KARCIUS
- Black Soul Sickness
Autoproduzione
Genere:
Post Prog Moderno
Supporto: CD / LP / Bandcamp – 2026
I
canadesi Karcius sono una band sempre in evoluzione, per questo interpretano al
meglio il significato moderno del termine “Progressive”. Formatisi a Montreal
nel 2001, giungono con “Black Soul Sickness” al settimo album in studio; la
formazione oggi è composta da Sylvain Auclair (voce, basso), Thomas Brodeur
(batteria), Sébastien Cloutier (tastiere) e Simon L'Espérance (chitarra). Sono
il perfetto esempio di come il passato possa essere perfettamente inglobato nel
presente, attraverso richiami agli anni d’oro grazie all’uso delle tastiere e
parti robuste come il Metal dei Porcupine Tree.
L'album
è descritto dalla band stessa come un'odissea cinematografica attraverso
l'architettura fragile della psiche umana. Rispetto ai capitoli precedenti,
“Black Soul Sickness” vira verso territori decisamente più oscuri e
introspettivi, affrontando temi come la perdita e il lutto, l'ossessione e il
trauma, la rinascita e la ricerca della verità interiore. La band ha altresì
dichiarato di aver dato priorità all'emozione rispetto al tecnicismo puro,
cercando di creare un'opera che "parli al cuore perché viene dal
cuore".
Si
passa da momenti di quasi silenzio e delicatezza (pianoforte, mellotron) a
esplosioni sonore intense e pesanti. Interamente autoprodotto e mixato dal
chitarrista Simon L'Espérance, il disco garantisce un controllo creativo totale
che si traduce in un sound molto organico e "umano". Nonostante la
complessità tipica del genere, i brani evitano l'esibizionismo tecnico fine a
se stesso, preferendo strutture narrative che guidano l'ascoltatore attraverso
un climax emotivo.
L’album
si apre subito con una suite intitolata “Wallow”, a testimonianza della volontà
di immergersi nel filone della musica da ascoltare e non da “mordi e fuggi”.
Inizia con un'atmosfera sospesa, dominata dal pianoforte di Sébastien Cloutier
e da un sound design minimale curato da Thomas Brodeur. La voce di Sylvain
Auclair entra in modo quasi sussurrato, trasmettendo un senso di vulnerabilità
e isolamento. Il pezzo cresce gradualmente, qui entra in gioco il lavoro di
chitarra di Simon L'Espérance, che intreccia arpeggi puliti a riff pesanti e
sincopati. Il basso di Auclair diventa pulsante, creando un muro sonoro che
simboleggia il peso schiacciante della depressione o del lutto. La sezione finale
è un'esplosione di puro Progressive Metal. I Karcius abbandonano la cautela per
una sezione strumentale complessa, dove i tempi dispari della batteria si
fondono con assoli di chitarra carichi di feedback, portando l'ascoltatore
verso una risoluzione quasi liberatoria, seppur malinconica. Il testo esplora
il paradosso del dolore: quel momento in cui la sofferenza diventa così
familiare da trasformarsi quasi in un rifugio sicuro, impedendo però ogni
movimento verso il futuro.
“Out
Of Nothing” è il singolo dell’album, il titolo stesso, "Dal nulla",
suggerisce il tema della creazione e della resilienza. Mentre il resto
dell'album scava nel dolore, questo brano parla della capacità dell'animo umano
di rigenerarsi quando tutto sembra perduto. È il momento del disco in cui la
"malattia dell'anima" trova una forma di cura o, almeno, una via
d'uscita. A differenza delle atmosfere dilatate di “Wallow”, qui domina un
ritmo incalzante. La sezione ritmica è granitica, con un basso distorto che
guida il pezzo e rimanda a certe sonorità dei Muse più pesanti o dei Big Wreck.
Sylvain Auclair offre qui una delle sue performance più versatili, passa da un
cantato melodico e quasi sognante nelle strofe a un registro graffiante e
potente nel ritornello, che è incredibilmente orecchiabile per gli standard del
Progressive Rock.
Segue
“Darkest Heir”, un pezzo che potrebbe benissimo rientrare nella discografia
degli Haken. Si tira un attimo il fiato con “Slow Down Son”, che funge da cuore
emotivo del disco, una ballata progressiva che si distingue per la sua profonda
umanità. Il testo è una sorta di lettera aperta, un consiglio paterno (o
ancestrale) rivolto a chi sta correndo troppo velocemente verso
l'autodistruzione. È un invito a fermarsi, a respirare e a osservare le proprie
ferite invece di scappare da esse.
In
“Rise” si parla della risalita metodica. Il testo affronta la fatica di
ricostruire la propria identità ed è un inno alla resilienza, ma privo di
retorica banale. La band sottolinea che risorgere è un lavoro sporco, difficile
e spesso doloroso. C'è un uso molto interessante di poliritmie che danno l'idea
di un ingranaggio che ricomincia a girare, inizialmente con fatica e poi con
una fluidità inarrestabile. Le tastiere di Sébastien Cloutier qui si fanno
orchestrali, mentre l'uso dei sintetizzatori non è mai invasivo, ma serve a
sollevare il brano nei ritornelli, creando quell'effetto di "ascesa"
evocato dal titolo.
“Awakening
The Spirit” ha un inizio quasi in stile Radiohead e brilla per la sua eleganza,
oltre che per un arrangiamento dalle atmosfere mistiche alla Steven Wilson.
La
chiusura spetta a “Dusting My Coat” e, se l'album fosse un film, questa sarebbe
la scena finale in cui il protagonista, dopo aver attraversato tempeste e
abissi, si ferma sulla porta, si scuote la polvere di dosso e guarda verso
l'orizzonte. Il cuore della traccia è l'intreccio tra una chitarra acustica dal
suono molto naturale e la voce di Sylvain Auclair, che qui suona quasi stanca
ma profondamente serena. In gran parte del brano la sezione ritmica è assente,
sottolineando il senso di solitudine positiva e di pace ritrovata.
Se
sei un fan di gruppi come Porcupine Tree, Opeth o Big Wreck, questo album dei
Karcius rappresenta probabilmente una delle uscite più significative del
panorama Prog di quest'anno. MS
Versione Inglese:


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