MAGENTA – Tarot
Tigermoth Records
Genere: Neo Prog
Supporto: CD / DVD / Bandcamp -
2026
Uno
dei nomi più altisonanti del moderno Neo Prog è sicuramente quello dei gallesi
Magenta. Formatisi a Cardiff nel 2001, sin dal debutto con Revolutions (2001)
hanno saputo mettersi in luce agli occhi della critica di settore e del
pubblico. La voce di Christina Booth è da sempre il marchio di fabbrica della
band, dedita a melodie orecchiabili ma mai banali. L’uso della tecnica
strumentale è eccellente, una costante che ha accompagnato tutti i loro dieci
album in studio.
Oggi
ritornano con "Tarot", avvalendosi di ospiti di grande rilievo come Nick
D'Virgilio (batteria), Peter Jones e Steve Balsamo (cori), Katie Axelsen
(flauto) e Sam Baxter (oboe). La formazione attuale vede Christina Booth alla
voce, Robert Reed alle tastiere e chitarra e Chris Fry alla chitarra.
Come
suggerisce il titolo, l'intero album è costruito attorno alla figura dei
Tarocchi. Non è la prima volta che il mondo del Prog esplora questo tema, ma i
Magenta lo fanno dedicando ogni traccia a uno specifico Arcano Maggiore. Ogni
brano cerca di catturarne l'essenza psicologica ed emotiva: dalla
spensieratezza di The Fool alla solennità di The High Priestess. I testi,
curati come di consueto da Steve Reed, offrono una lettura introspettiva e
quasi filosofica dei simboli.
I
dieci brani che compongono l’album si aprono con "The Lovers", una
canzone arrangiata magistralmente in cui Christina dimostra perché è una delle
voci più ammirate del genere. La sua interpretazione riesce a trasmettere un
senso di calore e protezione, pur mantenendo una fragilità che si sposa
perfettamente con il tema della carta degli Amanti. "Etude 1" è un
breve interludio acustico di chitarra in stile Mike Oldfield che conduce a
"The Magician". Nell'album sono presenti quattro interludi che si
inframezzano tra le canzoni, un espediente che richiama quanto fatto dagli
Arena con la serie Crying For Help.
In
The Magician, la voce funge da guida spirituale, sinuosa e quasi ipnotica nelle
strofe, si apre in un ritornello epico e solare che simboleggia l'atto della
creazione. La musica, ricca di cambi di tempo, lascia ampio spazio ai duelli
tra la chitarra solista (caratterizzata dal tipico sustain lirico alla Steve
Hackett/David Gilmour) e i sintetizzatori di Reed.
"The
World" è una mini-suite di quasi dieci minuti, solare e vicina
all’universo dei Flower Kings. Rappresentando l'ultima carta degli Arcani
Maggiori, il brano incarna il successo, la realizzazione e la chiusura di un
cerchio; è progettato per lasciare l'ascoltatore con un senso di pace, grazie a
un incedere molto armonioso.
Seguono
altri dieci minuti di puro Neo Prog con "Strength". In questo brano i
Magenta esplorano non la forza bruta, ma quella interiore: il coraggio di
affrontare i propri demoni e la capacità di domare la "bestia" che
risiede in ognuno di noi (proprio come nell'iconografia classica della carta,
dove una donna ammansisce un leone). Si tratta di una delle tracce più robuste
dell'album dove la sezione ritmica è molto presente, con un basso pulsante e
riff di chitarra più incisivi rispetto alla solarità del brano precedente.
Splendida la parte centrale.
"The
Empress" presenta un’atmosfera più greve, pur rimarcando i sentieri
stilistici della traccia precedente. Anche qui, gli ottimi arrangiamenti
restano in primo piano. Chiude la title track, qui il testo riflette sull'idea
che le carte siano solo specchi della nostra anima, che non predicono un futuro
immutabile ma rivelano ciò che abbiamo già dentro. È un brano che parla di
libero arbitrio attraverso la metafora del gioco, una ballata soave e sentita.
Se
hai amato lavori come Seven o Metamorphosis, troverai in Tarot quella stessa
magia, filtrata attraverso una produzione ancora più curata e una ricerca
melodica che sembra non esaurirsi mai. MS
Versione Inglese:


Personalmente non ho mai amato particolarmente il new prog o neo prog. Ma con gli anni, ho recepito per bene il valore delle grandi band che negli anni 80, con estremo coraggio, riportarono in auge un genere spazzato via prima dallo tsunami Punk, e poi dalla New Wave (che in qualche realtà tipo Japan, Stranglers, primissimi Litfiba e pochi altri apprezzo) Ma caro Max, questi Magenta perdonami la volgarità, mi hanno sempre fatto cadere le palle a terra. Addirittura, mi sforzai comprando anche un loro CD credo nel 2006, ma furono solo soldi sprecati. Infatti, uno dei miei pusher ufficiali di musica prog (Da Amazon ho comprato solo una singola volta appena arrivato in Italia) mi avvertì con solerzia, che non era roba adatta a me, soprattutto in quel periodo, in cui uscivano interessantissime realtà avant prog e R.I.O. che da sempre, con le campagne di Canterbury, sono il mio territorio preferito. Riconosco la bella voce della Booth, ma oltre non vado. E poi oggi secondo me, in ambito new prog, esistono realtà meno blasonate ma di gran lunga superiori.
RispondiEliminaUn caro saluto.
Gli ultimi 3 album a nome Magenta risultavano al mio orecchio non brutti ma un po' "loffi",quasi tirati via.
RispondiEliminaA mio parere perchè il factotum Reed aveva riversato tutte le sue risorse compositive nei progetti Sanctuary e The Ringmaster.
Ora questo Tarot mi fa improvvisamente ritornare indietro di 25 anni...album ispiratissimo e bellissimo, come le prime prove di inizio millennio!
Un saluto da Mario Medaglia👋💪
Ciao Mario! Anche a me (come hai avuto modo di leggere) è piaciuto. Certo, non ci sono chissà quali passaggi epici, ma in senso generale è gradevole e ben confezionato. Un abbraccio.
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