CELLAR
NOISE - Panic Loves Telling Lies
AMS
Records
Genere:
Post Prog Moderno
Supporto: LP / CD / Bandcamp – 2026
Sono
passati ben sette anni dall’ottimo “Nautilus” della band milanese Cellar Noise,
e vedere il ritorno del quintetto con “Panic Loves Telling Lies” mi fa tirare
un sospiro di sollievo, in quanto ho sempre reputato il combo una bellissima
realtà italica per il genere Prog.
Tuttavia
non si è al cospetto del solito Prog anni ’70, quanto piuttosto davanti a un
assorbimento della storia assimilata e ricostruita attraverso strutture e
sonorità più moderne. Ecco quindi innesti di Post Prog Moderno (Riverside,
Porcupine Tree, ecc.) con Metal Prog e l’enfasi annosa delle tastiere che
riconducono spesso ai tempi che furono, assieme ai bei solo di chitarra
elettrica. La band, quindi, muta leggermente per puntare su sonorità più
robuste rispetto al suo passato.
La
formazione è rimasta la stessa, con Francesco Lovari (voce), Alessandro
Palmisano (chitarra), Niccolò Gallani (tastiere), Loris Bersan (basso) ed Eric
Bersan (batteria, percussioni).
Il
terzo album dei Cellar Noise è incentrato sull'esperienza di essere
intrappolati nella propria mente; qui il titolo, "Panic Loves Telling
Lies", suggerisce un'esplorazione psicologica profonda. L'album ruota
attorno ai temi della percezione distorta, dell'ansia moderna e di come le
nostre paure interiori riescano a manipolare la realtà oggettiva. È un lavoro
introspettivo che alterna momenti di claustrofobia sonora a aperture melodiche
liberatorie.
I
Cellar Noise fanno largo uso di synth analogici e texture ambient che si
intrecciano con il classico suono dell'organo Hammond e del Mellotron. Le
tracce sono lunghe e articolate, con frequenti cambi di tempo, ma mantengono
sempre un forte senso della melodia, evitando di diventare un mero esercizio di
tecnica. Per un album più “metallico” serve una produzione maggiormente
cristallina e il risultato, anche in un accurato ascolto in cuffia, è
soddisfacente.
“Wasted
Potential” è un inizio coraggioso. Invece di un'intro strumentale classica, la
band punta su un titolo che evoca subito un senso di rimpianto o di aspettative
tradite. Musicalmente è un brano energico che mette subito in chiaro il nuovo
sound. Francesco Lovari è un ottimo cantante, oltre che abile interprete di
testi non proprio banali.
Tutto
l’album si aggira su alte vette qualitative, tuttavia, vorrei rendere merito al
brano “Caged”: se il resto del disco esplora le "bugie" che ci
raccontiamo, questa traccia affronta il momento in cui quelle bugie diventano
una prigione.
Qui
la sezione ritmica dei Cellar Noise diventa serrata. Il tempo dispari (tipico
del Prog) riflette l'agitazione del sentirsi intrappolati. La voce si fa più
graffiante e meno eterea. Intorno al sesto minuto, il brano esplode. È qui che
i Cellar Noise spingono sull'acceleratore con un intreccio tra chitarra
elettrica e tastiere che ricorda le grandi suite degli anni '70, ma con una
distorsione e una cattiveria sonora molto contemporanea. “Caged” parla della
paralisi decisionale, il testo descrive la sensazione di essere osservati e
giudicati, ma la svolta sta nel finale: la gabbia non è chiusa dall'esterno, ma
dall'interno. Il "panico" di cui parla il titolo dell'album qui si
manifesta come una forza che blocca i movimenti e soffoca la voce.
I
Cellar Noise hanno dimostrato con questo lavoro di non essere solo nostalgici
del passato, ma di saper evolvere il genere Progressive rendendolo attuale e carico
di emotività. “Panic Loves Telling Lies” è un album che richiede più ascolti
per essere assimilato appieno, ma che ripaga l'ascoltatore con una ricchezza di
dettagli sonori raramente riscontrabile oggi.
"Un
viaggio attraverso le crepe della mente umana, dove la musica diventa l'unica
bussola affidabile." Bellissimo! MS
Versione Inglese:


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