AETHER
– III
Luminol
Records
Genere:
Progressive Rock / Jazz / Ambient
Supporto: CD / Spotify / Bandcamp –
2026
I
milanesi Aether sono molto ispirati, in quattro anni rilasciano tre album in
studio, “Aether” (2023), “Trans-Neptunian Objects” (2024) e oggi il terzo
capitolo intitolato proprio “III”. In tutto questo gioca un ruolo fondamentale
l’amalgama fra i componenti, ossia quell’intesa in cui a volte basta uno
sguardo durante una jam per farne nascere un brano vero e proprio.
Andrea
Ferrari (chitarra, tastiere), Andrea Grumelli (basso), Andrea Serino (chitarra,
tastiere), e Matteo Ravelli (batteria, elettronica), proseguono imperterriti
nel loro modo filosofico di concepire la musica fatto di Jazz Prog moderno di
scuola nord europea, di Post Rock dettato dagli incastri ritmici complessi, uso
dell'elettronica e dei synth, e dalla sperimentazione.
I
musicisti registrano spesso improvvisando insieme nella stessa stanza, dando
all'album un feeling estremamente organico e vivo, lontano dalle produzioni Prog
fredde o iper-editate al computer. Il dialogo tra la
chitarra eclettica di Ferrari e il Fender Rhodes di Serino crea paesaggi sonori
ipnotici, che sanno essere delicati ma anche improvvisamente distorti e vicini
al sound di King Crimson o dei Soft Machine.
Chiaramente
avete capito che i sei brani contenuti nell’album non seguono la classica
struttura "strofa-ritornello", ma si sviluppano come dei veri e
propri flussi di coscienza sonori o paesaggi astratti. Il
basso e la batteria incastrano ritmi che diventano dispari e imprevedibili,
richiamando il Math Rock moderno o le trame serrate dei King Crimson degli anni
'80 e '90.
Quindi
di base i Aether hanno un sound viscerale, "grezzo" nel senso nobile
del termine, e organico. Si percepiscono i respiri dei musicisti nella stanza,
le dinamiche che cambiano in base a come un membro della band risponde
all'input dell'altro.
“Oort
Cloud” è il brano perfetto per entrare nel loro mood. Inizia con trame di
sintetizzatore molto dilatate e spaziali (un'eredità del precedente
Trans-Neptunian Objects), per poi stabilizzarsi su un tempo medio guidato dal
Fender Rhodes di Serino. La chitarra di Ferrari fluttua pulita, creando
un'atmosfera sospesa, quasi cinematografica, prima che la sezione ritmica inizi
a stratificare il pezzo. Interessante l’uso del flauto da parte dell’ospite Rosarita Crisafi che dona all’insieme un senso di appartenenza
vintage.
Segue
un omaggio alla celebre e burocratica razza aliena “Vogon”, tratto dalla fantascienza
ironica di “Guida Galattica Per Gli Autostoppisti. Il basso di Grumelli diventa
pulsante e aspro, e la batteria di Ravelli detta incastri ritmici serrati. È un
pezzo che sorprenderà gli estimatori di Area e Demetrio Stratos grazie
all’intervento vocale di Claudio
Milano. Personalmente ho apprezzato moltissimo il solo serrato e
vigoroso della chitarra elettrica.
Si rallenta e si gioca di fioretto in “Cinq
Teintes, Quatre Cadres”, muovendosi su territori vicini al Jazz nordeuropeo più
colto ed elegante. Il brano vive di dinamiche accennate, lunghi silenzi, note
di piano elettrico lasciate risuonare e ricami di chitarra d'ambiente. Nei suoi
quasi nove minuti, il pezzo cambia "cornice" diverse volte, crescendo
d'intensità in modo fluido e naturale, come in una vera suite.
Non esula nell’album il momento intimo, “La
Mélancolie Du Petit Prince” è guidato da una forte componente melodica dettata
dagli intrecci del pianoforte con il caldo suono del basso. Tuttavia sorvola
nella mente un senso di malinconia e di nuvolosità che non dispiace per nulla,
perché anche in giornate piovose si colgono sensazioni piacevoli che si
stampano nella mente.
In fondo siamo nel mondo generico del
Progressive Rock e il perché ce lo ricorda “Panta Rei”, brano che fluisce e si
trasforma continuamente. È forse la traccia in cui si avverte di più la natura
da "live in studio" o da jam session evoluta del quartetto. Inizia in
sordina e si sviluppa in un crescendo ipnotico, dove il basso e la batteria
creano un groove circolare e ossessivo su cui tastiere e chitarra si lanciano
in assoli e interazioni libere, catturando una straordinaria freschezza
analogica. Spettacolare movimento!
“III” si conclude con un suite di oltre dieci
minuti, “Swerve” dove risiede tutto il mondo Aether. l'elettronica minimale d'apertura, le fughe
fusion più serrate, i momenti di astrazione psichedelica e un finale rock
potente ed espansivo. Un brano lunghissimo che non stanca mai proprio grazie
alla capacità dei quattro di far respirare la musica senza mai eccedere nel
tecnicismo fine a se stesso.
Il
Jazz Rock si fa cosmico con ” III”, e dipinge un viaggio strumentale ipnotico, sospeso tra
il rigore geometrico dei King Crimson e la libertà sconfinata di una jam
notturna. Discone! MS
Versione Inglese:


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