I Miei Libri

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martedì 12 maggio 2026

Aria Palea

ARIA PALEA - Zoicekardi'a
Pick Up Records / Lizard Records
Genere: Progressive Folk Rock
Supporto: CD – 1996




Generalmente si tende ad enfatizzare e ricordare album di Rock Progressivo Italiano nel periodo del massimo splendore, citando i soliti noti, io questa volta invece voglio rispolverare un album che esce in un momento non troppo semplice, e per questo pieno d’amore sincero per queste sonorità che ci hanno accompagnato per una vita.
Immergiamoci dunque nel mondo del Progressive Folk con la band Aria Palea:
Si formano a Lecce nella fine del 1992 e “Zoicekardi'a” è il loro album di debutto, uscito nel 1996. La formazione iniziale è composta da Apollonio Tommasi al basso ed Emanuele Licci alla chitarra, poi si aggiungono Egidio Marullo alla batteria, Gigi De Giorgi alla voce e Gianluca Milanese al flauto.
Nello stile musicale proposto uniscono Folk ed etnica salentina con il Prog Rock. Usano chitarre acustiche, flauto e testi anche in griko, il dialetto greco-salentino. Alcuni critici e addetti ai lavori, li hanno accostati a Dalton, Osanna e Finisterre, anche se il loro suono in realtà resta molto personale. Nel tempo vengono premiati anche per il 2° posto al “Premio Darwin '97” e 1° posto al “Premio Stratos 1998” con il successivo album “Danze d'Ansie” (1998). Zoicekardi'a è un termine che deriva dal greco e significa “vita e cuore”.
Questo esordio formato da otto canzoni, è un viaggio onirico dove il protagonista va dalla periferia del mondo, dalle "terre di confine", fino al centro caotico della civiltà moderna. Tra timori ed entusiasmi riscopre, tramite musica e arte, la vera natura del proprio animo.
Passando all’ascolto, “Zoicekardi'a (Prologo)” è la traccia di apertura dell'album che fa da ouverture, dove in poco più di 2 minuti si gettano le basi sonore e narrative di questo percorso. La voce richiama Demetrio Stratos per struttura sciamanica, un intro che ha molta storia dentro.
Con “Ipuno?” si entra subito nelle atmosfere Aria Palea, uno dei momenti più importanti dell’intero lavoro, quasi una carta d’identità per la band. Ipuno significa "Dormo?" o "Sto dormendo?". Il punto interrogativo rende tutto più onirico. Non si può fare a meno di accostare il flauto di Milanese ai Jethro Tull, ma anche l’incedere stesso del movimento riporta alla memoria la band di Ian Anderson primo periodo Blues.
“Scena Dopo Scena” sembra proprio il momento in cui il protagonista inizia ad attraversare le varie “scene” del viaggio. Il titolo suggerisce un flusso cinematografico, come se guardasse la propria vita sfilare davanti agli occhi. Con 7:25 di durata, è uno dei momenti più articolati del disco. Gli Aria Palea usano chitarre acustiche e flauto, con innesti di chitarra elettrica e contaminazioni Folk salentine con cambi di tema che variano dal Folk acustico a sfuriate elettriche, tipiche del Prog italiano 90s ma soprattutto a quello dei suddetti Jethro Tull.
Dopo aver osservato la civiltà, il protagonista sceglie la fuga “Verso La Foresta”. Il flauto di Milanese e gli arpeggi di Emanuele Licci evocano il richiamo della natura, mentre Egidio Marullo alla batteria e Apollonio Tommasi al basso danno corpo al cammino. Cambi di tempo e sviluppo strumentale sono i cardini di questo movimento variegato e gradevole.
Attraverso “Desideri” ci si addentra nell’introspezione e siamo di nuovo in territorio Prog strutturato. L’intro richiama i solo live di Ian Anderson attraverso impennate sonore alternate a momenti di quiete. Il Folk salentino bussa prepotentemente alla porta. Dinamiche forti passano dal sussurrato all’esplosivo, perché i desideri non sono mai lineari.
“Cuore Di Metallo” interpreta la civiltà moderna, fredda e meccanica ed è il momento concettualmente più duro del disco. Dopo l’introspezione di “Desideri”, qui c’è l’impatto con la realtà.
La staffetta passa alla breve “Dolce Mistero” composta da voce e chitarra acustica, la quale conduce alla conclusiva mini suite finale “Zoicekardi'a (Il Volo)”. È il momento della risoluzione. Tutto il viaggio onirico “dalla periferia del mondo al centro caotico e furibondo della nostra civiltà” culmina qui, e il cerchio si chiude.
Se la civiltà ha un cuore di metallo, qui batte ancora un cuore di carne, dove flauto e chitarra elettrica danzano nella macchia mediterranea.
“Zoicekardi'a” è un disco da riscoprire assolutamente per collocarlo nel punto giusto della storia! Lecce, 1996. Cinque ragazzi incidono un capolavoro e scompaiono nel mito. MS







Versione Inglese:


ARIA PALEA - Zoicekardi'a
Pick Up Records / Lizard Records
Genre: Progressive Folk Rock
Format: CD – 1996






We usually tend to emphasize and remember Italian Progressive Rock albums from the genre’s golden age, always citing the usual suspects. This time, instead, I want to dust off an album released in a far from easy moment, and for that reason, full of sincere love for these sounds that have been with us for a lifetime.
So let’s dive into the world of Progressive Folk with the band Aria Palea:
They formed in Lecce in late 1992 and Zoicekardi'a is their debut album, released in 1996. The initial lineup featured Apollonio Tommasi on bass and Emanuele Licci on guitar, later joined by Egidio Marullo on drums, Gigi De Giorgi on vocals, and Gianluca Milanese on flute.
In their musical style they blend Salento folk and ethnic influences with Prog Rock. They use acoustic guitars, flute, and even lyrics in Griko, the Greek-Salentine dialect. Some critics and insiders have compared them to Dalton, Osanna, and Finisterre, although their sound actually remains very personal. Over time they also earned recognition, taking 2nd place at the “Premio Darwin ’97” and 1st place at the “Premio Stratos 1998” with their follow-up album Danze d'Ansie (1998). Zoicekardi'a is a term derived from Greek and means “life and heart.”
This debut, made up of eight songs, is a dreamlike journey where the protagonist travels from the periphery of the world, from the "borderlands," to the chaotic center of modern civilization. Between fears and enthusiasm, he rediscovers, through music and art, the true nature of his soul.
Moving on to the listening: “Zoicekardi'a (Prologo)” is the album’s opening track that acts as an overture, where in just over 2 minutes it lays the sonic and narrative foundations of this journey. The vocals recall Demetrio Stratos for their shamanic structure—an intro with a lot of history inside.
With “Ipuno?” we immediately enter Aria Palea’s atmosphere, one of the most important moments of the entire work, almost an identity card for the band. Ipuno means "Am I sleeping?" or "Am I dreaming?". The question mark makes everything more dreamlike. You can’t help but liken Milanese’s flute to Jethro Tull, but the very flow of the piece also brings to mind Ian Anderson’s early blues-era band.
“Scena Dopo Scena” feels like the moment when the protagonist begins to move through the various “scenes” of the journey. The title suggests a cinematic flow, as if watching his own life pass before his eyes. At 7:25, it’s one of the most intricate moments on the record. Aria Palea use acoustic guitars and flute, with bursts of electric guitar and Salento folk influences, shifting from acoustic folk to electric outbursts typical of ’90s Italian Prog—but above all reminiscent of the aforementioned Jethro Tull.
After observing civilization, the protagonist chooses to escape “Verso La Foresta”. Milanese’s flute and Emanuele Licci’s arpeggios evoke the call of nature, while Egidio Marullo on drums and Apollonio Tommasi on bass give body to the journey. Time changes and instrumental development are the cornerstones of this varied and pleasant movement.
Through “Desideri” we delve into introspection and we’re back in structured Prog territory. The intro recalls Ian Anderson’s live solos through sonic surges alternating with moments of quiet. Salento folk knocks insistently at the door. Strong dynamics move from whispered to explosive, because desires are never linear.
“Cuore Di Metallo” portrays modern civilization, cold and mechanical, and is conceptually the harshest moment on the record. After the introspection of “Desideri”, here comes the impact with reality.
The baton passes to the brief “Dolce Mistero”, made up of voice and acoustic guitar, which leads to the concluding mini-suite “Zoicekardi'a (Il Volo)”. It’s the moment of resolution. The whole dreamlike journey “from the periphery of the world to the chaotic and furious center of our civilization” culminates here, and the circle closes.
If civilization has a heart of metal, here a heart of flesh still beats, where flute and electric guitar dance in the Mediterranean scrub.
“Zoicekardi'a” is an album that absolutely needs to be rediscovered to place it in its rightful spot in history! Lecce, 1996. Five guys record a masterpiece and vanish into myth. MS







2 commenti:

  1. Posseggo il primo lavoro degli Aria Palea, come i migliori CD usciti negli anni 90 e primi duemila. Non mi sono mai trovato d'accordo con chi, ancora oggi, dichiara che il prog italiano migliore sia relegato soltanto agli anni 70. Certamente in quegli anni, sono stati i primi a riprendere e fare propria la lezione che veniva dall' Inghilterra, avendo anche grandi abilità. Ma era il contesto sociale favorevole a certe sonorità. Erano i dischi complessi ed oscuri come "Pawn Hearts" dei VDGG che andavano nei primi posti delle classifiche di vendita. Negli anni 90 invece la società e gli ascolti musicali erano totalmente diversi. Per questo, ho sempre avuto rispetto per quelle band che sole contro tutti e con un considerevole coraggio, fecero rinascere il piacere di ascoltare un tipo di rock sinfonico e colto. Certo, in proporzioni molto minori a vent'anni prima, ma certamente era più facile e conveniente seguire le mode del momento, per questo che il movimento prog dei 90 andrebbe riscoperto e fatto conoscere. Soprattutto perché gli ottimi lavori non mancano. Tu Max, con il tuo libro hai dato il tuo contributo, ma più di così oggi non possiamo aspettarci. Personalmente il mondo discografico odierno mi fa letteralmente ribrezzo.
    Un caro saluto.

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  2. Ciao Ivano. Diciamo che in molti si sono adagiati sopra i consueti stilemi, come in una sorta di tana sicura. E' anche vero che è sempre più difficile creare qualcosa di nuovo, anche se personalmente trovo anche oggi buoni dischi. Il merito di queste band, a mio opinabile avviso, risiede nel fatto che in tempi non sospetti, ossia quando il genere è quasi del tutto sparito, hanno avuto il coraggio, la forza e in alcuni casi anche la qualità, di tenere accesa la brace sotto la cenere del Prog. Facile fare musica quando un genere va di moda, quasi impossibile fare successo quando questo è sopito, ecco la grandezza di questi artisti che denotano un amore sviscerato per il genere. Un abbraccio.

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