DECEPTION
STORE - Osmosis
Ma.Ra.Cash
Records
Genere: Cantautore / Progressive
Rock
Supporto: CD / Bandcamp – 2026
La
qualità del Progressive Rock italiano negli ultimi anni si è alquanto elevata,
soprattutto grazie a un'intelligente gestione fra quanto il passato ha saputo
elargire e le nuove tendenze che inevitabilmente sorgono con il passare del
tempo, delle mode e della tecnologia. Non è quindi la prima volta che mi
imbatto in un disco che sa mettermi in pace con il mondo, coccolando il corpo
ma soprattutto la mente. Sto parlando di “Osmosis”, progetto Deception Store
dell’artista meranese Marco Pantozzi, il quale, a cinque anni di distanza
dall’esordio intitolato “Pindaric Flights” (Ma.Ra.Cash Records), ritorna con
questo album di dieci canzoni che si interroga su cosa rimanga quando l'incanto
si rompe e ci si ritrova faccia a faccia con la realtà. Le chitarre sono
decisamente ispirate da David Gilmour, accompagnate da molte tastiere e
sonorità eteree. Per “Osmosis”, Pantozzi si ritrova a lavorare in
Emilia-Romagna e per questo risultano coinvolti artisti di grande spessore del
calibro di Gigi Cavalli Cocchi (batteria), Vincenzo Ricca (The Rome
Pro(g)ject), Max Repetti, Arianna Caviati (voce) e Daniela Scarlatti (voce).
L'album dura circa 43 minuti ed è stato registrato presso l'Elfo Studio di
Piacenza sotto la guida di Alberto Callegari.
L’iniziale
“Behind The Window” si distingue per una progressione dinamica molto curata e
gode di un'atmosfera sospesa, quasi notturna, per poi evolversi in un corpo
centrale più robusto. Non cerca la complessità fine a se stessa, ma punta tutto
sulla narrazione sonora. I Pink Floyd fanno capolino con “Mare
Tranquillitatis”, qui il riferimento al "Mare della Tranquillità" non
è solo spaziale, ma filosofico. Musicalmente, il brano riesce a trasmettere
quel senso di pace apparente che nasconde, sotto la superficie, una complessità
tecnica notevole, specialmente negli incastri armonici tra le tastiere e le
linee soliste. In “Partire” Deception Store si approccia al cantautorato caro a
Ron e Dalla, pur restando sempre all'interno di atmosfere rilassanti. Ottimo il
ritornello. “Fantasie Pindariche” riporta il movimento verso un Prog disteso,
in questo caso dalle influenze vicine ai Porcupine Tree; l’uso delle coralità
femminili apporta celestialità all’insieme.
La
chitarra acustica arpeggiata e la voce di Pantozzi in “Arrendersi Mai” ci
tuffano pienamente nel cantautorato colto degli anni ’70, salvo sorprenderci
con una fase Rap che conferma il mio preambolo riguardante l'unione tra passato
e futuro. “L’Emporio Dell’Inganno” ha un andamento quasi drammaturgico e fa uso
di campionamenti vocali.
Fra
i brani preferiti da chi vi scrive inserisco “Norvegian Fjord”, un momento in
cui socchiudere gli occhi per volare via lontano, nella solennità dei fiordi
norvegesi. È un brano che vive di respiri ampi, dove il vuoto tra le note è
importante quanto il suono stesso. Le trame sonore sono stratificate in modo da
restituire quella sensazione di ghiaccio e cristallinità che ci si aspetta da
un paesaggio scandinavo. Il singolo dell’album è “Panta Rei”, sinuoso e
suntuoso nel carattere, che sorprende per il perfetto connubio tra forma
canzone e Post-Prog moderno.
Ed è la volta di “La
Risposta A Tutto”, qui risiede una ricerca della linea melodica che sembra
voler rassicurare l'ascoltatore in un buon dialogo fra tastiere e chitarra,
mentre la chiusura spetta all’elegante “Raccontami Di Te”, in duetto con una
voce femminile. Una ballata cantautorale toccante e ben bilanciata grazie ad
arrangiamenti di fiati e a una qualità sonora eccellente. Per concludere,
“Osmosis” è un album di "sottrazione e tensione", dove il minimalismo
delle chitarre e la ricchezza dei sintetizzatori creano un tappeto sonoro
crepuscolare. È un disco maturo che preferisce l'emozione autentica
all'esibizionismo tecnico. C’è chi lo chiama Soft Prog, a me piace chiamarla
semplicemente bella musica. MS
Versione Inglese:


Caro Max, perdonami, ma la tua definizione che hai coniato post prog moderno, non riesco proprio a digerirla. Addirittura ci hai intitolato perfino un libro enciclopedia che scorrendo l'indice (di uno che conosco che ce l'ha) sono presenti band che non c'entrano proprio nulla con questa definizione che per altro non riesco a comprendere.
RispondiEliminaSenza offesa, sai benissimo, quanto il sottoscritto sia legato al tuo blog, e al tuo libro sul nuovo prog italiano ( che devo ancora prendere personalmente, magari con una ristampa almeno fino agli anni 20) secondo sarebbe stato più comprensibile definirlo post prog, o prog del nuovo millennio.
Ma chi sono io, per dare consigli a chi vive e scrive da decenni di musica. Sicuramente la tua definizione è sicuramente migliore di Djent che mi viene da sorridere ogni volta che la leggo. Forse sarò legato troppo alle vecchie definizioni. Superati i 40 anni si te dead esserlo.
Ti saluto cordialmente
Perdona i refusi, ma scrivere con il telefono è operazione che solo le nuove generazioni possono e sanno fare. Mi correggo al 14 esimo rigo volevo scrivere: Secondo me. E alla fine: Superati i 40 anni si tende ad esserlo.
RispondiEliminaIl termine "Post Prog Moderno" l'ho inventato io per tracciare una linea netta fra il passato e il presente. Sul termine Prog c'è molta confusione perchè la gente non ha capito che "Prog" non è un genere musicale ma una attitudine. Si deve sempre associare un genere al termine per capire cosa sta progredendo quella determinata band. Se hai letto la prefazione del libro li spiego a 360 gradi. Le band che ho citato nel libro ci entrano eccome perchè, per farti un esempio, gli Opeth non suonano come i Genesis, e siccome sono contemporanei vanno nel "Post Prog". Sono nel filone "Prog" perchè a modo loro stanno tentando nuove soluzioni, quindi tendono a progredire il genere Metal, e non come "Metal Prog", perchè cambiano le sonorità con soluzioni più adatte ai nostri tempi piuttosto che a quelle dei Dream Theater che sono in stile anni '90. Ho aggiunto "moderno" proprio per far capire che è contemporaneo. Tutto qui. Un abbraccio carissimo!
RispondiEliminaRingrazio per la bella e attenta recensione.
RispondiEliminaMarco
Grazie a voi per la musica.
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