USCITE
METAL PROGRESSIVE ITALIANO 2026
In
questo breve speciale consiglio l’ascolto di cinque album Metal Progressive
usciti nel corso del 2026.
GABRIELS - Fist of the Seven Stars - Act 5: The Final
Conflict
Broken Bones Promotion & Productions
Gabriels (progetto guidato dal tastierista e compositore siciliano Gabriele
"Gabriels" Crisafulli), segna il monumentale capitolo conclusivo di
una delle saghe concept più ambiziose del panorama metal tricolore.
L'opera
porta a compimento la maestosa rilettura in chiave metal sinfonico/Rock opera
di Hokuto no Ken (Ken il Guerriero). In particolare, questo quinto atto si
concentra sugli eventi drammatici legati alla scoperta dell'Ultimo Generale di
Nanto e alla resa dei conti finale tra i fratelli di Hokuto, condensando in
musica sacrifici, epicità e pathos drammatico. Dal punto di
vista stilistico, l'album è un crocevia ricchissimo dove il Power Metal
sinfonico incontra l'AOR, il Progressive Metal e la magniloquenza della Rock
Opera vecchio stile anni '80. Come da tradizione per le
produzioni di Gabriels, l'album vanta un cast eccezionale, con i cantanti che
interpretano veri e propri ruoli teatrali: Ken: Wild Steel, Raoul:
Antonio Pecere, Julia: Tsena Stefanova Kercheva, Juza (delle Nuvole): Roberto
Tiranti (Labyrinth), Fudo (della Montagna): Dave Dell'Orto, Tou: Monica Marozzi,
e Ryaku: Fabio Carmotti. Accanto a Gabriels (tastiere), Brantley Rogers
(batteria) e ai bassisti Maletoth e Adrian Hansen, si avvicenda una schiera di
chitarristi solisti eccezionali per i vari brani, tra cui Frank Caruso, Dr.
Viossy, Antonello Giliberto, Tommy Vitaly, Glauber Oliveira, Emanuele
Alessandro e Patrick Fisichella. L'album si sviluppa su
13 tracce per oltre un'ora di durata complessiva.
Un
finale di saga coerente, pomposo e dal grande spessore compositivo, imperdibile
per gli amanti del metal melodico, del power sinfonico e delle grandi
narrazioni in musica.
VANDERLUST
- The Human Farm
Rockshots
Records
Il
secondo full-length della band segna un'importante evoluzione
rispetto al debutto omonimo del 2022, configurandosi come una vera e propria
sci-fi Metal opera (o concept album fantascientifico) della durata di circa 47
minuti, dove il gruppo fonde solidità Power Metal, articolazioni Progressive ed
elementi Thrash sinfonici.
La
storia si svolge in un futuro distopico (attorno al 2500 d.C.). Una razza
aliena millenaria, i Coelacanths, offre all'umanità una vita apparentemente
perfetta, sicura e agiata, ma con un prezzo terribile: giunti all'età di
quarant'anni, gli individui devono essere eliminati.
Centinaia
di anni dopo l'inizio di questo accordo, il protagonista (Abe) inizia a mettere
in discussione la perfezione del sistema, scoprendo la drammatica verità:
l'umanità è stata ridotta a una vera e propria "fattoria emotiva",
allevata dagli alieni per raccogliere e consumare i sentimenti e le emozioni
umane. Da qui si innesca la scintilla della ribellione, che porta a fughe
spaziali, battaglie e a una profonda riflessione esistenziale sul costo reale
della libertà rispetto a una gabbia dorata.
I
Vanderlust vedono tra le proprie fila musicisti già noti nel panorama
underground con trascorsi in band come S91, Il Segno del Comando e Sacredfice: Riccardo
"ZP" Morello (voce), Francesco "Franz" Romeggini (chitarre,
composizioni), David Cantina (basso), e Giacomo "Giachi" Mezzetti (batteria).
Musicalmente
l'album è un passo avanti per la band, che ha saputo arricchire i riff serrati
e i richiami a mostri sacri come Megadeth, Vektor o Blind Guardian, con
atmosfere futuristiche, orchestrazioni e aperture melodiche drammatiche ispirate
al filone Kamelot e Dream Theater.
PRIMALUCE
– Way Of Perfection
Autoproduzione
Dopo
il successo di “Dark Mirrors” (2025) e “Metamors” (2025), tornano
immediatamente i Primaluce, formazione capitanata dal polistrumentista Stefano
Primaluce, a testimonianza di un momento di grande ispirazione creativa.
Attraverso
dinamiche mutevoli, “Way Of Perfection” si sviluppa come un concept album che
esplora la tensione tra disciplina e istinto, controllo e liberazione,
precisione ed emozione. Il lavoro affronta il superamento dei propri limiti e
l’eterna lotta tra luce e ombra. La line-up che ha inciso il disco vede Stefano
Primaluce (chitarre ritmiche, tastiere, cori, programmazione) affiancato da
Andrea Rocchi (chitarra solista e acustica), Marco Adami (basso), Michele
Avella (batteria) e Falco alla voce.
Come
il genere impone, le dodici tracce variano da mid-tempo diretti a composizioni
articolate; non stupisce, dunque, riscontrare sonorità care a icone come Dream
Theater e Fates Warning. Nonostante l’uso di tempi dispari e la complessità
tecnica, il gruppo non rinuncia mai alla "forma canzone" e a
ritornelli piuttosto aperti. In questo contesto, l'uso delle tastiere risulta
fondamentale per tessere tappeti sonori che conferiscono profondità ai riff di
chitarra più serrati.
Con
questo lavoro, i Primaluce regalano un piccolo gioiello, candidandosi tra le
realtà più significative della nostra scena. Un disco che metterà d’accordo gli
amanti di queste sonorità, offrendo al contempo un'ottima occasione ai neofiti
per avvicinarsi a un genere capace di stupire.
FOR MY DEMONS – Tristesse
Volcano Records & Promotion
Il
quartetto capitolino, guidato dalla voce profonda e versatile di Gabriele
Palmieri (ex-Neverdream), con Andrea Terzulli (basso), Francesco La Dolcetta (chitarra),
e Giovanni Masotti (batteria) ha confezionato un'opera interamente dedicata
alla tormentata esistenza, alle sofferenze e alla straordinaria visione
artistica di Vincent van Gogh. Il titolo stesso, Tristesse, evoca il nucleo
malinconico ed esistenziale che ha accompagnato il pittore olandese fino ai
suoi ultimi giorni (ispirandosi alla celebre frase a lui attribuita: "La
tristezza durerà per sempre").
Dal
punto di vista prettamente musicale, il disco si muove su coordinate
Progressive Dark/Gothic Metal. Non bisogna attendersi dunque un Prog infarcito
di sterili tecnicismi o continui funambolismi strumentali; la band punta tutto
sulla creazione di trame atmosferiche avvolgenti, stratificate e fortemente
evocative. L'andamento dei brani è narrativo e teatrale, alternando riff
pesanti e cadenzati a squarci di pura melodia ed elettronica crepuscolare.
I
punti di riferimento più evidenti e dichiarati sono i Katatonia dell'ultimo
corso, i pesi massimi svedesi Soen e le sfumature più intime ed eleganti degli
Evergrey o dei Dream Theater meno barocchi.
Un
lavoro maturo, compatto e decisamente focalizzato sulla narrazione emozionale,
perfetto per chi ama le contaminazioni più scure del metallo Progressivo.
WALLS
OF BABYLON - Aeons Apart
Wanikiya
Record/Promotion
Quarto
album in studio per la band fabrianese (AN) Walls Of Babylon formata da Valerio
Gaoni (voce), Fabiano Pietrini (chitarra), Francesco Pellegrini (chitarra
solista), Matteo Carovana (basso) e Marco Barbarossa (batteria).
Musicalmente la band prosegue lungo la propria personale carreggiata che fonde la potenza e la velocità d'impatto del Power Metal classico con le strutture articolate, gli arrangiamenti sinfonici e i tempi dispari tipici del Progressive Metal. Rispetto al passato, con “Aeons Apart” la band ha cercato una produzione volutamente più diretta, dinamica e ottimizzata per la dimensione live. I riff restano granitici e i duetti chitarristici sono affilatissimi, ma c'è una grandissima attenzione all'orecchiabilità dei ritornelli e alla pulizia melodica, strizzando l'occhio a colossi internazionali come Kamelot, Conception, Angra o i primi Seventh Wonder.
Il vero punto di forza del disco, oltre all'ineccepibile comparto tecnico, risiede nella sua struttura lirica. “Aeons Apart” si sviluppa come un particolare tipo di concept album:
Le
prime otto tracce sembrano storie completamente slegate tra loro (si spazia
dalle gesta di un anziano cavaliere medievale, alle vicende di un cacciatore
spaziale, fino ai tormenti interiori di un vampiro). Tuttavia, la traccia
conclusiva, Epilogue, funge da chiave di volta svelando il filo conduttore,
tutti i brani non sono altro che i racconti partoriti dalla mente di uno
scrittore sul letto di morte. L'autore si è rifugiato per tutta la vita nella
sua vena creativa come metafora e scudo per sfuggire a un mondo che non lo
comprendeva, e nell'epilogo ringrazia i suoi stessi personaggi per essergli
stati più vicini di qualunque essere umano reale.
Un
lavoro imponente che conferma la band tra le realtà più solide e creative del
metallo Progressivo del centro Italia.





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