Mr.
Bison - The Garden Of Forgotten Dreams
Heavy
Psych Sounds
Genere:
Heavy Rock/Psichedelico/Prog Stoner
Supporto: LP / CD / Bandcamp – 2026
Noi
italiani negli ultimi anni siamo diventati molto bravi a suonare lo Stoner, se
poi ci andiamo ad intrecciare altri generi come l’Hard Rock, la Psichedelia e
il Prog, allora il risultato finale diventa davvero dotato di grande
personalità.
I
toscani Mr. Bison si formano nel 2009 a Cecina (Livorno) ed esordiscono nel
2012 con “We'll Be Brief”, ma si impongono all'attenzione con “Asteroid”
(2016), iniziando ad allargare l'orizzonte verso strutture più narrative. Solo
con “Holy Oak” (2018) e soprattutto con il concept marittimo “Seaward” (2020)
affinano l'elemento psichedelico e la componente Progressive.
Con
l'ingresso dei synth e l'arricchimento della formazione (tra cui l'apporto dei
fratelli Salvadori), la band incide “Echoes From The Universe” (2024), virando
con decisione verso lo Space Rock, il Prog moderno e il Post-Rock lisergico. La
line-up attuale è composta da Matteo Barsacchi (chitarra, synth), Matteo
Sciocchetto (voc, basso, chitarra), Davide Salvadori (chitarra, synth) e
Lorenzo Salvadori (batteria).
Questo
nuovo “The Garden Of Forgotten Dreams” lavora attorno al concetto del
"Giardino" come rifugio metaforico dell'anima, un luogo magico dove
le aspirazioni accantonate, i sogni dimenticati e le luci/ombre interiori non
appassiscono, ma rimangono custoditi in attesa di essere riscoperti. Il lavoro
è curato e registrato da Matteo Barsacchi presso il Blotch Recording Studio in
Toscana, con missaggio a cura di Richard Behrens (Big Snuff Studio, Berlino) e
masterizzazione gestita da Carl Saff a Chicago.
L’apertura
di “Cosmic Tide” è di grande impatto e parte da riff cadenzati di chiara
matrice Stoner/Space Rock per poi spalancarsi su dinamiche epiche e
psichedeliche. L'intreccio tra sintetizzatori e chitarre sature crea la
sensazione di collisione con un'onda cosmica. Il testo rappresenta la
mareggiata iniziale, la forza esterna (o interiore) che sradica l'individuo dal
rumore quotidiano e lo trascina verso la soglia del "Giardino". Il
tema è il flusso dell'esistenza e la spinta a non opporre resistenza al
cambiamento.
Le
architetture sonore della title track si fanno cinematografiche, con trame di
synth atmosferici e arpeggi avvolgenti che esplodono in maestosi muri di
chitarra. È il cuore concettuale dell'opera, l'ingresso nel luogo dove ogni
desiderio inespresso vegeta come un fiore silenzioso. La lirica invita a
riscoprire parti di sé ritenute perdute e ad accettare il proprio vissuto senza
rimpianti. Buona la prova vocale, così come appare ben oliata e funzionale la
coppia ritmica di basso e batteria.
Negli
oltre sette minuti del brano “Bright Shadow” si gioca sull'equilibrio tra
oscurità e luminosità. L'approccio attinge a piene mani dal Prog e dal Post Rock,
alternando sezioni ipnotiche/ambient ad accelerate ritmiche dal grande respiro
melodico. Qualche scheggia di Tool si infilza con efficacia nel pezzo.
Più
serrato e diretto nei tempi, “Astray” che riprende l'energia graffiante del
periodo Stoner/Heavy Rock della band, pur mantenendo un ricamo di tastiere che
ne amplia la spazialità. Nel testo si tratta lo smarrimento, il momento in cui
si perde la rotta (letteralmente "fuori strada"). È la
rappresentazione lirica del dubbio, passaggio obbligato prima di poter davvero
ritrovare la propria verità interiore.
Ed
è la volta di “Turn To Stone”, movimento altamente psichedelico ricco di echi
di chitarra e di grande spazialità. Qui si evoca la sensazione di
pietrificazione e blocco di fronte al dolore o ai giudizi del mondo esterno, ma
anche il rifugio nella stasi per proteggere la propria fragilità.
Fra
i momenti più Prog dell’album si trova “The Sunrise”, caratterizzato da un
lavoro di synth e chitarra dal carattere sognante che simula l'aumentare
graduale della luce. È il risveglio all'interno del Giardino dove la notte cede
il passo al mattino e si avverte un forte senso di speranza, di conciliazione e
di chiarezza sul proprio percorso.
I
Mr. Bison alzano i decibel in “River Moan”, canzone che pone lo sguardo anche
verso il passato Hard Rock, dove il "lamento del fiume" diventa il
simbolo del tempo che scorre inesorabile, portando via le scorie del passato ma
lavando anche le ferite. L'acqua si trasforma così in un elemento di
purificazione morale.
Il
brano di chiusura “Old Hue” riassume perfettamente tutte le anime del disco, la
potenza Stoner, la ricercatezza Prog e gli scenari ambient-space. Il finale si
sviluppa in un crescendo orchestrato con grande maturità compositiva. Si esce
dal Giardino non cambiati radicalmente, ma finalmente riappacificati con le
sfumature della propria storia.
Tra
muri di chitarre, architetture sinfoniche di tastiere e una sezione ritmica
impeccabile, “The Garden Of Forgotten Dreams” consacra definitivamente i Mr.
Bison nell'élite del Rock Psichedelico contemporaneo. Un album ricco di
sfumature, coraggioso negli arrangiamenti e liricamente profondo, da assaporare
tutto d'un fiato. MS
Versione Inglese:


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