I Miei Libri

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mercoledì 27 maggio 2026

Deus Ex Machina, il Prog latino

DEUS EX MACHINA

Di Max Salari
 
Nel panorama italico del Progressive Rock abbiamo ascoltato molta qualità e tanta storia. Generalmente quando si nomina questo genere, vengono alla mente i soliti noti degli anni ’70 che, giustamente, hanno reso questo panorama unico e grandioso anche agli occhi del mondo. Eppure anche negli anni ’80 e ’90 abbiamo avuto band clamorose, purtroppo il problema è che sono uscite nel momento in cui il genere ha stentato a riprendere. Malgrado tutto si sono fatte largo a spallate nel contesto e alcune hanno lasciato un segno indelebile, poi si sa… Il tempo è sempre galantuomo.
Una di queste si chiama Deus Ex Machina:




Sono indubbiamente una delle realtà più straordinarie, colte e rigorose del panorama Progressive e Jazz Rock italiano (e internazionale) degli ultimi trentacinque anni. Nati a Bologna alla fine degli anni '80, hanno saputo tracciare un percorso unico, dove la complessità strabiliante della musica si sposa perfettamente con una scelta lirica radicale e affascinante: l'uso del latino per tutti i loro testi.
La formazione base è composta nel 1991 da Mauro Collina (chitarra), Alessandro Porreca (basso), Luigi Ricciadiello (tastiere), Marco Matteuzzi (batteria, percussioni), Alessandro Bonetti (violino), e Alberto Piras (voce).
Lungi dall'essere un mero espediente intellettualistico o una bizzarria goliardica, il latino nei Deus Ex Machina è uno strumento ritmico e fonetico essenziale, dove la durezza, le inversioni e la metrica della lingua classica si incastrano alla perfezione con i tempi dispari e le continue sincopi della loro musica, creando un impatto espressivo primordiale e modernissimo al tempo stesso.
Definire il loro stile semplicemente come "Prog" è riduttivo. La proposta dei Deus Ex Machina è un Jazz Prog Fusion iper-tecnico, violentemente energetico e totalmente refrattario alle melodie facili o rassicuranti, consigliato agli amanti degli Area e di Frank Zappa. Piras è la ciliegina sulla torta grazie alla sua voce poderosa e pulita. Possiede un'estensione impressionante e una potenza drammatica fuori dal comune. Non si limita a cantare in latino, lo declama, lo urla, lo frammenta in vocalizzi acrobatici che ricordano la libertà espressiva di Stratos, senza mai perdere il controllo dell'intonazione su strutture ritmiche che farebbero tremare i polsi a chiunque.


 
LA DISCOGRAFIA IN STUDIO




Gladium Caeli (Drums Edizioni Musicali / Kaliphonia – 1991 / 1994)
 
Pubblicato originariamente nel 1991 questo lavoro non è semplicemente il loro album d'esordio ma è il manifesto programmatico, un'autentica opera Rock che ha ridefinito i confini del sinfonismo e della fusion d'avanguardia in Italia nei primi anni Novanta.
Immaginate una band esordiente che si presenta sul mercato con un concept strutturato, brani dalla complessità a tratti disarmante e testi cantati interamente in latino… Di per se un debutto incredibile. È l'album che fece gridare al miracolo la critica specializzata dell'epoca, tracciando una linea di demarcazione netta rispetto al Neo Prog più derivativo e romantico di quegli anni. Dal punto di vista prettamente musicale, Gladium Caeli è un terremoto energetico. Sebbene la componente Jazz-Rock/Fusion che caratterizzerà i lavori successivi sia già presente (soprattutto nell'interplay funambolico tra violino e chitarra), qui c'è una forte e drammatica componente sinfonica. Qualcuno descrisse l'impatto di questo lavoro come se la solennità mitologica di Richard Wagner incontrasse le asperità geometriche dei King Crimson epoca “Red”, il tutto filtrato dall'estro ritmico di Frank Zappa.
L'uso dei sintetizzatori d'epoca e dell'organo crea trame fitte e oscure, su cui il violino di Bonetti disegna arabeschi impazziti e la chitarra di Collina scarica riff taglienti.
L'album non concede un attimo di tregua e si sviluppa attraverso pezzi lunghi e articolati, dove i cambi di tempo e di atmosfera sono continui. Nella tracklist spiccano veri e propri monumenti sonori fra i quali cito: “Expergi”, “Arbor”, “Gladium Caeli”, e “Omnia Evolvitur Sed Potest Mutari”.



Deus Ex Machina (Kaliphonia – 1992)
 
In questo secondo capitolo si assiste a una mutazione genetica cruciale, la band abbandona in parte quelle frammentazioni e quelle aperture puramente sinfonico-romantiche dell'esordio per abbracciare un sound molto più compatto, spigoloso e d'avanguardia. È il disco che li proietta definitivamente verso territori Hard Fusion e Jazz Prog, con un'attitudine che scardina i cliché del progressive classico degli anni Novanta. Dal punto di vista della formazione, questo album segna un passaggio fondamentale, dietro le pelli siede per la prima volta Claudio Trotta. Il suo ingresso non è un semplice cambio di personale, ma una rivoluzione ritmica, dove la sua batteria, precisissima ma dotata di una potenza e di un dinamismo quasi dionisiaci, diventa il motore perfetto per assecondare le partiture sempre più geometriche e complesse della band, creando un interplay devastante con il basso di Alessandro Porreca.
Ogni brano si sviluppa attorno a un nucleo tematico forte, una singola idea portante che viene poi sviscerata, decostruita e riarrangiata con una cura maniacale per i dettagli.
Il risultato è un disco apparentemente più ostico e dissonante al primo ascolto, ma straordinariamente coeso. Le atmosfere si fanno più tese e scure, quasi a lambire l'avanguardia e il rock iconoclasta degli Area o dei King Crimson più duri.
Con questo album, i Deus Ex Machina chiarirono al mondo che il Rock Progressivo degli anni '90 poteva essere qualcosa di totalmente diverso, non nostalgia degli anni '70, ma una musica proiettata nel futuro, colta, ostica, fieramente indipendente e dotata di un'energia esecutiva quasi dionisiaca.



De Repubblica (Kaliphonia – 1995)
 
 
Nel 1995 i Deus Ex Machina pubblicano quello che, per consenso unanime di critica e pubblico, è considerato il loro zenit creativo e un capolavoro assoluto del Prog moderno: “De Republica”.
Qui la spinta Hard Fusion geometrica dell'album omonimo e la magniloquenza sinfonica dell'esordio trovano qui una sintesi miracolosa. Non a caso è il disco che li ha sdoganati definitivamente all'estero, consolidando la loro fama di unici e legittimi eredi di quella stagione gloriosa e senza compromessi che negli anni '70 fu guidata dagli Area.
Il titolo non lascia spazio a dubbi, l'album è un concept liberamente ispirato al “De Re Publica” di Cicerone, ma riletto con una sensibilità contemporanea. Dal punto di vista esecutivo, De Republica è un vero e proprio saggio di bravura, dove la sezione ritmica formata da Alessandro Porreca e Claudio Trotta, ancora una volta compie autentici miracoli di equilibrismo su metriche impossibili e continui stop-and-go. Sopra questo motore micidiale, le tastiere di Luigi Ricciardiello, la chitarra di Maurino Collina e il violino di Alessandro Bonetti tessono trame di una densità spaventosa, dialogando e rincorrendosi in contrappunti che uniscono l'energia del Rock alla complessità della musica d'avanguardia. Su tutto, domina la voce teatrale, stentorea e drammatica di Alberto Piras, la cui performance in questo disco tocca vette interpretative che ricordano la totale libertà espressiva e l'uso dello strumento-voce tipico di Demetrio Stratos.
 



Equilibrismo Da Insofferenza (Kaliphonia – 1998)


È un album dominato, come suggerisce il titolo stesso, da un costante senso di precarietà e di sfida, un camminare sul filo del rasoio sospesi tra un Jazz Rock d'assalto e l'avanguardia più radicale.
Qui risiede una parziale asciugatura delle trame tastieristiche più sinfoniche a favore di un sound più secco, quasi "live in studio", dove ogni strumento è esposto nella sua cruda realtà.
Non ci sono quasi più punti di riferimento o metriche lineari a cui aggrapparsi, il tempo viene continuamente dilatato, spezzato e ricomposto. Su questa griglia ritmica instabile, il violino di Alessandro Bonetti e la chitarra di Maurino Collina si muovono come lame, disegnando contrappunti sghembi, spigolosi, debitori tanto della musica contemporanea quanto del Rock più iconoclasta (vedi King Crimson periodo “Discipline”).
In questo contesto di perenne "insofferenza" e tensione, la performance di Alberto Piras si fa ancora più acrobatica ed esasperata. Il latino non è più solo la lingua del concept colto, ma diventa pura materia fonetica da plasmare. Piras urla, sussurra, frantuma le sillabe, si lancia in vocalizzi schizoidi che sfidano le leggi della fisica polmonare, perfettamente integrato nei continui stop-and-go della band.
Equilibrismo da un'estremità all'altra è un disco fiero, ostico e spiazzante. Non è un ascolto facile e, all'epoca della sua uscita, divise anche una parte del pubblico Progressive più tradizionalista, ma  distanza di tempo rimane una testimonianza clamorosa di coraggio artistico. “Equilibrismo Da Insofferenza” resta un fermo immagine di una band all'apice della propria perizia tecnica che, invece di adagiarsi sulla formula vincente di “De Republica”, sceglie la strada più difficile, preferendo l'instabilità del filo teso alla sicurezza del terreno conosciuto. Sicuramente un album di puro e intransigente artigianato sonoro.


 

Cinque (Cuneiform Records – 2002)
 
 
La grande novità di questo album risiede nell'arricchimento della tavolozza sonora. Accanto al nucleo storico formato da Alberto Piras (voce), Maurino Collina (chitarra), Alessandro Bonetti (violino), Claudio Trotta (batteria) e Alessandro Porreca (basso), fa il suo ingresso stabile alle tastiere Fabrizio Puglisi, musicista di estrazione squisitamente jazzistica.
Ma il vero valore aggiunto è la presenza di una vera e propria sezione fiati (con ospiti al sax e alla tromba). Questo inserimento sposta l'asse del sound strizzando l'occhio ai grandi ensemble della Scena di Canterbury come i National Health o i Hatfield And The North e al Frank Zappa orchestrale di “Grand Wazoo”. Di conseguenza il sound si fa più ricco, stratificato, accattivante e dinamico.
Si può godere altresì della voce di Alberto Piras che compie un lavoro straordinario, pur mantenendo i suoi proverbiali acuti e la declamazione teatrale in latino, si concede linee melodiche più aperte, quasi liriche, assecondando la natura più solare e d'ampio respiro dei brani. L'interplay tra il violino di Bonetti, la chitarra di Collina e i nuovi ricami pianistici di Puglisi crea un tessuto fusion di eleganza sopraffina.
“Cinque” è il disco che ha consacrato i Deus Ex Machina oltreoceano. La distribuzione e la promozione della Cuneiform Records permisero alla band di essere invitata come nome di punta al NEARfest nel 2002 (uno dei festival di Progressive Rock più importanti al mondo, negli Stati Uniti), dove la loro esibizione lasciò il pubblico americano letteralmente sbalordito.



Imparis (Cuneiform Records – 2008)
 
 
E’ un progetto ibrido (CD + DVD) concepito per catturare la band in una dimensione a loro congeniale, quella del live, arricchita però da materiale d'archivio inedito e da nuove registrazioni in studio. Il titolo stesso, “Imparis”, gioca sulla natura asimmetrica dispari della loro musica e sulla straordinarietà di questa pubblicazione.
La parte audio è un vero e proprio gioiello per i collezionisti e gli appassionati, il nucleo centrale è costituito dalle registrazioni live effettuate durante il loro trionfale tour in Giappone nel 2005, precisamente al Taro Mitani.
Il DVD allegato è un documento storico di valore inestimabile e contiene la ripresa integrale del concerto al NEARfest 2002 negli Stati Uniti, estratti del concerto in Giappone e interviste e filmati di backstage che svelano il lato più umano, ironico e zappiano dei musicisti bolognesi, da sempre lontani dagli atteggiamenti divistici.


 

Devoto (Cuneiform Records – 2016)
 
 
Con “Devoto” si chiude (almeno per il momento) la parabola discografica dei Deus Ex Machina. Esso è una sontuosa sintesi di trent'anni di carriera e dimostra come il tempo non abbia minimamente scalfito l'ardore e l'intransigenza artistica della band, capace di tornare sulle scene con una freschezza, una potenza e una lucidità compositiva che hanno lasciato sbalorditi critica e appassionati. L’album compie una decisa inversione di rotta dal punto di vista degli arrangiamenti, a sorpresa si presentano meno fiati.
Alle tastiere, come ospite d'eccezione, troviamo il prezioso apporto di Stefano Passini, ma il baricentro del sound si sposta nuovamente verso un'attitudine marcatamente Rock, elettrica e dinamica. C'è meno opulenza orchestrale e molta più corda, pelle e legno, un sound asciutto, potente, dove ogni strumento viaggia a livelli di interplay spaventosi. Il termine "Devoto" racchiude in sé l'essenza profonda di questa band, è la devozione totale, la fedeltà assoluta a un'idea di musica colta, artigianale, priva di compromessi con le mode o con il mercato.


 
Nel mezzo di questa carriera i Deus Ex Machina escono con due altri lavori: l’EP “Diacronia Metronomiche” (Kaliphonia – 1996) e l’LP ad edizione limitata  “Non Est Ars Quae Ad Effectum Casus Venit” (Kaliphonia Records – 1997).


 



 
Quando la band si scioglie, i singoli membri non restano con le mani in mano, il batterista Claudio Trotta, ad esempio, è da sempre iperattivo nel panorama Jazz, d'avanguardia e nella musica contemporanea (ha suonato con i Testadeporcu, ensemble di sonorizzazioni di film muti e collaborato con diverse formazioni Jazz/Core), così come gli altri musicisti continuano a coltivare la propria immensa tecnica in contesti paralleli, fusion o d'insegnamento.
I Deus Ex Machina rappresentano l'anima più fiera, intransigente e colta del Rock Progressivo italiano, una band che non ha mai accettato compromessi commerciali e che ha dimostrato come una lingua "morta" possa diventare straordinariamente viva, pulsante e Rock. MS







Versione Inglese: 


DEUS EX MACHINA
Experimental and Latin-tinged Italian Prog

Max Salari

 
Within the Italian Progressive Rock landscape, we have listened to immense quality and a wealth of history. Generally, when this genre is mentioned, the usual suspects of the 1970s come to mind—bands that rightfully made this scene unique and magnificent, even in the eyes of the world. Yet, we also had spectacular bands in the '80s and '90s. Unfortunately, the problem was that they emerged at a time when the genre was struggling to find its footing again. Despite everything, they fought their way into the scene, and some left an indelible mark. Then again, as they say... time is always a gentleman.
One of these bands is called Deus Ex Machina.




They are undoubtedly one of the most extraordinary, cultured, and rigorous entities in the Italian (and international) Progressive and Jazz-Rock scene of the last thirty-five years. Born in Bologna at the end of the 1980s, they mapped out a unique path where the staggering complexity of the music perfectly weds a radical and fascinating lyrical choice: the use of Latin for all their lyrics.
The core lineup was formed in 1991 by Mauro Collina (guitar), Alessandro Porreca (bass), Luigi Ricciardiello (keyboards), Marco Matteuzzi (by drums, percussion), Alessandro Bonetti (violin), and Alberto Piras (vocals).
Far from being a mere intellectual gimmick or a lighthearted eccentricity, Latin in Deus Ex Machina is an essential rhythmic and phonetic tool. The harshness, inversions, and metrics of the classical language lock perfectly into the odd time signatures and constant syncopations of their music, creating an expressive impact that is simultaneously primordial and deeply modern.
Defining their style simply as "Prog" is reductive. Deus Ex Machina’s proposition is an hyper-technical, violently energetic Jazz-Prog-Fusion that is totally refractory to easy or comforting melodies—highly recommended for lovers of Area and Frank Zappa. Piras is the icing on the cake, thanks to his powerful and clean voice. He possesses an impressive range and an uncommon dramatic power. He does not just sing in Latin; he declaims it, shouts it, and shatters it into acrobatic vocalizations that recall the expressive freedom of Demetrio Stratos, without ever losing pitch control over rhythmic structures that would make anyone's wrists tremble.


 
THE STUDIO DISCOGRAPHY





 
Gladium Caeli (Drums Edizioni Musicali / Kaliphonia – 1991 / 1994)
 
 
Originally released in 1991, this work is not simply their debut album but their programmatic manifesto—an authentic Rock opera that redefined the boundaries of symphonism and avant-garde fusion in Italy during the early 1990s.
Imagine a debut band entering the market with a structured concept, tracks of an at times disarming complexity, and lyrics sung entirely in Latin... an incredible debut in its own right. It was the album that made the specialized critics of the era cry "miracle," drawing a sharp line of demarcation against the more derivative and romantic Neo-Prog of those years.
From a purely musical standpoint, Gladium Caeli is an energetic earthquake. Although the Jazz-Rock/Fusion component that would characterize their later works is already present (especially in the funambulistic interplay between violin and guitar), there is a strong and dramatic symphonic component here. Some described the impact of this work as if the mythological solemnity of Richard Wagner met the geometric harshness of Red-era King Crimson, all filtered through the rhythmic wit of Frank Zappa.
The use of vintage synthesizers and organ creates dense, dark textures over which Bonetti’s violin draws frantic arabesques and Collina’s guitar unleashes sharp riffs. The album offers no respite, developing through long, articulate tracks with continuous shifts in tempo and atmosphere. Standing out within the tracklist are true sonic monuments, among which I mention: "Expergi", "Arbor", "Gladium Caeli", and "Omnia Evolvitur Sed Potest Mutari".



 
Deus Ex Machina (Kaliphonia – 1992)
 
 
In this second chapter, we witness a crucial genetic mutation. The band partly abandons the fragmentation and purely symphonic-romantic openings of the debut to embrace a much more compact, edgy, and avant-garde sound. This is the record that definitively propels them into Hard-Fusion and Jazz-Prog territories, with an attitude that dismantles the clichés of classic 1990s progressive rock.
From a lineup perspective, this album marks a fundamental transition: sitting behind the skins for the first time is Claudio Trotta. His entry is not a simple change of personnel but a rhythmic revolution. His drumming—extremely precise yet endowed with an almost Dionysian power and dynamism—becomes the perfect engine to drive the band's increasingly geometric and complex scores, creating a devastating interplay with Alessandro Porreca’s bass.
Each track develops around a strong thematic core, a single driving idea that is then dissected, deconstructed, and rearranged with a maniacal attention to detail. The result is an album that seems more demanding and dissonant on first listen, yet is extraordinarily cohesive. The atmospheres grow more tense and dark, almost bordering on the avant-garde and iconoclastic rock of Area or the heaviest King Crimson.
With this album, Deus Ex Machina made it clear to the world that 1990s Progressive Rock could be something entirely different: not nostalgia for the '70s, but a music projected into the future—cultured, challenging, fiercely independent, and charged with an almost Dionysian executive energy.





De Republica (Kaliphonia – 1995)
 
 
 In 1995, Deus Ex Machina released what is universally considered by critics and audiences alike to be their creative zenith and an absolute masterpiece of modern Prog: De Republica. Here, the geometric Hard-Fusion drive of the self-titled album and the symphonic grandiosity of the debut find a miraculous synthesis. Unsurprisingly, it is the record that definitively broke them abroad, consolidating their reputation as the sole and legitimate heirs to that glorious, uncompromising season led by Area in the 1970s.
The title leaves no room for doubt; the album is a concept piece freely inspired by Cicero's De Re Publica, but reinterpreted with a contemporary sensibility. Performance-wise, De Republica is a true masterclass. The rhythmic section of Alessandro Porreca and Claudio Trotta once again performs authentic miracles of balancing over impossible time signatures and continuous stop-and-go patterns.
Above this lethal engine, Luigi Ricciardiello’s keyboards, Maurino Collina’s guitar, and Alessandro Bonetti’s violin weave textures of staggering density, dialoguing and chasing each other in counterpoints that unite the energy of Rock with the complexity of avant-garde music. Above it all dominates the theatrical, stentorian, and dramatic voice of Alberto Piras, whose performance on this record reaches interpretive peaks reminiscent of the total expressive freedom and vocal-instrumentation typical of Demetrio Stratos.
 


 
Equilibrismo Da Insofferenza (Kaliphonia – 1998)
 
 
 
As the title itself suggests, this album is dominated by a constant sense of precariousness and defiance—a tightrope walk suspended between an aggressive Jazz-Rock and the most radical avant-garde. Here lies a partial drying up of the more symphonic keyboard textures in favor of a drier, almost "live in the studio" sound, where every instrument is exposed in its raw reality.
There are almost no reference points or linear metrics to hold onto; time is continually stretched, shattered, and put back together. On this unstable rhythmic grid, Alessandro Bonetti’s violin and Maurino Collina’s guitar move like blades, drawing skewed, angular counterpoints that owe as much to contemporary classical music as they do to iconoclastic Rock (see Discipline-era King Crimson).
In this context of perennial "insofferenza" (intolerance/restlessness) and tension, Alberto Piras’s performance becomes even more acrobatic and exasperated. Latin is no longer just the language of a cultured concept; it becomes pure phonetic matter to be molded. Piras screams, whispers, crushes syllables, and launches into schizoid vocalizations that defy the laws of pulmonary physics, perfectly integrated into the band's continuous stop-and-gos.
Equilibrismo Da Insofferenza  is a proud, challenging, and unsettling record. It is not an easy listen and, at the time of its release, it even divided a portion of the more traditionalist Progressive audience. However, with the passage of time, it remains a striking testament to artistic courage. Equilibrismo Da Insofferenza stands as a freeze-frame of a band at the peak of its technical prowess that, instead of coasting on the winning formula of De Republica, chooses the harder path, preferring the instability of the high wire to the safety of familiar ground. It is, without a doubt, an album of pure and intransigent sonic craftsmanship.



 
Cinque (Cuneiform Records – 2002)
 
 
The great novelty of this album lies in the enrichment of the sonic palette. Alongside the historic core of Alberto Piras (vocals), Maurino Collina (guitar), Alessandro Bonetti (violin), Claudio Trotta (drums), and Alessandro Porreca (bass), Fabrizio Puglisi—a musician of an exquisitely jazz background—makes his permanent entry on keyboards.
But the true added value is the presence of a full-fledged horn section (featuring guest players on saxophone and trumpet). This addition shifts the axis of the sound, tipping its hat to the great ensembles of the Canterbury Scene, such as National Health or Hatfield and the North, and the orchestral Frank Zappa of The Grand Wazoo. Consequently, the sound becomes richer, more layered, captivating, and dynamic.
One can also marvel at the voice of Alberto Piras, who delivers an extraordinary performance. While maintaining his proverbial high notes and theatrical Latin declamation, he allows himself more open, almost lyrical melodic lines, accommodating the brighter, more wide-ranging nature of the tracks. The interplay between Bonetti's violin, Collina's guitar, and Puglisi's new pianistic embroideries creates a fusion tapestry of superlative elegance.
Cinque is the album that consecrated Deus Ex Machina overseas. The distribution and promotion by Cuneiform Records allowed the band to be invited as a marquee headliner at NEARfest in 2002 (one of the world's premier Progressive Rock festivals, held in the United States), where their performance left the American audience literally stunned.



 
Imparis (Cuneiform Records – 2008)
 
 
This is a hybrid project (CD + DVD) designed to capture the band in their most congenial dimension: the live environment, enriched however by unreleased archival material and new studio recordings. The title itself, Imparis, plays on the asymmetric, "odd" nature of their music and the extraordinary character of this release.
The audio portion is a true gem for collectors and enthusiasts; the core consists of live recordings captured during their triumphant 2005 tour of Japan, specifically at the Taro Mitani.
The accompanying DVD is a historical document of invaluable worth. It features the full concert footage from NEARfest 2002 in the United States, excerpts from the Japan concert, alongside interviews and backstage footage that reveal the more human, ironic, and Zappa-esque side of the Bolognese musicians, who have always steered clear of diva-like attitudes.




 Devoto (Cuneiform Records – 2016)


With Devoto, the discographic arc of Deus Ex Machina draws to a close (at least for the time being). It serves as a sumptuous synthesis of a thirty-year career and proves that time has not in the least eroded the band's artistic fervor and intransigence. They proved capable of returning to the scene with a freshness, power, and compositional lucidity that left both critics and fans astonished.
The album takes a sharp turn in terms of arrangements; surprisingly, fewer horns are featured. On keyboards, as an exceptional guest, we find the invaluable contribution of Stefano Passini, but the center of gravity of the sound shifts back toward a decidedly Rock, electric, and dynamic attitude. There is less orchestral opulence and much more string, skin, and wood—a dry, powerful sound where every instrument operates at staggering levels of interplay.
The term "Devoto" (Devoted) encompasses the profound essence of this band: it is total devotion, absolute fidelity to an idea of cultured, handcrafted music, free from compromises with trends or the market.
 
In the midst of this career, Deus Ex Machina also released two other works: the EP Diacronie Metronomiche (Kaliphonia – 1996) and the limited-edition LP Non Est Ars Quae Ad Effectum Casus Venit (Kaliphonia Records – 1997).
 
When the band enters periods of inactivity, the individual members do not sit idle. Drummer Claudio Trotta, for instance, has always been hyperactive in the Jazz, avant-garde, and contemporary music scenes (playing with Testadeporcu, an ensemble specializing in silent film soundtracks, and collaborating with various Jazz/Core outfits), just as the other musicians continue to cultivate their immense technique in parallel fusion contexts or through teaching.
Deus Ex Machina represent the proudest, most uncompromising, and cultured soul of Italian Progressive Rock—a band that never accepted commercial compromises and demonstrated how a "dead" language could become extraordinarily alive, pulsing, and Rock.


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