IL BACIO DELLA MEDUSA – Tarlo
AMS
Records
Genere:
Rock Progressivo
Supporto:
CD / LP / Bandcamp – 2026
Finalmente
l’attesa è finita.
La
formazione umbra de Il Bacio Della Medusa rappresenta una delle realtà più
radicate e autorevoli del Rock Progressivo Italiano degli anni 2000, in virtù di
un sound sanguigno, viscerale e intriso di influenze Hard Rock anni '70, Folk e
sinfoniche, dominato dal dialogo tra flauto, sax, organo Hammond, chitarre
abrasive e la vocale teatralità di Simone Cecchini.
Nati
a Perugia nel 2002, dopo l'esordio omonimo del 2004, la band ha siglato
imponenti concept album d'ispirazione storico-letteraria come “Discesa
Agl'inferi D'un Giovane Amante” (2008, avvinto alla vicenda dantesca di Paolo e
Francesca) e “Deus Lo Vult” (2012, incentrato sulle Crociate). Con “Seme” (2018)
il gruppo ha inaugurato un percorso lirico più intimista e a sfondo sociale,
che trova la sua ideale e definitiva compilazione proprio con “Tarlo”, facendo
seguito all'ottimo “Imilla” del 2023. L'organico si conferma quello consolidato
degli ultimi anni: Simone Cecchini (voce, chitarra), Diego Petrini (batteria,
percussioni, tastiere), Eva Morelli (flauto, sax), Federico Caprai (basso) e
Andrea Morelli (chitarre).
Il
loro sound, a tratti fiabesco, arretra il tempo ed evoca atmosfere arcaiche,
sorretto da un'impostazione vocale enfatica che rimanda alla figura del
menestrello.
Il
nuovo lavoro si sviluppa come una profonda indagine psicologica ed
esistenziale. Il "tarlo" assurge a metafora dell'ossessione,
dell'ansia sotterranea e delle crepe interiori e collettive dell'uomo
contemporaneo, una tematica dalle molteplici sfaccettature che i testi di
Simone Cecchini sviscerano con mirabile acume.
Ed
è proprio “Oscuro Passeggero” (incipit dedicato al "passeggero
invisibile", presenza costante del dubbio e della coscienza nell'ombra) a
introdurre l'ascoltatore in questo recesso, su una trama sonora che attinge
alle radici del passato, tra suggestioni medievali e cantautorato Prog. Il
flauto intesse un tema quasi ipnotico che si intensifica progressivamente, sino
a sfociare in una deflagrazione Hard Prog guidata dalle chitarre.
Segue
lo scatto strumentale di “L'Orologio Della Morte”, serrato e perentorio, il cui
impatto è mitigato unicamente dagli slanci del sax, pronto a elevare il
proprio registro per cedere poi il passo alla title track “Il Tarlo”.
Inizialmente disimpegnata e scanzonata, la traccia analizza la fissazione e
l'idea fissa che rode dall'interno, sgretolando certezze e convinzioni. Esso è un tributo a Fausto Amodei. Con un
pizzico di ironia potremmo ravvisarvi assonanze con l'universo di Angelo
Branduardi, sebbene la matrice rimanga saldamente Progressive Rock: nella
sezione centrale, infatti, la band vira improvvisamente verso stilemi
morriconiani, sorretti da un movimento pianistico di toccante compostezza
classica. L’ingresso del sax di Eva Morelli completa l'impalcatura emotiva del
brano, che riserva persino uno squarcio per un assolo di chitarra d'impronta
pinkfloydiana, la classica ciliegina sulla torta. Un pezzo eccellente e ben
strutturato, di quelli che ribadiscono le ragioni dell'amore per il Progressive
Rock.
Un
arpeggio di chitarra e il flauto tratteggiano arie di amabile leggerezza in
“Cielo Australe”, piccola gemma che offre una parentesi di fuga e uno sguardo
verso l'alto; la volta australe simboleggia la tensione verso un
riorientamento, un punto fermo nel disorientamento esistenziale. Ancora una
volta la prova collettiva della band appare ineccepibile, coordinata da una
linea vocale di grande potenza espressiva con sfumature che richiamano Demetrio
Stratos, immersa in un contesto cantautorale Prog d'ispirazione settantiana.
A
seguire giunge “Il Tarlo In Maschera”, ove si affronta il tema della finzione e
delle maschere sociali adottate per dissimulare le proprie fragilità e le
proprie ossessioni. Un episodio di possente Progressive Rock nel quale
lasciarsi trasportare, in perfetto stile Bacio Della Medusa.
“Il
Tarlo In Testa” perpetua questa foga sonora, tinta di sfumature oscure,
attraverso l'interazione dinamica tra sezione ritmica, chitarra e flauto,
capaci di raggiungere vette di notevole tensione drammatica. È impeccabile
l’intesa tra il basso di Federico Caprai e la batteria di Diego Petrini,
autentico piacere per l'ascolto, cui si sommano suggestivi innesti elettronici
di supporto. Qui l'ossessione prevarica il pensiero quotidiano, erigendosi a
rumore di fondo ineliminabile. Tra i momenti di più densa intensità figurano le
trame di “Caino E Abele”, ove si esplorano la conflittualità umana, il senso di
colpa e l'archetipo del dualismo tra fratellanza e tradimento, contestualizzati
nelle dinamiche della modernità. La chitarra classica imbracciata da Simone Cecchini sorregge una ballata articolata e profonda, da assimilare con
meditativa attenzione.
L'album
mantiene un tenore espressivo elevatissimo e privo di flessioni emotivi, e
spetta a “Le Stelle Cattive” innalzare nuovamente il registro formale,
modulando atmosfere drammatiche e sinfoniche in un crescendo costante che
sfocia in un epilogo intimista tra pianoforte e flauto: un connubio di profonda
devastazione emotiva.
La
chiusura è affidata a “Speculum”, metafora dello "specchio" inteso
come atto di resa e di definitiva presa di coscienza: uno sguardo introspettivo
per affrontare le proprie ombre senza indulgere in ulteriori infingimenti.
L’intero strumentario della band si dispiega e raggiunge altezze espressive
toccate da pochissimi nomi nella storia del genere, quali ad esempio la
Premiata Forneria Marconi.
Senza
ombra di dubbio, “Tarlo” si attesta come una delle uscite di punta di questo
2026: non è impresa da poco raccordare Prog, canzone d'autore, impianto
concettuale e sensibilità contemporanea, convogliando il tutto attraverso la
spiccata personalità di una band che si conferma tra le più significative del
panorama italiano. In conclusione, con “Tarlo”, Il Bacio Della Medusa non firma
soltanto il proprio atteso e graditissimo ritorno, ma dimostra come il Rock
Progressivo Italiano sappia ancora essere una materia viva, viscerale e
drammaticamente urgente. Lontano dai meri esercizi di stile e dalla trappola
della nostalgia, il quintetto umbro confeziona un’opera complessa e profonda,
capace di trasformare le crepe dell'anima in un manifesto sonoro di rara
potenza. Un disco che non si limita a farsi ascoltare, ma che si insinua
lentamente nell'animo (proprio come il tarlo del suo titolo), confermando la
band tra le vette incontrastate del Prog tricolore contemporaneo. Imperdibile
per chiunque cerchi nella musica un’esperienza di autentica catarsi. MS
Versione Inglese:



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