REPETITA
IUVANT – 3+2
Argonauta
Records
Genere:
Post Rock / Psichedelia
Supporto:
LP – Bandcamp – 2026
Il
trio spezzino Repetita Iuvant composto da Cristoforo Da Costa (chitarre,
synth), Daniele Isetta (chitarre, synth) e Andrea Testa (batteria), prosegue e
affina quel percorso concettuale e compositivo legato a una sorta di rigorosa
"equazione matematica" e geometrica che ha caratterizzato la loro
discografia sin dalla trilogia precedente (3, 3+1 e 7) e dal successivo EP “Square
Root Of Two”.
Come
suggerisce il nome stesso della band, la ripetizione ipnotica non è un limite,
ma una forza creativa ed evolutiva. I motivi minimalisti iniziali si
fratturano, si stratificano e si ricombinano gradualmente.
I
brani abbandonano le strutture tradizionali della forma canzone in favore di
un'architettura emotiva fatta di dinamiche spiccate, dove si passa da atmosfere
rarefatte e dilatazioni quasi cinematografiche a improvvise esplosioni sonore
angolari e viscerali.
I
titoli, evocativi e criptici, lasciano ampio spazio all'immaginazione
dell'ascoltatore, sposandosi perfettamente con la natura strumentale e priva di
testi del disco. È un lavoro d'impatto sia cerebrale che viscerale, dove
l'intreccio serrato delle due chitarre e l'elettronica sottile poggiano su
pattern ritmici fluidi ma estremamente disciplinati.
“Calocybe”,
la traccia che apre l'album, non è semplicemente una prima canzone, ma un vero
e proprio manifesto programmatico dell'intero disco. Il titolo, che richiama il
genere di funghi Calocybe (il cui esponente più famoso in Italia è il prelibato
fungo prugnolo o fungo di San Giorgio), suggerisce fin da subito un immaginario
legato alla terra, alla biologia, alla crescita organica e sotterranea,
elementi che si riflettono perfettamente nella struttura musicale del brano.
Il
brano si apre in modo sottile e ipnotico. Fedeli al dogma del loro nome, i
Repetita Iuvant introducono una cellula melodica minimale, un ricamo di
chitarra pulita che si ripete in modo circolare. È l'equivalente musicale di
una spora che si deposita sul terreno, un elemento semplice che comincia a
mettere radici, catturando immediatamente l'attenzione dell'ascoltatore e
creando un'atmosfera sospesa, quasi cinematografica.
Segue
“Indid”, titolo palindromo se non fosse per la lettera finale. Esso evoca un
senso di astrazione matematica, quasi fosse una sigla o un codice scientifico,
sposandosi perfettamente con il rigore concettuale del trio. Nel crescendo, le
chitarre noise si intrecciano in un contrappunto millimetrico e non cercano la
melodia d'impatto, ma lavorano per sottrazione e incastro: una chitarra traccia
una linea ritmica e spigolosa, quasi Math Rock, mentre l'altra si inserisce
negli spazi vuoti con suoni più acidi e riverberati.
Con
"Majorana", i Repetita Iuvant firmano probabilmente il capitolo più
affascinante, misterioso e denso dell'intero album. Il titolo è un esplicito e
potentissimo omaggio a Ettore Majorana, il geniale e tormentato fisico teorico
catanese svanito nel nulla nel 1938, le cui intuizioni sulla fisica delle
particelle (come i fermioni di Majorana) continuano a sfidare la scienza
moderna. La scelta di questo nome non è casuale, la musica stessa del brano si
fa specchio del concetto di "scomparsa", di "materia
oscura" e di un'equazione complessa che cerca una soluzione che forse non
esiste.
Il
brano si sviluppa su una durata importante e inizia in totale contrasto con la
spigolosità della traccia precedente. L'incipit è immerso in un silenzio quasi
siderale, dominato da droni ambientali e oscillazioni di sintetizzatori
analogici. Le chitarre di Da Costa e Isetta entrano in punta di piedi,
dilatate, cariche di riverbero e delay, evocando la solitudine di un
laboratorio o l'immensità dello spazio profondo. È la rappresentazione sonora
del mistero, con una melodia malinconica, fluttuante, che sembra cercare una
direzione nel vuoto.
Verso
la seconda metà del brano, la tensione accumulata collassa su se stessa. Il
trio abbandona ogni freno minimalista e si scaglia in una Psichedelia altamente
coinvolgente.
Con
“Harenaria” la band mette sul tavolo tutte le carte a loro disposizione in nove
minuti di musica stratificata ma allo stesso tempo ficcante. Il titolo sembra
giocare con la radice latina della sabbia (arena, harena), evocando un
immaginario desertico, arido, ma anche il concetto di un tempo che scorre
inesorabile come granelli in una clessidra.
La
chiusura spetta a “Cavanei” una mini suite di tredici minuti abbondanti in cui
ci si ritrova spesso ad ascoltare ad occhi chiusi. Il
brano riesce nell'impresa non facile di tirare le fila di un discorso complesso
e stratificato, offrendo una via d'uscita emotiva a un disco che ha fatto della
tensione il suo filo conduttore.
In “3+2”, la fredda precisione della matematica
incontra la carne viva del Rock strumentale, dimostrando che anche dietro
l'equazione più complessa può nascondersi un cuore che pulsa all'impazzata.
Consigliati per chi ascolta Russian Circles, Caspian o Red Sparowes. MS
Versione Inglese:


Caro Max,
RispondiEliminaA te, riviste e altri portali musicali, ho sempre invidiato che le case discografiche vi mandano gratis, anche in lussuose confezioni i CD e i dischi in modalità gratuita.
Per carità non molti li compri per poter fare queste recensioni, e chissà in passato quanti denari (tra l'altro come il sottoscritto) hai sborsato per le nostra Passione che è quasi una religione. Infatti da non credente la mia unica convinzione spirituale e religiosa e soprattutto il rock progressivo nelle sue varie correnti, soprattutto Canterburyanee Jazz prog. Il metal con gli anni, anche se continuo ad ascoltarlo e soprattutto ad informarmi, le mie spese sono alquanto diminuire. Ma quanto escono ristampe di capolavori, che anche se sono triplo o quadruplo doppioni e le novità di grande valore i soldi volano che è una bellezza. Purtroppo, sono uno dei pochi che se pur comodissimo, non riesce ad accettare piattaforme come Discogs o assolutamente Amazon, che da come trattano in schiavitù i loro collaboratori, fino ad adesso ho fatto un solo acquisto da quando arrivò anche in questo Paese ormai alla deriva. Mi rivolgo direttamente alle case discografiche per i nuovi e titoli usciti anni fa'. Ma quando vorrei comprare qualche rarità underground del Prog, purtroppo non c'è scampo. Devo comprare alcuni titoli con in primo piano sax, clarinetto in un contesto prog senza adesso fare nomi, ed uno purtroppo è costretto a rivolgersi a quella piattaforma. Certo è molto comodo, e ci trovi di tutto, ma io desidererei meno monopolio e più concorrenza. Che poi i prezzi sono belle batoste.
Mi scuso per questo sfogo, ma questo capitalismo senza regole, ormai imperante dalla globalizzazione dei primi anni 2000 ha provocato tutto il contrario di ciò che si erano prefissati gli stati.
Tra l'altro io a Genova nel G8 del 2001 ero presente, ed ho visto con i miei occhi, la sistematica repressione studiata da mesi delle forze dell'ordine.
Sono andato decisamente fuori tema.
Ti saluto Max
Ciao! Siiiii, mi sono svenato di soldi per questa passione! Ne ho comperati oltre 8.000 di dischi fra vinili e CD. Poi io cerco le edizioni limitate. Con le recensioni (che nessuno ti paga) una volta almeno ti mandavano il disco, oggi invece (escluso alcuni casi) viaggiano i file. È un peccato, perché io ascolto la musica dal mio bel Pioneer sa600 e la qualità è ben altra cosa rispetto le casse del PC. Poi l'artwork per me è ancora importante. Tempi duri per chi recensisce, ma a me non interessa, è solo passione, non lavoro. Come si dice? Mala tempora currunt?
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