I Miei Libri

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lunedì 28 settembre 2026

Pallas

PALLAS - A Song For Tomorrow
Esoteric Antenna
Genere: Neo Prog
Supporto: LP / CD / Digital – 2026





I Pallas fanno parte della scena storica degli anni ’80 in ambito Neo Prog assieme a Marillion, IQ, Pendragon ecc. Mi ricordo che fu devastante l’ascolto dell’album “The Sentinel” nel 1984, con quella splendida copertina gatefold in stile Roger Dean (Yes): una ventata di aria fresca per chi in quel periodo era in astinenza di Rock Progressivo. Tante tastiere epiche e un senso spiccato della drammaticità, elevato all’ennesima potenza dalla voce recitativa di Euan Lowson.
Ne sono passati di anni e, dopo stop e ripartenze, la band ha saputo mantenere uno standard qualitativo costante malgrado i vari cambi di lineup. Altro gioiellino fu il ritorno negli anni ’90 con “Beat The Drum” (1998) e anche l’ottimo “The Cross & The Crucible”, album che vi consiglio vivamente di andare a riscoprire, in essi c'è l’essenza stessa del Neo Prog.
Nove gli album in studio compreso questo “A Song For Tomorrow”, da cui ripongo alte aspettative visto che al microfono si vede il ritorno dello storico Alan Reed.
Il senso di drammaticità è ancora intatto (anche troppo) nelle dieci canzoni contenute nell’album, mentre la formazione è composta da Alan Reed (voce), Niall Mathewson (chitarra, percussioni, voce), Graeme Murray (basso, voce) e Ronnie Brown (tastiere, percussioni, voce), con l’ospite nella title track della cantante Natasha O'Neal.
Ve la faccio breve e non ci giro molto intorno: lo stile cambia, anche se si denotano sempre le qualità classiche della band. I suoni diventano più futuristici, i brani più semplici, la voce (maledizione) in alcuni casi è filtrata e non raggiunge più quelle vette a cui ci aveva abituati, salvo alcuni rarissimi casi.
Tanto cuore affossato però da un poco di stanca compositiva, dove mi mancano quelle poderose sinfonie e quei solo di chitarra che contraddistinguono sia la band sia il Neo Prog stesso. Anche il concept non è nuovo nell’ambito, la classica devastazione e la rinascita di una nuova civiltà.
Ho apprezzato “Aspiration”, ballata Prog guidata da chitarra acustica e aperture atmosferiche di grande respiro.
Esistono brani Heavy Prog come “Rushing Headlong”, che descrive la corsa folle dell'umanità verso la propria autodistruzione, l'inseguimento cieco del progresso tecnologico e del guadagno economico senza fermarsi a considerarne le conseguenze, ma non bastano ad alzare l’attenzione dell’ascoltatore, generalmente assopita in altri movimenti stanchi e già sentiti.
Sento altresì di salvare la conclusiva “Inside Outside”, una riflessione sulla dualità della mente umana, la contrapposizione tra il mondo interiore (i pensieri, i sentimenti, i valori) e il mondo esterno (la realtà sociale, le apparenze, le pressioni della vita).
Probabilmente questa della pacatezza generale (che poi diventa lagna) e della ricerca vocale modificata è stata proprio una scelta dettata da quello che oggi i Pallas si sentono di essere (giustamente), ma personalmente mi ha deluso, perché mancano i crescendo a cui la band nel tempo ci ha abituati (dove sono finite le chitarre?) e capite voi che quando si mangia bene, passare al panino non è gran cosa. Non un album brutto, assolutamente, ma loro sono i Pallas… diavolo! MS







Versione Inglese:



PALLAS - A Song For Tomorrow
Esoteric Antenna
Genre: Neo Prog
Format: LP / CD / Digital – 2026






Pallas are part of the historic 1980s Neo Prog scene alongside Marillion, IQ, Pendragon, etc. I remember listening to the album “The Sentinel” back in 1984 as a mind-blowing experience, with that splendid Roger Dean-style gatefold cover (Yes): a breath of fresh air for anyone starving for Progressive Rock at the time. Plenty of epic keyboards and a keen sense of drama, elevated to the extreme by Alan Reed's theatrical vocals.
Years have passed and, after stops and restarts, the band has managed to maintain a consistent standard of quality despite various line-up changes. Another little gem was their '90s comeback with “Beat The Drum” (1998), as well as the excellent “The Cross & The Crucible”—albums I highly recommend you go back and rediscover, as the very essence of Neo Prog lies within them.
Nine studio albums in total, including this “A Song For Tomorrow”, for which I had high expectations given the return of historic frontman Euan Lowson on vocals.
The sense of drama is still intact (perhaps even too much so) across the ten tracks on the album, with a line-up featuring Alan Reed (vocals), Niall Mathewson (guitar, percussion, vocals), Graeme Murray (bass, vocals), and Ronnie Brown (keyboards, percussion, vocals), alongside guest singer Natasha O'Neal on the title track.
To cut a long story short and get straight to the point: the style changes, even though the band's classic qualities are still noticeable. The sounds become more futuristic, the songs simpler, and the vocals (damn it!) are filtered in some cases, no longer reaching the heights we were used to, except on a few rare occasions.
Plenty of heart, unfortunately weighed down by a bit of compositional fatigue, where I miss those powerful symphonies and guitar solos that define both the band and Neo Prog itself. Even the concept isn't new to the genre: the classic destruction and rebirth of a new civilization.
I appreciated “Aspiration”, a Prog ballad driven by acoustic guitar and wide, atmospheric openings.
There are Heavy Prog tracks like “Rushing Headlong”, which describes humanity's mad rush toward self-destruction—the blind pursuit of technological progress and economic gain without stopping to consider the consequences—but they aren't enough to revive the listener's attention, which remains mostly lulled by other tired, overly familiar passages.
I also feel like saving the closing track, “Inside Outside”, a reflection on the duality of the human mind: the contrast between the inner world (thoughts, feelings, values) and the outer world (social reality, appearances, life's pressures).
This overall calmness (which borders on a whine) and the search for modified vocals was probably a deliberate choice based on what Pallas feel like being today (and rightly so), but personally it disappointed me. It lacks the crescendos the band has accustomed us to over time (where have the guitars gone?), and you'll understand that when you're used to fine dining, settling for a sandwich isn't great. Not a bad album, absolutely not, but they are Pallas… damn it! MS






3 commenti:

  1. Ciao Max, purtroppo devo fare qualche piccola correzione allaTua bellissima recensione(..come sempre).
    In realtà su The Sentinel cantava(a mio parere anche piuttosto male) il vecchio Euan Lawson, Reed all'epoca era ancora in quota Abel Ganz.
    Che il tono del nuovo disco sia dimesso ed oscuro ha delle ragioni concrete che vanno aldilà della semplice argomentazione dei testi,senza contare che per la prima volta tutti e quattro i membri storici si occupano di voci e cori.
    Alan,che peraltro era già rientrato in gruppo sul precedente The Messenger,all'inizio di settembre ha dato l'addio ai palchi con due concerti per una motivazione serissima e sconvolgente: gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson già in avanzato stato di degenerazione, per questo motivo anche la sua performance sul disco ha dovuto subire qualche "ritocco" e supportata,come ho scritto sopra,per la prima volta dagli altri componenti con Murray(seconda voce da sempre) ancora più coinvolto🤷🏼‍♂️
    ...Scusami per queste precisazioni,però le sentivo doverose, ed effettivamente ad un primo ascolto il disco può sembrare dimesso e noioso ma sono sicuro che i successivi ascolti lo faranno entrare nel cuore degli appassionati oltretutto sapendo che se non sarà l'ultimo della band sicuramente sarà l'ultimo dove si ascolterà la storica e caratteristica voce del povero Alan!😔
    Un Abbraccio

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    1. Hai ragione, grazie per la precisazione. Correggerò al più presto. Un grande abbraccio.

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