I Miei Libri

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mercoledì 20 maggio 2026

Mariano Bulligan

MARIANO BULLIGAN - VII Stazione – Hiroshima
Lizard Records / The Jellyfish Label
Genere: Contemporanea / Rock Progressivo
Supporto: CD / Bandcamp – 2026





È bello imbattersi ancora in lavori in cui la mente può volare alta e ammirare panorami incredibili.
In un mondo "mordi e fuggi" è davvero un’isola felice quella in cui ci conduce Mariano Bulligan con il suo “VII Stazione – Hiroshima”. L’album giunge dopo “Cybele & Attis” del 2024 e “Saudade” del 2025, ma attenzione: non si tratta di un nuovo lavoro, bensì della consacrazione in CD di un’opera realizzata digitalmente nel 2023.
Il disco nasce come colonna sonora dell'omonimo mediometraggio uscito nel 2021. Non è un semplice accompagnamento, ma un progetto autonomo che rielabora la tragedia atomica attraverso il legame tra Giappone e Friuli (terra d'origine di Bulligan).
Mariano Bulligan è un violoncellista e cantante che utilizza un set strumentale molto particolare per evocare atmosfere sospese tra memoria e distruzione: violoncello e violoncello elettrico, i Gong di Hiroshima (sculture sonore in bronzo create dallo scultore Luciano Ceschia nel 1961, che conferiscono al disco una vibrazione ancestrale e metallica), elettronica, lo Shakuhachi e i flauti suonati dalla polistrumentista Veronika Vitazkova, che aggiungono il tocco tradizionale giapponese.
L’artwork è di Gabriele Donada, mentre il libretto è a cura dello stesso Bulligan.
I due minuti e mezzo di “Good Morning Hiroshima & Nagasaki” immergono immediatamente l’ascoltatore in quel mondo fatto di colori e sensazioni, grazie a strumentazioni world, flauto compreso. Atmosfere pacate sono la base di questo movimento particolarmente toccante.
“It's a Long Way To Hiroshima (feat. Massimo Somaglino)” è un breve vocale di quaranta secondi che conduce a “Anime E Sensi, Di Colpa / Souls And Feelings, Of Guilty (feat. Veronika Vitazkova)”. Il titolo stesso suggerisce una riflessione profonda sul peso della coscienza umana di fronte alla distruzione. Qui la polistrumentista slovacca interviene con i suoi flauti etnici, in particolare lo Shakuhachi (il flauto d'ebano giapponese). Il timbro soffioso e ancestrale di questo strumento trasporta immediatamente l'ascoltatore nelle atmosfere del Giappone post-bellico, creando un ponte sonoro tra l'Occidente e l'Oriente.
In “Submersus Jacet Japhaon”, Mariano Bulligan compie un’operazione di "archeologia sonora" audace, unendo tre mondi apparentemente inconciliabili: la tradizione corale cristiana, la spiritualità giapponese e l'avanguardia violoncellistica. Qui il violoncello viene utilizzato con arcate lunghe e profonde che richiamano il lamento, creando un tappeto sonoro ipnotico e quasi rituale in un atto di sofferenza universale.
In “No Perdonin / We Don't Forgive”, l’autore adotta nel titolo il linguaggio friulano con le sue sonorità aspre e concrete, le quali conferiscono al messaggio un'urgenza e una verità che l'italiano o l'inglese difficilmente avrebbero restituito con la stessa forza. È il lamento di una terra (il Friuli) che parla a un'altra terra martoriata (il Giappone).
“La Scala / The Stairs” è un altro breve interludio che conduce a “Kokura Rain”, il brano più lungo dell’album grazie agli abbondanti otto minuti di durata. È uno dei momenti più narrativi e, paradossalmente, inquietanti dell'intero album. Il titolo fa riferimento a uno dei "quasi" della storia: Kokura era infatti l'obiettivo primario designato per lo sgancio della seconda bomba atomica, ma a causa delle avverse condizioni meteorologiche e della scarsa visibilità (la "pioggia" e le nubi sopra la città), l'equipaggio del B-29 dirottò verso l'obiettivo secondario, Nagasaki. Il violoncello lavora su frequenze medio-alte, quasi a simulare un lamento sottile che si confonde con il rumore bianco di fondo.
L’album si conclude con “Mr. Bulligun - Floating on a Sunken Sign”; a differenza di altre tracce dal sapore più "artigianale" e radicato nel territorio friulano, il pezzo vanta una cura sonora di respiro globale. Mixato a Londra da Marc Urselli, ingegnere del suono vincitore di tre Grammy (noto per le sue collaborazioni con icone dell'avanguardia come John Zorn, Laurie Anderson e Lou Reed), il brano risulta di una spazialità incredibile, dove ogni vibrazione e ogni riverbero elettronico sono definiti con estrema precisione. Inatteso il finale allegro con più voci ed effetti eco.
Non manca una bonus track, qui intitolata “Kimono Under My Skin”.
Bulligan ha la capacità di trasformare un evento tragico in un'esperienza estetica elevata; non è Prog nel senso classico dei tempi dispari o dei virtuosismi tecnici fini a se stessi, bensì si tratta di musica totale, dove l'improvvisazione controllata e la ricerca timbrica servono a narrare una storia. Un requiem elettroacustico di rara potenza che fonde il lamento del violoncello friulano con il respiro ancestrale del Giappone, trasformando le ceneri di Hiroshima in una preghiera d'avanguardia universale. MS







Versione Inglese: 



MARIANO BULLIGAN - VII Stazione – Hiroshima
Lizard Records / The Jellyfish Label
Genre: Contemporary / Progressive Rock
Format: CD / Bandcamp – 2026






It is wonderful to still come across works where the mind can soar high and admire such incredible vistas.
In a "hit-and-run" world, the place where Mariano Bulligan leads us with his “VII Stazione – Hiroshima” is a true happy island. The album follows 2024's “Cybele & Attis” and 2025's “Saudade,” but take note: this is not a new work, but rather the consecration on CD of an opera originally released digitally in 2023.
The record originated as the soundtrack for the 2021 medium-length film of the same name. It is not a mere accompaniment, but an autonomous project that reimagines the atomic tragedy through the bond between Japan and Friuli (Bulligan's homeland).
Mariano Bulligan is a cellist and singer who utilizes a very distinctive instrumental set to evoke atmospheres suspended between memory and destruction: cello and electric cello, the Hiroshima Gongs (bronze sound sculptures created by sculptor Luciano Ceschia in 1961, which lend the album an ancestral and metallic vibration), electronics, the Shakuhachi, and flutes played by multi-instrumentalist Veronika Vitazkova, which add a traditional Japanese touch.
The artwork is by Gabriele Donada, while the booklet was curated by Bulligan himself.
The two and a half minutes of “Good Morning Hiroshima & Nagasaki” immediately immerse the listener in that world of colors and sensations, thanks to world instrumentation, flute included. Calm atmospheres form the basis of this particularly touching movement.
“It's a Long Way To Hiroshima (feat. Massimo Somaglino)” is a brief forty-second vocal that leads into “Anime E Sensi, Di Colpa / Souls And Feelings, Of Guilty (feat. Veronika Vitazkova).” The title itself suggests a profound reflection on the weight of human conscience in the face of destruction. Here, the Slovak multi-instrumentalist intervenes with her ethnic flutes, specifically the Shakuhachi (the Japanese bamboo flute). The breathy and ancestral timbre of this instrument immediately transports the listener into the atmosphere of post-war Japan, creating a sonic bridge between West and East.
In “Submersus Jacet Japhaon,” Mariano Bulligan performs a bold feat of "sonic archaeology," uniting three seemingly irreconcilable worlds: the Christian choral tradition, Japanese spirituality, and avant-garde cello. Here, the cello is used with long, deep bowings that evoke a lament, creating a hypnotic and almost ritualistic soundscape in an act of universal suffering.
In “No Perdonin / We Don't Forgive,” the author employs the Friulian language in the title; its harsh and concrete sonorities bestow the message with an urgency and truth that Italian or English could hardly have conveyed with the same force. It is the lament of one land (Friuli) speaking to another ravaged land (Japan).
“La Scala / The Stairs” is another short interlude leading to “Kokura Rain,” the longest track on the album with its generous eight-minute duration. It is one of the most narrative and, paradoxically, unsettling moments of the entire record. The title refers to one of history's "near-misses": Kokura was indeed the primary target designated for the dropping of the second atomic bomb, but due to adverse weather conditions and poor visibility (the "rain" and clouds over the city), the B-29 crew diverted to the secondary objective, Nagasaki. The cello works on mid-high frequencies, almost simulating a thin wail that blends into the background white noise.
The album concludes with “Mr. Bulligun - Floating on a Sunken Sign”; unlike other tracks with a more "handcrafted" feel rooted in the Friulian territory, this piece boasts a global-scale sonic production. Mixed in London by Marc Urselli, a three-time Grammy-winning sound engineer (known for his collaborations with avant-garde icons like John Zorn, Laurie Anderson, and Lou Reed), the track results in incredible spatiality, where every vibration and electronic reverb is defined with extreme precision. The cheerful ending with multiple voices and echo effects is unexpected.
There is also a bonus track titled “Kimono Under My Skin.”
Bulligan possesses the ability to transform a tragic event into an elevated aesthetic experience; this is not "Prog" in the classic sense of odd time signatures or technical virtuosity for its own sake, but rather "total music," where controlled improvisation and timbral research serve to narrate a story. An electroacoustic requiem of rare power that blends the lament of the Friulian cello with the ancestral breath of Japan, transforming the ashes of Hiroshima into a universal avant-garde prayer. MS






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