I Miei Libri

I Miei Libri

domenica 31 maggio 2026

Repetita Iuvant

REPETITA IUVANT – 3+2
Argonauta Records
Genere: Post Rock / Psichedelia
Supporto: LP – Bandcamp – 2026





Il trio spezzino Repetita Iuvant composto da Cristoforo Da Costa (chitarre, synth), Daniele Isetta (chitarre, synth) e Andrea Testa (batteria), prosegue e affina quel percorso concettuale e compositivo legato a una sorta di rigorosa "equazione matematica" e geometrica che ha caratterizzato la loro discografia sin dalla trilogia precedente (3, 3+1 e 7) e dal successivo EP “Square Root Of Two”.
Come suggerisce il nome stesso della band, la ripetizione ipnotica non è un limite, ma una forza creativa ed evolutiva. I motivi minimalisti iniziali si fratturano, si stratificano e si ricombinano gradualmente.
I brani abbandonano le strutture tradizionali della forma canzone in favore di un'architettura emotiva fatta di dinamiche spiccate, dove si passa da atmosfere rarefatte e dilatazioni quasi cinematografiche a improvvise esplosioni sonore angolari e viscerali.
I titoli, evocativi e criptici, lasciano ampio spazio all'immaginazione dell'ascoltatore, sposandosi perfettamente con la natura strumentale e priva di testi del disco. È un lavoro d'impatto sia cerebrale che viscerale, dove l'intreccio serrato delle due chitarre e l'elettronica sottile poggiano su pattern ritmici fluidi ma estremamente disciplinati.
“Calocybe”, la traccia che apre l'album, non è semplicemente una prima canzone, ma un vero e proprio manifesto programmatico dell'intero disco. Il titolo, che richiama il genere di funghi Calocybe (il cui esponente più famoso in Italia è il prelibato fungo prugnolo o fungo di San Giorgio), suggerisce fin da subito un immaginario legato alla terra, alla biologia, alla crescita organica e sotterranea, elementi che si riflettono perfettamente nella struttura musicale del brano.
Il brano si apre in modo sottile e ipnotico. Fedeli al dogma del loro nome, i Repetita Iuvant introducono una cellula melodica minimale, un ricamo di chitarra pulita che si ripete in modo circolare. È l'equivalente musicale di una spora che si deposita sul terreno, un elemento semplice che comincia a mettere radici, catturando immediatamente l'attenzione dell'ascoltatore e creando un'atmosfera sospesa, quasi cinematografica.
Segue “Indid”, titolo palindromo se non fosse per la lettera finale. Esso evoca un senso di astrazione matematica, quasi fosse una sigla o un codice scientifico, sposandosi perfettamente con il rigore concettuale del trio. Nel crescendo, le chitarre noise si intrecciano in un contrappunto millimetrico e non cercano la melodia d'impatto, ma lavorano per sottrazione e incastro: una chitarra traccia una linea ritmica e spigolosa, quasi Math Rock, mentre l'altra si inserisce negli spazi vuoti con suoni più acidi e riverberati.
Con "Majorana", i Repetita Iuvant firmano probabilmente il capitolo più affascinante, misterioso e denso dell'intero album. Il titolo è un esplicito e potentissimo omaggio a Ettore Majorana, il geniale e tormentato fisico teorico catanese svanito nel nulla nel 1938, le cui intuizioni sulla fisica delle particelle (come i fermioni di Majorana) continuano a sfidare la scienza moderna. La scelta di questo nome non è casuale, la musica stessa del brano si fa specchio del concetto di "scomparsa", di "materia oscura" e di un'equazione complessa che cerca una soluzione che forse non esiste.
Il brano si sviluppa su una durata importante e inizia in totale contrasto con la spigolosità della traccia precedente. L'incipit è immerso in un silenzio quasi siderale, dominato da droni ambientali e oscillazioni di sintetizzatori analogici. Le chitarre di Da Costa e Isetta entrano in punta di piedi, dilatate, cariche di riverbero e delay, evocando la solitudine di un laboratorio o l'immensità dello spazio profondo. È la rappresentazione sonora del mistero, con una melodia malinconica, fluttuante, che sembra cercare una direzione nel vuoto.
Verso la seconda metà del brano, la tensione accumulata collassa su se stessa. Il trio abbandona ogni freno minimalista e si scaglia in una Psichedelia altamente coinvolgente.
Con “Harenaria” la band mette sul tavolo tutte le carte a loro disposizione in nove minuti di musica stratificata ma allo stesso tempo ficcante. Il titolo sembra giocare con la radice latina della sabbia (arena, harena), evocando un immaginario desertico, arido, ma anche il concetto di un tempo che scorre inesorabile come granelli in una clessidra.
La chiusura spetta a “Cavanei” una mini suite di tredici minuti abbondanti in cui ci si ritrova spesso ad ascoltare ad occhi chiusi. Il brano riesce nell'impresa non facile di tirare le fila di un discorso complesso e stratificato, offrendo una via d'uscita emotiva a un disco che ha fatto della tensione il suo filo conduttore.
In “3+2”, la fredda precisione della matematica incontra la carne viva del Rock strumentale, dimostrando che anche dietro l'equazione più complessa può nascondersi un cuore che pulsa all'impazzata. Consigliati per chi ascolta Russian Circles, Caspian o Red Sparowes. MS 






Versione Inglese: 


REPETITA IUVANT – 3+2
Argonauta Records
Genre: Post Rock / Psychedelia
Format: LP – Bandcamp – 2026





The La Spezia-based trio Repetita Iuvant, featuring Cristoforo Da Costa (guitars, synths), Daniele Isetta (guitars, synths), and Andrea Testa (drums), continues and refines the conceptual and compositional path rooted in a sort of rigorous, geometric "mathematical equation" that has defined their discography since their previous trilogy (3, 3+1, and 7) and the subsequent EP Square Root Of Two.
As the band's name implies, hypnotic repetition is not a limitation but an evolutionary, creative force. The initial minimalist motifs fracture, layer, and gradually recombine.
The tracks abandon traditional song structures in favor of an emotional architecture driven by stark dynamics, shifting from rarefied atmospheres and almost cinematic expansions to sudden, angular, and visceral sonic explosions.
The evocative, cryptic titles leave ample room for the listener’s imagination, blending seamlessly with the album's instrumental, lyric-less nature. It is a work of both cerebral and visceral impact, where the tightly interwoven guitars and subtle electronics rest upon fluid yet extremely disciplined rhythmic patterns.
“Calocybe,” the album's opening track, is not merely a first song, but a true programmatic manifesto for the entire record. The title, referencing the mushroom genus Calocybe (whose most famous representative in Italy is the prized St. George's mushroom), immediately suggests an imagery linked to the earth, biology, and organic, underground growth—elements that are perfectly reflected in the musical structure of the piece.
The track opens in a subtle, hypnotic fashion. True to the dogma of their name, Repetita Iuvant introduce a minimal melodic cell, a clean guitar embellishment that repeats circularly. It is the musical equivalent of a spore settling on the soil—a simple element that begins to take root, instantly capturing the listener's attention and creating a suspended, almost cinematic atmosphere.
Next comes “Indid,” a title that would be a palindrome if not for its final letter. It evokes a sense of mathematical abstraction, almost like an acronym or a scientific code, pairing perfectly with the trio's conceptual rigor. As it builds, noise guitars intertwine in a millimetric counterpoint; rather than chasing an impactful melody, they work through subtraction and interlocking patterns. One guitar traces an angular, rhythmic line akin to Math Rock, while the other steps into the empty spaces with more acidic, reverb-drenched sounds.
With "Majorana," Repetita Iuvant deliver what is likely the most fascinating, mysterious, and dense chapter of the entire album. The title is an explicit and incredibly powerful homage to Ettore Majorana, the brilliant and tormented theoretical physicist from Catania who vanished into thin air in 1938, and whose insights into particle physics (such as Majorana fermions) continue to challenge modern science. The choice of this name is far from accidental; the music itself becomes a mirror for the concepts of "disappearance," "dark matter," and a complex equation seeking a solution that perhaps does not exist.
The track unfolds over a substantial duration and begins in stark contrast to the angularity of the preceding song. The intro is immersed in an almost outer-space silence, dominated by ambient drones and fluctuating analog synthesizers. The guitars of Da Costa and Isetta enter on tiptoe—dilated, heavy with reverb and delay—evoking the loneliness of a laboratory or the vastness of deep space. It is the sonic representation of mystery, featuring a melancholy, floating melody that seems to search for a direction in the void.
Toward the second half of the track, the accumulated tension collapses under its own weight. The trio abandons all minimalist restraint and plunges into a highly immersive psychedelia.
With “Harenaria,” the band lays all their cards on the table across nine minutes of music that is both deeply layered and punchy. The title seems to play on the Latin root for sand (arena, harena), conjuring desert-like, arid imagery, as well as the concept of time ticking away inexorably like grains in an hourglass.
The closing slot belongs to “Cavanei,” a mini-suite lasting well over thirteen minutes, during which you will frequently find yourself listening with your eyes closed. The track succeeds in the far-from-easy task of tying together the threads of a complex, multi-layered discourse, offering an emotional breakthrough to an album that made tension its guiding theme.
In 3+2, the cold precision of mathematics meets the raw flesh of instrumental Rock, proving that an intensely beating heart can hide even behind the most complex equation.
Recommended for fans of Russian Circles, Caspian, or Red Sparowes. MS






2 commenti:

  1. Caro Max,
    A te, riviste e altri portali musicali, ho sempre invidiato che le case discografiche vi mandano gratis, anche in lussuose confezioni i CD e i dischi in modalità gratuita.
    Per carità non molti li compri per poter fare queste recensioni, e chissà in passato quanti denari (tra l'altro come il sottoscritto) hai sborsato per le nostra Passione che è quasi una religione. Infatti da non credente la mia unica convinzione spirituale e religiosa e soprattutto il rock progressivo nelle sue varie correnti, soprattutto Canterburyanee Jazz prog. Il metal con gli anni, anche se continuo ad ascoltarlo e soprattutto ad informarmi, le mie spese sono alquanto diminuire. Ma quanto escono ristampe di capolavori, che anche se sono triplo o quadruplo doppioni e le novità di grande valore i soldi volano che è una bellezza. Purtroppo, sono uno dei pochi che se pur comodissimo, non riesce ad accettare piattaforme come Discogs o assolutamente Amazon, che da come trattano in schiavitù i loro collaboratori, fino ad adesso ho fatto un solo acquisto da quando arrivò anche in questo Paese ormai alla deriva. Mi rivolgo direttamente alle case discografiche per i nuovi e titoli usciti anni fa'. Ma quando vorrei comprare qualche rarità underground del Prog, purtroppo non c'è scampo. Devo comprare alcuni titoli con in primo piano sax, clarinetto in un contesto prog senza adesso fare nomi, ed uno purtroppo è costretto a rivolgersi a quella piattaforma. Certo è molto comodo, e ci trovi di tutto, ma io desidererei meno monopolio e più concorrenza. Che poi i prezzi sono belle batoste.
    Mi scuso per questo sfogo, ma questo capitalismo senza regole, ormai imperante dalla globalizzazione dei primi anni 2000 ha provocato tutto il contrario di ciò che si erano prefissati gli stati.
    Tra l'altro io a Genova nel G8 del 2001 ero presente, ed ho visto con i miei occhi, la sistematica repressione studiata da mesi delle forze dell'ordine.
    Sono andato decisamente fuori tema.
    Ti saluto Max

    RispondiElimina
  2. Ciao! Siiiii, mi sono svenato di soldi per questa passione! Ne ho comperati oltre 8.000 di dischi fra vinili e CD. Poi io cerco le edizioni limitate. Con le recensioni (che nessuno ti paga) una volta almeno ti mandavano il disco, oggi invece (escluso alcuni casi) viaggiano i file. È un peccato, perché io ascolto la musica dal mio bel Pioneer sa600 e la qualità è ben altra cosa rispetto le casse del PC. Poi l'artwork per me è ancora importante. Tempi duri per chi recensisce, ma a me non interessa, è solo passione, non lavoro. Come si dice? Mala tempora currunt?

    RispondiElimina