L’UOVO DI COLOMBO – L’Uovo Di
Colombo
EMI
Genere: Progressive Jazz / Hard
Prog
Supporto: LP / CD / Digital - 1973
Il
Progressive Rock italiano negli anni ’70 ha rilasciato perle notevoli, più o
meno note. Esistono band che hanno inciso solamente un disco, ma che hanno
fatto la storia del movimento. Un fenomeno, questo, particolarmente singolare,
in quanto dettato dalla legge momentanea della controcultura in cui ognuno
doveva essere un individuo a sé stante e, quindi, non uguale a nessuno: tanta
personalità e voglia di emergere.
Fra
i dischi più ricercati in questo ambito, soprattutto dai collezionisti, vi è
“L’Uovo Di Colombo” della band omonima.
Nati
a Roma nel 1972, rappresentano uno dei tanti "supergruppi" meteorici
dell'epoca che hanno lasciato un'impronta indelebile con un unico, monumentale
album.
La
band non era composta da novellini, ma da musicisti già attivi nella scena
capitolina: Tony Tartarini, voce (proveniente dai Cherry Five); Enzo Volpini,
tastiere e chitarra acustica (ex Flea on the Honey); Elio Volpini, basso e
chitarra (anche lui dai Flea on the Honey, poi negli Etna) e Ruggero Stefani,
batteria (ex Fholks, passerà poi ai Samadhi e ai Nova).
Pubblicato
per l'etichetta EMI (serie Columbia), il disco è un perfetto esempio di come il
Prog italiano sapesse mescolare la complessità classica con un'energia quasi
Hard Rock. A differenza di altre band dell'epoca più sognanti o pastorali (come
la PFM dei primi tempi), L'Uovo di Colombo puntava su un suono potente e
ritmato, dominato dalle tastiere. Enzo Volpini fa un lavoro magistrale con
l'organo Hammond e il sintetizzatore, creando intrecci che ricordano i The Nice
o gli ELP, ma con una sensibilità melodica tipicamente italiana, mentre Elio
Volpini e Ruggero Stefani formavano una delle basi ritmiche più solide e
tecniche del periodo, capace di cambi di tempo repentini e incastri Jazz Rock.
Dal canto suo, Tony Tartarini ha un timbro graffiante e potente, perfetto per i
testi (scritti da Sergio Bardotti) che spaziano tra riflessioni esistenziali e
immagini oniriche.
La
copertina originale, con l'uovo bianco su sfondo nero, è diventata negli anni
un oggetto di culto per i collezionisti di vinili, con quotazioni che spesso
raggiungono cifre considerevoli per le prime stampe.
Il
disco si apre con “L’Indecisione”, ed esplode con un riff di organo Hammond
distorto e aggressivo, supportato da una sezione ritmica che lavora in modo
sincopato. L'influenza di Keith Emerson (Emerson, Lake & Palmer) è
evidente, ma filtrata da una grinta quasi Hard Rock. A metà brano, la
composizione si apre a fughe tastieristiche dove Enzo Volpini dimostra un
virtuosismo notevole, alternando momenti di tensione a risoluzioni armoniche
più classiche. La voce di Tony Tartarini è uno degli elementi distintivi, qui
il suo canto è teatrale, quasi rabbioso, perfetto per interpretare le liriche.
Come suggerisce il titolo, il testo esplora il tormento interiore dell'uomo
moderno, l'incapacità di scegliere e il peso delle responsabilità. È un grido
contro l'immobilismo psicologico:
"E
cerco di capire se è meglio andare o stare..."
In
“Io”, come suggerisce il titolo, c’è un'indagine sulla propria identità. Non è
un "io" narcisistico, ma un "io" fragile, smarrito, che
cerca di definirsi rispetto al mondo esterno. Emerge una forte sensazione di
solitudine intellettuale e spirituale. Il protagonista si guarda allo specchio
e si interroga sul senso della propria esistenza in un mondo che sembra non
avere risposte. È un brano che invecchia benissimo perché non è legato a una
moda sonora passeggera, ma a un sentimento universale.
Con
“Anja” si viene a conoscenza del lato più sperimentale della band, tra
atmosfere oniriche e frammentate. Il testo è quasi impressionista; descrive una
figura femminile sfuggente, forse una musa o un fantasma del passato. C'è un
senso di fascinazione mista a timore.
“Vox
Dei”, già dal titolo in latino, evoca immagini grandiose e sacrali. Non si
tratta necessariamente di un pezzo religioso in senso stretto, ma piuttosto di
una riflessione sulla potenza della parola, dell'autorità e della verità
superiore. Nel contesto del Prog anni '70, il richiamo a temi filosofici e
"alti" era quasi un obbligo, e L'Uovo di Colombo lo affronta con una
maturità impressionante. Qui Enzo Volpini sale in cattedra: l'uso dell'organo
Hammond non è solo d'accompagnamento, ma crea strutture quasi barocche che
ricordano le fughe di Bach rivisitate in chiave Rock. I passaggi sono veloci,
tecnici e imponenti.
“Turba”
mette in evidenza le capacità tecniche e compositive della band in uno
strumentale in cui l’Hard Rock si sposa con il Jazz Rock, a seguire
“Consiglio”, brano che respira, con tempi meno serrati che permettono
all'ascoltatore di immergersi nella melodia. Il testo è un invito, un dialogo
tra due persone (o forse un dialogo interiore). È una sorta di incoraggiamento
a non lasciarsi andare, a cercare la propria strada nonostante le difficoltà
del mondo esterno.
In
“Visione Della Morte” ogni nota serve a sottolineare il dramma e la solennità
del tema trattato. Non viene descritta la morte in senso fisico, ma la
sensazione del distacco, il momento del bilancio finale. Per la prima volta si
fa buon uso di coralità.
I
24 secondi di “Scherzo” chiudono l’album.
Nonostante
l'ottima accoglienza critica e la partecipazione a festival importanti (come
quello di Villa Pamphili), la band si sciolse poco dopo l'uscita del disco nel
1973. Le ragioni furono le classiche divergenze artistiche e le chiamate da
altri progetti: Elio Volpini tornò con i Flea (che diventarono gli Etna),
mentre Ruggero Stefani continuò il suo viaggio nel Prog con i Samadhi.
È
un album che oggi suona incredibilmente fresco, se amate le sonorità dominate
dall'organo e le strutture ritmiche che non ti lasciano un attimo di tregua, è
un ascolto obbligatorio.
A
sorpresa la band, capitanata da Elio Volpini, ha fatto ritorno nel 2024 con
l’album “Schiavi Del Tempo” (Ma.Ra.Cash Records) e una formazione completamente
rinnovata. MS
Versione Inglese:


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