ARIA PALEA - Zoicekardi'a
Pick Up Records / Lizard Records
Genere: Progressive Folk Rock
Supporto: CD – 1996
Generalmente
si tende ad enfatizzare e ricordare album di Rock Progressivo Italiano nel
periodo del massimo splendore, citando i soliti noti, io questa volta invece voglio
rispolverare un album che esce in un momento non troppo semplice, e per questo
pieno d’amore sincero per queste sonorità che ci hanno accompagnato per una
vita.
Immergiamoci
dunque nel mondo del Progressive Folk con la band Aria Palea:
Si
formano a Lecce nella fine del 1992 e “Zoicekardi'a” è il loro album di
debutto, uscito nel 1996. La formazione iniziale è composta
da Apollonio Tommasi al basso ed Emanuele Licci alla chitarra, poi si
aggiungono Egidio Marullo alla batteria, Gigi De Giorgi alla voce e Gianluca
Milanese al flauto.
Nello
stile musicale proposto uniscono Folk ed etnica salentina con il Prog Rock.
Usano chitarre acustiche, flauto e testi anche in griko, il dialetto
greco-salentino. Alcuni critici e addetti ai lavori, li hanno accostati a
Dalton, Osanna e Finisterre, anche se il loro suono in realtà resta molto
personale. Nel tempo vengono premiati anche per il 2° posto al “Premio Darwin
'97” e 1° posto al “Premio Stratos 1998” con il successivo album “Danze d'Ansie”
(1998). Zoicekardi'a è un termine che deriva dal greco e significa “vita e
cuore”.
Questo
esordio formato da otto canzoni, è un viaggio onirico
dove il protagonista va dalla periferia del mondo, dalle "terre di
confine", fino al centro caotico della civiltà moderna. Tra timori ed
entusiasmi riscopre, tramite musica e arte, la vera natura del proprio animo.
Passando
all’ascolto, “Zoicekardi'a (Prologo)” è la traccia di apertura dell'album che
fa da ouverture, dove in poco più di 2 minuti si gettano le basi sonore e
narrative di questo percorso. La voce richiama Demetrio Stratos per struttura sciamanica,
un intro che ha molta storia dentro.
Con
“Ipuno?” si entra subito nelle atmosfere Aria Palea, uno dei momenti più
importanti dell’intero lavoro, quasi una carta d’identità per la band. Ipuno significa
"Dormo?" o "Sto dormendo?". Il punto interrogativo rende
tutto più onirico. Non si può fare a meno di accostare il flauto di Milanese ai
Jethro Tull, ma anche l’incedere stesso del movimento riporta alla memoria la
band di Ian Anderson primo periodo Blues.
“Scena
Dopo Scena” sembra proprio il momento in cui il protagonista inizia ad
attraversare le varie “scene” del viaggio. Il titolo suggerisce un flusso cinematografico,
come se guardasse la propria vita sfilare davanti agli occhi. Con
7:25 di durata, è uno dei momenti più articolati del disco. Gli Aria Palea
usano chitarre acustiche e flauto, con innesti di chitarra elettrica e
contaminazioni Folk salentine con cambi di tema che variano dal Folk acustico a
sfuriate elettriche, tipiche del Prog italiano 90s ma soprattutto a quello dei
suddetti Jethro Tull.
Dopo
aver osservato la civiltà, il protagonista sceglie la fuga “Verso La Foresta”. Il
flauto di Milanese e gli arpeggi di Emanuele Licci evocano il richiamo della
natura, mentre Egidio Marullo alla batteria e Apollonio Tommasi al basso danno
corpo al cammino. Cambi di tempo e sviluppo strumentale
sono i cardini di questo movimento variegato e gradevole.
Attraverso
“Desideri” ci si addentra nell’introspezione e siamo di nuovo in territorio Prog
strutturato. L’intro richiama i solo live di Ian Anderson attraverso impennate
sonore alternate a momenti di quiete. Il Folk salentino bussa prepotentemente
alla porta. Dinamiche forti passano dal sussurrato all’esplosivo, perché i
desideri non sono mai lineari.
“Cuore
Di Metallo” interpreta la civiltà moderna, fredda e meccanica ed è il
momento concettualmente più duro del disco. Dopo l’introspezione di “Desideri”,
qui c’è l’impatto con la realtà.
La
staffetta passa alla breve “Dolce Mistero” composta da voce e chitarra
acustica, la quale conduce alla conclusiva mini suite finale “Zoicekardi'a (Il
Volo)”. È il momento della risoluzione. Tutto il viaggio onirico “dalla
periferia del mondo al centro caotico e furibondo della nostra civiltà” culmina
qui, e il cerchio si chiude.
Se
la civiltà ha un cuore di metallo, qui batte ancora un cuore di carne, dove flauto
e chitarra elettrica danzano nella macchia mediterranea.
“Zoicekardi'a”
è un disco da riscoprire assolutamente per collocarlo nel punto giusto della
storia! Lecce, 1996. Cinque ragazzi incidono un capolavoro e scompaiono nel
mito. MS
Versione Inglese:



Posseggo il primo lavoro degli Aria Palea, come i migliori CD usciti negli anni 90 e primi duemila. Non mi sono mai trovato d'accordo con chi, ancora oggi, dichiara che il prog italiano migliore sia relegato soltanto agli anni 70. Certamente in quegli anni, sono stati i primi a riprendere e fare propria la lezione che veniva dall' Inghilterra, avendo anche grandi abilità. Ma era il contesto sociale favorevole a certe sonorità. Erano i dischi complessi ed oscuri come "Pawn Hearts" dei VDGG che andavano nei primi posti delle classifiche di vendita. Negli anni 90 invece la società e gli ascolti musicali erano totalmente diversi. Per questo, ho sempre avuto rispetto per quelle band che sole contro tutti e con un considerevole coraggio, fecero rinascere il piacere di ascoltare un tipo di rock sinfonico e colto. Certo, in proporzioni molto minori a vent'anni prima, ma certamente era più facile e conveniente seguire le mode del momento, per questo che il movimento prog dei 90 andrebbe riscoperto e fatto conoscere. Soprattutto perché gli ottimi lavori non mancano. Tu Max, con il tuo libro hai dato il tuo contributo, ma più di così oggi non possiamo aspettarci. Personalmente il mondo discografico odierno mi fa letteralmente ribrezzo.
RispondiEliminaUn caro saluto.
Ciao Ivano. Diciamo che in molti si sono adagiati sopra i consueti stilemi, come in una sorta di tana sicura. E' anche vero che è sempre più difficile creare qualcosa di nuovo, anche se personalmente trovo anche oggi buoni dischi. Il merito di queste band, a mio opinabile avviso, risiede nel fatto che in tempi non sospetti, ossia quando il genere è quasi del tutto sparito, hanno avuto il coraggio, la forza e in alcuni casi anche la qualità, di tenere accesa la brace sotto la cenere del Prog. Facile fare musica quando un genere va di moda, quasi impossibile fare successo quando questo è sopito, ecco la grandezza di questi artisti che denotano un amore sviscerato per il genere. Un abbraccio.
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