RED
SAND - A World Without War
OSKAR Records
Genere: Neo Prog
Supporto: LP / CD / Bandcamp – 2026
Come
sarebbe bello un mondo senza guerre, ma finché l’uomo penserà soltanto ai soldi
ed al potere, non ne verremo mai fuori. Il titolo del nuovo album (il
tredicesimo) dei canadesi Red Sand è un buon auspicio e un augurio a tutti noi.
I
Red Sand, guidati dal chitarrista e compositore Simon Caron, rappresentano una
delle realtà più solide e coerenti della scena Neo Prog canadese (e in
particolare del Québec). Nati nei primi anni 2000, la loro musica affonda le
radici nella tradizione del Progressive Rock classico degli anni '70 e del Neo
Prog britannico degli anni '80 (Marillion dell'era Fish, Pendragon, IQ etc.).
Il
progetto prende ufficialmente forma con l'album d'esordio “Mirror Of Insanity”
(2005), caratterizzato dal timbro vocale ed espressivo del cantante originale
Hëmel e dalle melodie liriche della chitarra di Caron. Nel corso degli anni la
formazione ha vissuto diversi avvicendamenti, ma Simon Caron ha mantenuto fermo
il timbro stilistico della band attraverso assoli di chitarra fortemente
emotivi e prolungati (spesso in stile David Gilmour), trame di tastiera
avvolgenti e strutture narrative estese.
L'album
“A World Without War” si inserisce perfettamente in questa linea evolutiva,
portando al centro un tema concettuale cupo e purtroppo sempre attuale: il
conflitto umano, le sue cause morali, il peso dell'isolamento e la fragile
speranza di un mondo libero dalle guerre.
So
già cosa attendermi dalla loro musica nei sei brani dell’album, li ho sempre
seguiti perché ligi alle regole, anche le copertine degli album sono in pieno
stile dettagliato (quasi Naïf) del Neo Prog, quindi sicuramente non mi
deluderanno, ma andiamo a vedere se sarà così.
Il
brano “Stories Of Liars” apre l'album puntando l'indice contro l'ipocrisia dei
leader politici e dei manipolatori della verità. Le "storie dei
bugiardi" rappresentano la propaganda che precede e giustifica ogni
conflitto armato. Un inizio drammatico di tastiere fa da intro per poi lasciare
entrare gli strumenti con energia. Ed è subito la chitarra elettrica a salire
in cattedra, sopra una ritmica perfetta e movimentata fra cambi di tempo e di
stile. Il ritornello musicale si stampa inesorabilmente nella mente, il Neo
Prog in effetti è così.
Finita
questa cavalcata è la volta di “I'll Be Alone”, qui la progressione armonica si
fa più malinconica e rarefatta, fra Pink Floyd (grazie anche alla slide) e
Marillion. Il brano cresce con dinamica costante fino a sfociare in un passaggio
centrale drammatico, coronato da un assolo di chitarra dai toni elegiaci che
richiama lo stile espressivo di Steve Rothery e Andy Latimer. Semplicemente
splendido!
La
prima suite dell’album porta il titolo “The Ballad Of Edgar And Chelsea”, in
quasi 12 minuti i Red Sand mettono in mostra l'intero campionario del Neo Prog
più classico. L'inizio è pacato, quasi acustico, per poi sviluppare continui
cambi di tempo e di atmosfere. Si alternano sezioni sinfoniche dominate dalle
tastiere e da parti cantate dense di pathos. I testi narrano la storia
personale spezzata dalla guerra. Edgar e Chelsea incarnano la tragedia degli
affetti troncati: l'innocenza dell'amore giovanile distrutta dalla brutalità
degli eventi e dalla chiamata alle armi.
Ma
ecco il fulcro dell’intero album, “A World Without War”, una mostruosa suite di
oltre 20 minuti che affronta la desolazione del presente e la ricerca utopica
di una pace duratura. Il testo riflette sulla follia ciclica della storia e sul
bisogno di riscatto spirituale dell'umanità. Ci sono richiami ai Genesis, Pink
Floyd epoca “Wish You Were Here”, Pendragon e Camel, il tutto legato dalla
personalità dei tre musicisti che in realtà ne hanno da vendere.
Segue
“A World Of Change”, malinconica ballata acustica che mi rimanda a Clive Nolan
(Pendragon), toccante e sentita dagli artisti stessi, specialmente nel cantato.
E si finisce con “Torpille”: il brano funge da epilogo e da amara riflessione
conclusiva. Il titolo richiama il senso di abbattimento e la sensazione di
essere colpiti al cuore ("torpillé") dall'impossibilità di cambiare
la natura distruttiva dell'uomo, un poco come la mia considerazione iniziale
che ha fatto da preambolo alla recensione. Un assolo di chitarra struggente mi
trafigge l’anima, non riesco più ad aprire gli occhi durante l’ascolto, e
questa amici miei è la magia del Neo Prog.
Sì,
i Red Sand non mi hanno deluso ancora una volta, ma in fondo già lo sapevo,
perché la classe non è acqua. Peccato per chi non li capisce. MS
Versione Inglese:


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