QUANDO
L’ITALIA SALVO’ I GENESIS
Il
legame tra i Genesis e l’Italia nei primi anni Settanta è una delle pagine più
romantiche, intense e determinanti della storia del Rock Progressivo. Si può
affermare, senza esagerazioni, che l’Italia ha letteralmente salvato la
carriera dei Genesis, offrendo loro il successo, il sostentamento economico e
il calore umano necessari per non sciogliersi, proprio mentre in patria
venivano ignorati o guardati con sufficienza.
All'inizio
del 1972, i Genesis erano una band sull'orlo del collasso finanziario, i loro
primi tre album “From Genesis To Revelation”, “Trespass” e il fresco “Nursery
Cryme”, avevano venduto pochissime copie nel Regno Unito. La band viaggiava
stipata in un furgone scassato, suonando davanti a poche decine di spettatori
nei pub inglesi, e i debiti con la casa discografica Charisma stavano
diventando insostenibili.
Improvvisamente,
arrivò una notizia incredibile dall'Europa continentale, in Italia, “Nursery
Cryme” era balzato ai vertici delle classifiche dei dischi più venduti raggiungendo
la quarta posizione, trainato da trasmissioni radiofoniche illuminate come
quelle di Renzo Arbore e dal passaparola dei critici musicali della rivista
Ciao 2001.
Il
promoter italiano Maurizio Salvadori colse l'occasione al volo e organizzò il
loro primo tour italiano per l'aprile del 1972.
Quando
i cinque musicisti britannici atterrarono in Italia nell'aprile del '72 per la
prima parte del tour che toccò città come Adria, Reggio Emilia, Roma, e Torino,
si aspettavano la solita accoglienza tiepida. Invece lo shock fu totale. Ad
Adria, ossia la prima tappa, si trovarono davanti a un palasport stracolmo, qui
i musicisti pensarono inizialmente a un errore, credendo che tutta quella gente
fosse lì per vedere qualcun altro. Quando salirono sul palco, vennero accolti
da un boato assordante. I ragazzi italiani conoscevano a memoria ogni singola
nota, ogni bizzarro testo di Peter Gabriel, ogni passaggio di batteria di Phil
Collins.
Disse
al riguardo Steve Hackett : "In
Inghilterra suonavamo nei club e la gente ci ascoltava sorseggiando birra. In
Italia, la prima volta che salimmo sul palco, sembrava che fossimo i Beatles.
C'erano migliaia di persone che urlavano. Fu lì che capimmo, per la prima
volta, di essere diventati una vera band di successo.".
La domanda che molti critici si sono posti è: perché l'Italia capì i Genesis prima del resto del mondo?
La
risposta risiede nella cultura musicale profonda del nostro Paese, siamo la
patria del melodramma, dell'opera lirica, della grande tradizione classica e barocca.
La proposta dei Genesis, fatta di suite lunghe e complesse, cambi di tempo
drammatici, tastiere che sembravano organi da chiesa e un cantante che usava il
corpo e le maschere come un attore d'opera , risuonò perfettamente con la
sensibilità artistica italiana.
Inoltre,
i Genesis arrivarono nel momento d'oro del Pop Progressivo italiano. Band
nostrane come la Premiata Forneria Marconi (PFM), il Banco del Mutuo Soccorso e
le Orme stavano gettando le basi per il proprio successo, e l'arrivo dei
Genesis funse da definitivo acceleratore culturale per l'intero movimento.
TOUR 1972
Il
tour del 1972 diviso in due tranche, una ad aprile e una ad agosto fu
costellato di episodi memorabili:
Durante
la tappa romana al Piper Club e al Palasport, ai Genesis accadde un imprevisto
potenzialmente disastroso, il loro furgone, contenente tutta la costosa e
insostituibile strumentazione (compreso il raro e bizzarro Mellotron di Tony
Banks), venne rubato. La band era disperata. Fortunatamente, grazie
all'intervento tempestivo degli organizzatori locali e della polizia, il
furgone fu ritrovato poche ore dopo in un vicolo, intatto. I ladri,
probabilmente, non avevano idea di cosa ci fosse dentro o avevano capito che
quel furto avrebbe fermato i loro nuovi idoli… Chissà.
I
"problemi di stomaco" di Phil Collins
La
cucina italiana fu una rivelazione per la band, abituata ai tristi toast
inglesi da autogrill, ma creò anche qualche imprevisto. Si racconta che Phil
Collins, folgorato dalla bontà dei primi piatti italiani, esagerò così tanto
con il cibo e il vino locale da accusare forti dolori addominali prima di un
concerto, costringendolo a una performance eroica dietro le pelli, sospinto
solo dall'adrenalina del pubblico.
I
"dialoghi" in italiano di Peter Gabriel
Peter
Gabriel, da sempre uomo di grande sensibilità teatrale e comunicativa, non
voleva che ci fossero barriere con il pubblico. Prima del tour, si fece
tradurre i testi e le introduzioni surreali dei brani in italiano. Salì sul
palco leggendo da foglietti spiegazzati scritti in un italiano maccheronico ma
adorabile, conquistando definitivamente il cuore dei fan.
Versione Inglese:







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