome. Dopo questa vagonata di energia sopraggiunge “Gemini Flower” con una chitarra che sembra parlare da quanto si snoda nella Psichedelia. Il disco si chiude con i sette minuti di “Serra Da Estrela”, un piccolo tassello che completa il puzzle colorato della discografia Quantum Fantay in maniera perfetta.
Un percorso questo della band belga che va anno per anno sempre in crescendo, con la sapienza di miscelare più generi e la consapevolezza di farlo in maniera intelligente.
Se volete assentarvi dalla realtà senza l’ausilio di dannose sostanze, questo disco è perfetto all’uso, buon viaggio. MS

X-Plicit


X-PLICIT – Like A Snake
Sneakout Records / Burning Minds Music Group
Genere: Hard Rock
Supporto: cd – 2019


Se ami un genere musicale che non troppo spesso oggi passa nei canali mediatici in senso generale, non resta che suonartelo. In questa mia battuta risiede un piccolo fondo di verità, la passione fa sorgere idee e volontà di creare, così nella provincia di Varese nella fine del 2016 si formano da un idea del chitarrista Andrea Lanza gli X-Plicit. Il gruppo è completato da Simone Zuccarini (voce), Sa Talarico (basso) e Giorgio Annoni (batteria).
Hard Rock puro, musica perfetta per una bella serata live, tanta energia e schiettezza, pochi fronzoli e si bada al sodo, come il genere spesso racconta. “Like A Snake” è sicuramente consigliato agli amanti di gruppi come Guns ‘N Roses, Skid Row e Aerosmith giusto per fare tre nomi.
Dieci canzoni per chi vive di Hard Rock, ben registrate da Giorgio Baù @ ProofOfSound Studio.
Lezione storica dell’Hard Rock nel massimo del suo splendore in “Hell Is Open”, con riff quasi in stile Saxon, qui la musica diventa anche accattivante nel mid tempo centrale del brano supportato da un assolo di chitarra che la sa lunga. Buona l’interpretazione dei brani da parte di Zuccarini che riesce a modulare fra alti e bassi con naturalezza senza mai tentare il passo più lungo della gamba.
“The Great Show” è da cantare assieme a loro, brano che sicuramente dal vivo ha un suo perché, ciondolante e graffiante al punto giusto. Il ritmo sale in “You Don’t Have To Be Afraid” e a proposito di ritmo, la sezione ritmica qui fa buona mostra di se, e comunque in senso generale resta un motore ben collaudato.
Le gambe e il capo partono da soli nel duro riff di “Shake Up Your Life”, altra dimostrazione da parte della band di avere assimilato nel dna l’essenza dell’Hard Rock, qui anche Bon Jovi fa capolino. Bene eseguito anche il compito in “Deep Of My Soul”, tutti i tasselli al posto giusto. Il gioco diventa ancora più duro in “I Am Original”, gli X-Plicit mostrano i muscoli.
Non poteva mancare un bel riff alla Led Zeppelin, i maestri vanno sempre e comunque onorati in qualche modo, anche se magari questo può accadere inconsapevolmente, tutto ciò in “Free”. Non manca neppure la ballata acustica, qui ben curata e diretta dal titolo “Angel”. Tutto riprende con “Don’t Close This Bar Tonight”, nulla di nuovo direte voi, ma nessuno si aspetta qualcosa di nuovo dall’Hard Rock, quello che conta è la vagonata di energia, e la botta finale qui la da “Like A Snake”, l’ABC del genere.
Questo album è consigliato sia agli amanti del genere che a coloro che vogliono approcciarsi allo stesso, troverete in lui un buon taccuino di viaggio. Buon ascolto, specialmente in auto, ma attenti all’acceleratore. MS

Wheels Of Fire


WHEELS OF FIRE – Begin Again
Art Of Melody Music / Burning Minds Music Group
Genere: Hard Rock Melodico
Supporto: cd  - 2019



L’Hard Rock melodico ha un fascino del tutto personale, il modo di essere sia duro che orecchiabile sprigiona un insieme di emozioni quantomeno eccitanti. La musica ha questo potere, ma ne possiede anche di altri, tuttavia lo scopo principale è quello di appagare l’ascoltatore e farlo estraniare dalla realtà per il tempo dell’ascolto.
I Wheels Of Fire ci riprovano dopo sette anni dal secondo disco in studio e ritornano con un prodotto professionale, ben inciso e supportato da un libretto esaustivo, con un artwork importante ad opera di Aeglos Art.
Il disco è formato da dodici canzoni se si è in possesso dell’edizione europea, ossia con una bonus track aggiuntiva. La line up che suona nel disco è composta da Davide "Dave Rox" Barbieri (voce), Stefano Zeni (chitarra), Federico De Biase (tastiere), Marcello Suzzani (basso), Fabrizio Uccellini (batteria). Durante il percorso sonoro si avvalgono di special guest, Gianluca Ferro (solo chitarra), Ivan Ciccarelli (percussioni), Susanna Pellegrini (voce), Maryan (voce), Marcello Spera (voce),
Matteo Liberati (voce).
La musica dei Wheels Of Fire è spensierata e ben arrangiata, specialmente nelle coralità, ciò lo si evince sin dall’iniziale “Scratch That Bitch”. I brevi assolo di chitarra che accompagnano i brani sono la ciliegina sulla torta.
Il tutto ovviamente è da cantare a squarciagola, ritornelli indovinati e il profumo dei vestiti di pelle fuoriescono anche dai brani completando con la fantasia l’insieme dei fattori che rendono l’Hard Rock un genere senza tempo e spensierato. Irrefrenabile ad esempio “Lift Me Up”, mentre “Tonight Belongs To You” ha tanta storia sulle spalle e la rovescia sull’ascoltatore tutta di una volta, Bon Jovi, Poison, Danger Danger, White Lion e molto altro ancora. Bella la prova vocale di Barbieri, ma è l’insieme che funziona, proprio come nelle grandi band che si rispettano, e noi in Italia ne abbiamo davvero molte. Che dire di “Done For The Day”? Semplicemente che è pulita e funzionale per il suo scopo di carica batterie. “For You” si apre con il piano, una ballata dolce e leggera come un bacio lanciato con un soffio, melodie giuste messe al momento giusto per spezzare l’ascolto, si sa, questo funziona.
“Keep Me Close” e “Heart Of Stone” agiscono per quello che deve essere l’Hard Rock melodico, ne più e ne meno, mentre “You’ll Never Be Lonely Again” ha una struttura leggermente più articolata, pur facendo affidamento al solito ritornello da cantare ad alta voce. Suoni più ricercati nelle chitarre di “Another Step In The Dark” e l’atmosfera degli anni ’80 invade la stanza. Buoni gli arrangiamenti.
“Call My Name” è la seconda ballata e personalmente la preferisco alla prima in quanto più sensuale nell’incedere. Il disco (esclusa la bonus track) si conclude con “Can’t Stand It”, sunto dello stile Wheels Of Fire.
“Begin Again” è un disco piacevole, ben inciso, ben suonato e con un buon artwork, soldi spesi bene, non vi sembra? MS

domenica 9 giugno 2019

Siveral


SIVERAL – The Future Is Analog
Autoproduzione
Genere: Alternative Progressive Rock
Supporto: cd – 2019


Quando mi imbatto in lavori del genere sono molto contento ed appagato, perché la mia curiosità vacante nell’universo Rock, ha proprio bisogno di questo alimento. C’è chi la musica la vive  come semplice svago e chi come me vuole giornalmente essere stupito da nuove sensazioni, il piacere dell’ascolto.
Il viatico dello spostamento delle coordinate Rock, risiede annosamente dentro il calderone denominato “Rock Progressivo” e a tal proposito per approfondimenti e delucidazioni sia mie che  da parte di numerosi artisti, le potrete trovare nel mio libro “Rock Progressivo Italiano 1980 – 2013” edito da Arcana. Qui dico solamente che oggi non ci si trova d’accordo sul significato di Progressive Rock, c’è chi lo relega al periodo che fu, il mitico splendore degli anni ’70, e chi invece intende il termine proprio per il suo significato intrinseco, ossia “progredire”, dunque cambiare.
I Siveral sono di Milano e si formano nel 2014 da un idea di Antonio Magrini (Sleep Of Thetis, D'eryl) cantante ed autore dei brani. La band è completata da Lorenzo Pasquini (chitarra), Fernando De Luca (basso) e Giovanni Tani (batteria). Esordiscono discograficamente con un ep dal titolo omonimo edito dalla My Place Records nel 2015. Il sentiero musicale intrapreso dai Siveral è quello del Progressive Rock Alternativo, caro a gruppi come 30 Seconds To Mars, Nine Inch Nails, Tool,  Karnivool e Porcupine Tree. In “The Future Is Analog”, che si presenta in edizione cartonata e la foto ad opera di Tommaso Canciani, risiedono dieci brani ben registrati da Max Zanotti nei @2000Spire Recording Studio di Ronago (CO).
Il titolo, “Il futuro è l’analogico” spero sia profetico, dico questo perché la cosa mi richiama il vinile in una maniera potente ed io, come ogni ascoltatore della buona musica, ne sono un grande fans. Nostalgia? Forse, ma anche qualità e suono caldo.
Il disco si apre con l’elettronica e immediatamente un singolo, quell’”Awake” da cantare assieme a loro. Un velo di nostalgia sorvola nel brano e un ritornello accattivante prende il sopravvento. Qui Porcupine Tree e molto altro, a conferma del bagaglio culturale degli artisti in esame. Atmosfere leggere e suoni puliti sono la carta vincente dei Siveral, “Dreamer” riesce sia a toccare l’animo che a scuoterlo.
“Pray” è il secondo singolo estratto dall’album e mette in mostra la facilità con cui Antonio Magrini riesce a comporre linee melodiche semplici e di facile memorizzazione. Le chitarre elettriche disegnano riff piuttosto che assolo al fulmicotone, per i  i Siveral lo spazio alla melodia è più importante del far vedere i muscoli. Profumo anni ’80 e Depeche Mode nel terzo singolo estratto intitolato “Alvadret”. Ma quando i Siveral non pensano ai singoli, se ne escono con quei brani che personalmente attendo con più curiosità, più ricercati e comunque sempre gradevoli, ad esempio “Elga” potrebbe benissimo uscire da un album degli Anathema di metà carriera avanzata. “The Future Is Analog” poi ne è il perfetto esempio, fra elettronica e Rock, qui l’assolo c’è, semplice ma c’è. Il crescendo sonoro ed emotivo funziona sempre.
“Cali” è più breve ed accattivante nell’incedere, spensierata e semplice. “My Deceit” è aperta da un arpeggio di chitarra e ancora una volta il brano sale di intensità, da sottolineare anche la buona prova vocale di Magrini, sempre ottima interprete dell’enfasi dei brani. “Lite Gravity” è un mix fra Tool ed Anathema, mentre la conclusiva “Regentanz” fa socchiudere gli occhi e ci regala un volo pindarico, qui i Siveral dimostrano davvero tutto il loro talento.
Fare oggi Prog con inserimenti di chitarre distorte, elettronica e brani da cantare è a mio modo di vedere una nuova strada che deve essere necessariamente percorsa per poter proseguire l’evoluzione del Rock, poi potrà piacere o meno, io intanto scusate da bravo onnivoro musicale vado a ripremere il tasto “Play”. MS

mercoledì 5 giugno 2019

Claudio Milano, un artista poliedrico

Comunicato stampa Claudio Milano

"La mia musica oggi, per quella di domani" (1992 - 2 Giugno 2019)"
(Claudio Milano aka NichelOdeon / InSonar)



267 tracce da 24 album;
100 inediti (alternate takes; live; demo; tracce mai pubblicate; colonne sonore);
12 canzoni da collaborazioni.
Per la prima volta in streaming la mia produzione (archivio) dal 1992 al 2019 in formato digitale (FLAC/WAV, o mp3 a 320 kbps).
(Documenti video su richiesta, incluso "Come sta Annie? Twin Peaks 2oth Anniversary Show DVD").

E' possibile acquistare singoli album (con inediti), singole tracce.

Se desiderate l'intera discografia, inediti inclusi, potete scaricarla al prezzo di poco più di un album solo, 35 euro, a questo link: http://www.claudiomilano.it/


L'intero ricavato sarà devoluto alla stampa del mio prossimo album
NichelOdeon/InSonar & Relatives: "INCIDENTI - Lo Schianto".

Vostro,
Claudio Milano aka NichelOdeon / InSonar


Disco-Videografia essenziale (2004/2 Giugno 2019)


come Claudio Milano:

·     L'Urlo Rubato (2004 – SCR002CD – CD)

·     La Stanza Suona ciò che non Vedo (2006 – CR003CD – CD)


come Claudio Milano & Erna Franssens aka KasjaNoova:

·     Adython (2012 – dEN004 Records – CD)


come NichelOdeon:

·     Cinemanemico live (2008 – SCR004CD – CD)

·     Cinemanemico DVD (2009 – SCR001DVD – DVD-r printed in one copy only – web).

·     Il Gioco del Silenzio (2010 – LIZARDCD0069 – CD)

·     Come sta Annie? Twin Peaks 20th Anniversary Show (2010 Lizard/Andromeda RelixDVD001 – DVD)

·     NO at Bloom 2011 (2012 – SCR006CD – free downloading and CD-r)

·     Bath Salts (LIZARDCD0097 – 2 CD)

·     Musica Cruda live (2013 – SCR008CD – free downloading and 80 copies CD-r)

come InSonar:

·     L'Enfant et le Ménure (2013 – LIZARD0096/dEN Records/Carabà Edizioni – 2 CD)

·     Neve Sporca (2013 – SCR007CD – free downloading and 80 copies CD-r)


as NichelOdeon/InSonar:

·     UKIYOE Mondi Fluttuanti (2014 – Snowdonia/Audioglobe SW077 – CD + DVD film + DVD-r videoclip)


con The RADIATA 5tet:

·     Aurelia Aurita (2012 – dEN003CD – CD)

con Salvatore Lazzara, Luca Pietropaoli, Davide Guidoni aka Pensiero Nomade:

·     Appunti per una Teoria delle Maree (2018 – Filibusta Records – web)

con Strepitz Open Project:

·     Punto d'Incontro (2018 – Associazione Culturale Furclap – 2 CD)



Principali collaborazioni:


·     Liir Bu Fer 3juno – (2010 – Lizard/Zeit Intereference003CD – CD)

·     1605munro Lunapark – (2010 – Avachorda03CD – CD).

·     Pierrot Lunaire TRE – (2011 – MP & Records /MPRCD063 – CD)

·     AAVV NEUMI (Cantus Volant Signa Manent La musica che lascia il segno) –(2011 – Genesi Editrice – Collana Novazioni – Book + CD-r by Unamusica)

·     Raoul Moretti Harpscapes – (2014 – Preludiomusic/PLS25314 –CD)

·     Nero Moderno La Finestre sulle Differenze – (2014 – HC LAB – EP) as keyboard arranger/player

·     AAVV Relazionalità Festival del Canto Spontaneo 2014 – (2015 – Associazione Culturale Furclap – DVD-r + CD-r)

·     AAVV Un Tipo Atipico Tributo a Ivan Cattaneo – (2015 – Soter/Believe001 – 2 CD)

·     La Curva di Lesmo (La Curva di Lesmo) – (2015 – AMS245D – CD)

·     Alfa Neu Introducing Mr K (2015 – Drummond/DSP011 – web)

·     AAVV Out of Standard !! - Italia 4 (2016 – ADN – CD-r).

·     AAVV La Parola, il Canto, la Voce Festival del Canto Spontaneo 2015 (2016 – Associazione Culturale Furclap – DVD-r)

·     Paul Roland White Zombie (2017 – Dark Companion002CD/Maracash – CD)

·     AAVV Solchi Sperimentali Italia DVD (Crack Edizioni/SSD003 – DVD)

·     Maisie Maledette Rockstar (2018 – Snowdonia/SW085 – 2 CD)

·     Crysalys Moonlight Encounter (2018 – Independent – LP/EP)

·     Morreale Cronache per la Fine di un'Infanzia (2019 – Bandcamp preview for Morreale's first album – Torredei Records – CD)

Claudio Milano ha il piacere di aver lavorato con:

Elliott Sharp; Paul Roland; Trey Gunn; Pat Mastelotto; Arrington De Dionyso; Paolo Tofani; Ares Tavolazzi; Walter Calloni; Ivan Cattaneo; Tony Pagliuca; Nik Turner; Ralph Carney; Dana Colley; Dieter Moebius; Graham Clark; Richard A Ingram; Albert Kuvezin; OTHON; Michel Delville; Ernesto Tomasini; Thomas Bloch; Nate Wooley; Jorge Queijo; Burkhard Stangl; Mattias Gustafsson; Werner Durand; Viviane Houle; Jonathan Mayer; Stephen Flinn; Erica Scherl; Michael Thieke; Angelo Manzotti; Roberto Laneri; Vincenzo Zitello; Valerio Cosi; Sebastiano De Gennaro; Fabrizio Modonese Palumbo; Elio Martusciello; Pekkanini; Thomas Grillo; Víctor Estrada Mañas; Eric Ross; Takeuchi Masami; Gordon Charlton; Michele Bertoni; Michele Nicoli; Alfonso Santimone; Andrés Jankowski (1605munro); Erna Franssens (KasjaNoova); Attila Faravelli; Carola Caruso; Estibaliz Igea; Ignacio Guarrochena; Davide Riccio; Stefano Ferrian; Simone Zanchini; Stefano Delle Monache; Barbara Eleonora Pozzoli; Luca Pissavini; Elio Marchesini; Beppe Cacciola; Laura Catrani; Giorgio Tiboni; Enzo Lanzo; Alex Stangoni; Andrea Quattrini; Riccardo Di Paola; Francesco Zago; Maurizio Fasoli; Luca Olivieri; Luciano Margorani; Federica Della Janna; Paola Frè; Antonello Raggi; Marco Tuppo; Luca Valisi; Marcello Iaconetti; Vito Emanuele Galante; Andrea Illuminati; Francesco Chiapperini; Andrea Murada; Lorenzo Sempio; Max Pierini, Alessandro Seravalle/Garden Wall/Agrapha Dogmata; Cecilia Quinteros; Lethe (Valerio Vado, Serena Bruni, Lorenzo Gervasi, Paolo Sanzo, Pietro Paganelli); Fabrizio Carriero; Luca Boldrin, Lionello "Lello" Colombo; Max Marchini; Paola Tagliaferro; Valerio Cosi; Sebastiano De Gennaro; Massimiliano Milesi; Giulio Corini; Erica Fialà; Laura Seghi; Camillo Pace; Gianluca Brown; Daniele Innocenti; Andrea Gheri; Dalila Kayros; Stefano Luigi Mangia; Vito Antonio Indolfo; Luca Milano & Nero Moderno; Vittorio Nistri; Stefano Giannotti; Josed Chirudli; Mimmo Frioli; Eugenio Sanna; Giovanni D'Elia; Fabio Zurlo; Cinzia Decataldo; Gianpaolo Saracino; Mauro Corvaglia; Gino Ape; Andrea Breviglieri; Antonio Cappadona; Pierangelo Pandiscia; Raoul Moretti; Paolo Siconolfi; Vanni Floreani; Ermes Ghirardini, Cristina Spadotto; Paolo Viezzi; Evaristo Casonato; Antonio Giordano e Paola Tozzi (Compagnia Daltrocanto); Vincenzo Vitti; Piero Chianura; Antonis Aldebaran Kalamoutsos; Umberto Summa, Saveria Savidya Shukantala; Nicola Alesini, Lorenzo Marcolina, Paolo Paolacci; Antonia Dusa Werning; Danilo Camassa; Ivano Nardi; Bruno Romani; Daniele Onori; Francesco Manfré; Gianni Lenoci; Ulisse Tonon; Fabio Amurri; Coucou Sèlavy; Jenny Sorrenti, Salvatore Lazzara; Domenico Liuzzi; Luca Pietropaoli; Davide Guidoni; Pierpaolo Caputo; Sisto Palombella; Andrea Grumelli; Antonio Tonietti; Domenico Liuzzi; Danilo Camassa; Max Pieretti; Fulvio Manganini; Ulisse Tonon; Cinzia La Fauci & Maisie; Alessandro Palma; Stefano Petroni; Stefano Saletti; Jody Bortoluzzi; Marco Lucchi; Massimo Silverio, Franco Poggiali, Linea d'Ombra (Mario Laudato, Matteo Radice, Federico Boezio, Stefano Fantucci), Morreale; Officina F.lli Seravalle.

Actors/Directors: Manuela Tadini; Marc Vincent Kalinka; Charles Napier; Lavinia Longhi; Tommaso Urselli; Anna Traini; Laetitia Favart; Riccardo Grassi; Elena Lolli; Angelo Colombo; Francesco Paolo Paladino; Valentina Illuminati, Ivano La Rosa.

Dancers: Tino Schepis; Andrea Butera; Ines Ambrosini, Manrico Fiorentini.

Videomakers: Eleanor Boyce; Luca Cerlini; Paolo Martelli; Frank Monopoli; Gabriele Agresta; Sascia Pastori e Monica Ponzini, Charles Napier, Enrico Maria Brocchetta, Piero Arnò, Pietro Cinieri.

Visual Artists: Ambra Rinaldo; Katja Noppes; Valentina Campagni; Marco Bettagno; Yurij Atzei; Berlikete (Marcello Bellina); Arend Wanderlust; Federico "Effe" Luciani; Paolo Rosset; Davide Soldarini; Damiano Todaro; Andrea Corbellini.

Reading performers/Poets:
Paolo Carelli; Elena Lua Tomaini; Alessandro Manca; Andrea Labate; Gloria Chiappani; Andrew Johannes Rocchi; Rocco Sapuppo; Luigi Pignatelli.