I Miei Libri

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domenica 13 settembre 2026

Il Bacio Della Medusa

IL BACIO DELLA MEDUSA – Tarlo
AMS Records
Genere: Rock Progressivo
Supporto: CD / LP / Bandcamp – 2026





Finalmente l’attesa è finita.
La formazione umbra de Il Bacio Della Medusa rappresenta una delle realtà più radicate e autorevoli del Rock Progressivo Italiano degli anni 2000, in virtù di un sound sanguigno, viscerale e intriso di influenze Hard Rock anni '70, Folk e sinfoniche, dominato dal dialogo tra flauto, sax, organo Hammond, chitarre abrasive e la vocale teatralità di Simone Cecchini.
Nati a Perugia nel 2002, dopo l'esordio omonimo del 2004, la band ha siglato imponenti concept album d'ispirazione storico-letteraria come “Discesa Agl'inferi D'un Giovane Amante” (2008, avvinto alla vicenda dantesca di Paolo e Francesca) e “Deus Lo Vult” (2012, incentrato sulle Crociate). Con “Seme” (2018) il gruppo ha inaugurato un percorso lirico più intimista e a sfondo sociale, che trova la sua ideale e definitiva compilazione proprio con “Tarlo”, facendo seguito all'ottimo “Imilla” del 2023. L'organico si conferma quello consolidato degli ultimi anni: Simone Cecchini (voce, chitarra), Diego Petrini (batteria, percussioni, tastiere), Eva Morelli (flauto, sax), Federico Caprai (basso) e Andrea Morelli (chitarre).
Il loro sound, a tratti fiabesco, arretra il tempo ed evoca atmosfere arcaiche, sorretto da un'impostazione vocale enfatica che rimanda alla figura del menestrello.
Il nuovo lavoro si sviluppa come una profonda indagine psicologica ed esistenziale. Il "tarlo" assurge a metafora dell'ossessione, dell'ansia sotterranea e delle crepe interiori e collettive dell'uomo contemporaneo, una tematica dalle molteplici sfaccettature che i testi di Simone Cecchini sviscerano con mirabile acume.
Ed è proprio “Oscuro Passeggero” (incipit dedicato al "passeggero invisibile", presenza costante del dubbio e della coscienza nell'ombra) a introdurre l'ascoltatore in questo recesso, su una trama sonora che attinge alle radici del passato, tra suggestioni medievali e cantautorato Prog. Il flauto intesse un tema quasi ipnotico che si intensifica progressivamente, sino a sfociare in una deflagrazione Hard Prog guidata dalle chitarre.
Segue lo scatto strumentale di “L'Orologio Della Morte”, serrato e perentorio, il cui impatto è mitigato unicamente dagli slanci del sax, pronto a elevare il proprio registro per cedere poi il passo alla title track “Il Tarlo”. Inizialmente disimpegnata e scanzonata, la traccia analizza la fissazione e l'idea fissa che rode dall'interno, sgretolando certezze e convinzioni. Esso è un tributo a Fausto Amodei. Con un pizzico di ironia potremmo ravvisarvi assonanze con l'universo di Angelo Branduardi, sebbene la matrice rimanga saldamente Progressive Rock: nella sezione centrale, infatti, la band vira improvvisamente verso stilemi morriconiani, sorretti da un movimento pianistico di toccante compostezza classica. L’ingresso del sax di Eva Morelli completa l'impalcatura emotiva del brano, che riserva persino uno squarcio per un assolo di chitarra d'impronta pinkfloydiana, la classica ciliegina sulla torta. Un pezzo eccellente e ben strutturato, di quelli che ribadiscono le ragioni dell'amore per il Progressive Rock.
Un arpeggio di chitarra e il flauto tratteggiano arie di amabile leggerezza in “Cielo Australe”, piccola gemma che offre una parentesi di fuga e uno sguardo verso l'alto; la volta australe simboleggia la tensione verso un riorientamento, un punto fermo nel disorientamento esistenziale. Ancora una volta la prova collettiva della band appare ineccepibile, coordinata da una linea vocale di grande potenza espressiva con sfumature che richiamano Demetrio Stratos, immersa in un contesto cantautorale Prog d'ispirazione settantiana.
A seguire giunge “Il Tarlo In Maschera”, ove si affronta il tema della finzione e delle maschere sociali adottate per dissimulare le proprie fragilità e le proprie ossessioni. Un episodio di possente Progressive Rock nel quale lasciarsi trasportare, in perfetto stile Bacio Della Medusa.
“Il Tarlo In Testa” perpetua questa foga sonora, tinta di sfumature oscure, attraverso l'interazione dinamica tra sezione ritmica, chitarra e flauto, capaci di raggiungere vette di notevole tensione drammatica. È impeccabile l’intesa tra il basso di Federico Caprai e la batteria di Diego Petrini, autentico piacere per l'ascolto, cui si sommano suggestivi innesti elettronici di supporto. Qui l'ossessione prevarica il pensiero quotidiano, erigendosi a rumore di fondo ineliminabile. Tra i momenti di più densa intensità figurano le trame di “Caino E Abele”, ove si esplorano la conflittualità umana, il senso di colpa e l'archetipo del dualismo tra fratellanza e tradimento, contestualizzati nelle dinamiche della modernità. La chitarra classica imbracciata da Simone Cecchini sorregge una ballata articolata e profonda, da assimilare con meditativa attenzione.
L'album mantiene un tenore espressivo elevatissimo e privo di flessioni emotivi, e spetta a “Le Stelle Cattive” innalzare nuovamente il registro formale, modulando atmosfere drammatiche e sinfoniche in un crescendo costante che sfocia in un epilogo intimista tra pianoforte e flauto: un connubio di profonda devastazione emotiva.
La chiusura è affidata a “Speculum”, metafora dello "specchio" inteso come atto di resa e di definitiva presa di coscienza: uno sguardo introspettivo per affrontare le proprie ombre senza indulgere in ulteriori infingimenti. L’intero strumentario della band si dispiega e raggiunge altezze espressive toccate da pochissimi nomi nella storia del genere, quali ad esempio la Premiata Forneria Marconi.
Senza ombra di dubbio, “Tarlo” si attesta come una delle uscite di punta di questo 2026: non è impresa da poco raccordare Prog, canzone d'autore, impianto concettuale e sensibilità contemporanea, convogliando il tutto attraverso la spiccata personalità di una band che si conferma tra le più significative del panorama italiano. In conclusione, con “Tarlo”, Il Bacio Della Medusa non firma soltanto il proprio atteso e graditissimo ritorno, ma dimostra come il Rock Progressivo Italiano sappia ancora essere una materia viva, viscerale e drammaticamente urgente. Lontano dai meri esercizi di stile e dalla trappola della nostalgia, il quintetto umbro confeziona un’opera complessa e profonda, capace di trasformare le crepe dell'anima in un manifesto sonoro di rara potenza. Un disco che non si limita a farsi ascoltare, ma che si insinua lentamente nell'animo (proprio come il tarlo del suo titolo), confermando la band tra le vette incontrastate del Prog tricolore contemporaneo. Imperdibile per chiunque cerchi nella musica un’esperienza di autentica catarsi. MS







Versione Inglese: 


IL BACIO DELLA MEDUSA – Tarlo
AMS Records
Genre: Progressive Rock
Format: CD / LP / Bandcamp – 2026


 



Finally, the wait is over.
The Umbrian lineup Il Bacio Della Medusa represents one of the most deeply rooted and authoritative entities of 2000s Italian Progressive Rock, by virtue of a visceral, full-blooded sound imbued with '70s Hard Rock, Folk, and symphonic influences, dominated by the interplay of flute, sax, Hammond organ, abrasive guitars, and the vocal theatricality of Simone Cecchini.
Formed in Perugia in 2002, following their self-titled 2004 debut, the band released impressive historical-literary concept albums such as “Discesa Agl'inferi D'un Giovane Amante” (2008, tied to Dante's tale of Paolo and Francesca) and “Deus Lo Vult” (2012, focused on the Crusades). With “Seme” (2018), the group inaugurated a more intimate, socially charged lyrical path, which finds its ideal and definitive completion in “Tarlo”, following the excellent “Imilla” in 2023. The lineup remains the well-established core of recent years: Simone Cecchini (vocals, guitar), Diego Petrini (drums, percussion, keyboards), Eva Morelli (flute, sax), Federico Caprai (bass), and Andrea Morelli (guitars).
Their sound, at times fairytale-like, turns back time to evoke archaic atmospheres, sustained by an emphatic vocal delivery reminiscent of a medieval minstrel.
The new work unfolds as a profound psychological and existential investigation. The "tarlo" (woodworm) serves as a metaphor for obsession, subterranean anxiety, and the internal and collective fractures of contemporary man—a multifaceted theme that Simone Cecchini's lyrics dissect with remarkable insight.
And it is precisely “Oscuro Passeggero” (an incipit dedicated to the "invisible passenger", the constant presence of doubt and conscience in the shadows) that introduces the listener into this recess, over a sonic texture drawing from past roots, bridging medieval echoes and Prog singer-songwriter traditions. The flute weaves an almost hypnotic theme that progressively intensifies, eventually bursting into a guitar-driven Hard Prog explosion.
Next comes the energetic, forceful instrumental leap of “L'Orologio Della Morte”, whose impact is tempered only by the surges of the flute, ready to elevate its register before yielding to the title track, “Il Tarlo”. Initially lighthearted and easygoing, the track analyzes fixation and the obsessive idea that gnaws from within, crumbling certainties and beliefs. It is a tribute to Fausto Amodei. With a touch of irony, one might discern echoes of Angelo Branduardi's musical universe, though the foundation remains firmly Progressive Rock; indeed, in the central section, the band suddenly veers toward Morricone-esque stylistic traits, supported by a piano movement of touching classical composure. The entry of Eva Morelli's sax completes the emotional scaffolding of the piece, which even carves out space for a Pink Floyd-style guitar solo—the classic icing on the cake. An excellent, finely structured track that reinforces precisely why we love Progressive Rock.

A guitar arpeggio and flute sketch breezes of charming lightness in “Cielo Australe”, a small gem offering a moment of escape and a gaze turned upward; the southern sky symbolizes the yearning for reorientation, a fixed point amid existential confusion. Once again, the band's collective performance is flawless, anchored by a vocal line of great expressive power with shades recalling Demetrio Stratos, immersed in a '70s-inspired Prog singer-songwriter context. Following this comes “Il Tarlo In Maschera”, where the theme of pretense and social masks—worn to conceal one's fragilities and obsessions—is confronted. A piece of powerful Progressive Rock in which to let oneself be carried away, in true Bacio Della Medusa style.
“Il Tarlo In Testa” carries forward this sonic fervor, tinged with darker shades, through the dynamic interaction between the rhythm section, guitar, and flute, reaching heights of remarkable dramatic tension. The chemistry between Federico Caprai's bass and Diego Petrini's impeccable drumming is a pure pleasure to listen to, augmented by evocative supporting electronic touches. Here, obsession overrides daily thought, establishing itself as an inescapable background noise. Among the most intensely packed moments of the entire work are the textures of “Caino E Abele”, exploring human conflict, guilt, and the primal archetype of brotherhood versus betrayal, framed within modern dynamics. The classical guitar wielded by Simone Cecchini sustains an intricate, profound ballad to be absorbed with meditative attention.
The album maintains an exceptionally high expressive level without emotional dips, leaving it to “Le Stelle Cattive” to raise the formal register once again, modulating dramatic and symphonic atmospheres in a steady crescendo that culminates in an intimate piano-and-flute epilogue: a combination of profound emotional devastation.
The closing is entrusted to “Speculum”, a metaphor for the "mirror" understood as an act of surrender and ultimate self-awareness: an introspective gaze to face one's shadows without further pretense. The band's full instrumental arsenal unfolds here, reaching expressive heights touched by very few names in the genre's history, such as Premiata Forneria Marconi.
Without a shadow of a doubt, “Tarlo” stands as one of the standout releases of 2026: bridging Prog, singer-songwriter craft, conceptual depth, and contemporary sensibility is no small feat, conveying it all through the distinct personality of a band that confirms its place among the most significant on the Italian scene. In conclusion, with “Tarlo”, Il Bacio Della Medusa not only marks its long-awaited and most welcome return, but demonstrates that Italian Progressive Rock remains a living, visceral, and dramatically urgent art form. Far from mere stylistic exercises or nostalgia traps, the Umbrian quintet crafts a complex, profound work capable of transforming the soul's fractures into a musical manifesto of rare power. An album that does not merely demand to be heard, but slowly creeps into the spirit—much like the woodworm of its title—solidifying the band among the undisputed peaks of contemporary Italian Prog. Unmissable for anyone seeking an experience of genuine catharsis in music. MS











 





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