BARBARA STROZZI / LAURA CATRANI – Virtuosissima
Sirena
Con L’Accademia Dell'Annunciata diretta
da Riccardo Doni
Arcana/Outhere
Genere: Barocco
Supporto: CD – 2026
Quando
si parla di musica, specialmente di quella del passato, si affronta poco
l’operato femminile. Nel corso dei secoli la presenza delle donne nella musica
colta ed esecutiva è stata drasticamente limitata non da una mancanza di
talento o di interesse, ma da precisi vincoli sociali, religiosi, legali ed
economici. Nel contesto cristiano occidentale ha pesato a lungo il precetto
paolino del Mulier tacet in ecclesia (“La donna taccia in chiesa”), affiancato
dai pregiudizi morali dell'epoca.
Tuttavia
ne abbiamo avuti di esempi onorevoli, come Francesca Caccini, Maddalena
Casulana, Leonora Baroni e Barbara Strozzi (1619–1677).
Barbara
Strozzi fu figlia adottiva (e con ogni probabilità naturale) del poeta e
intellettuale Giulio Strozzi e crebbe nel vivo ambiente culturale e letterario
della Venezia del Seicento. Allieva di Francesco Cavalli, fu tra le pochissime
donne dell'epoca a pubblicare la propria musica in volumi a stampa senza
nascondersi dietro un ordine religioso o un nome nobiliare. Figura centrale
dell'Accademia degli Incogniti, la sua voce e la sua perizia compositiva le
valsero l'appellativo di “Virtuosissima Sirena”, crasi di due differenti
epiteti con cui veniva chiamata: “Virtuosissima cantatrice” e “Poetica sirena”.
Il
soprano Laura Catrani oggi si è posta un quesito: come avrebbe trattato una
voce dedita al repertorio contemporaneo la musica di Barbara Strozzi? Il
sorprendente risultato è “Virtuosissima Sirena”, realizzato con l’Accademia
dell’Annunciata capitanata dall’art director Riccardo Doni. Catrani, nel suo
approccio al repertorio seicentesco, unisce rigore sulla prassi esecutiva
storica e una spiccata sensibilità teatrale nella declamazione e
nell'espressività degli affetti.
L’opera
è formata da dieci movimenti ed è accompagnata da uno splendido artwork curato
in ogni minimo dettaglio, con un libretto di ben 40 pagine contenente testi e
spiegazioni tradotti anche in lingua inglese e francese. Questo dimostra un
vero rispetto per chi si approccia all’ascolto di un album, un'attenzione che
ultimamente si vede sempre meno a causa della liquidità della musica odierna.
Un valore aggiunto che esalta l’opera. Il design è a cura di Emilio Lonardo,
mentre la cover picture è della stessa Laura Catrani coadiuvata da Gianni
Rizzotti.
Il
percorso sonoro parte con “Godere, E Tacere”, eseguito in una versione
puramente strumentale dall'ensemble Accademia dell'Annunciata. Serve da introduzione
al disco, ponendo l'accento sulla trama polifonica e sulle armonie della
Strozzi prima dell'ingresso della voce solista: un madrigale che tocchi i
sentimenti dell’anima.
“L'Amante
Segreto (tratto da Cantate, ariette, e duetti, Op. 2)” è a seguire una cantata
di ampie dimensioni (oltre 9 minuti) strutturata in sezioni alternate. La
Strozzi impiega un registro espressivo intimista e malinconico, dove il soprano
modula la linea vocale tra momenti di recitativo declamato e ariosi lirici
sostenuti dal basso continuo. Il protagonista canta l'impossibilità di svelare
il proprio amore, preferendo patire in silenzio fino alla morte piuttosto che
palesare il proprio sentimento e rischiare il rifiuto o la vergogna.
Tempi
più brevi per “La Vendetta (tratto da Cantate, ariette, e duetti, Op. 2)”,
brano brillante che propone un andamento agile e scattante, dove la vocalità si
fa incisiva attraverso fioriture veloci che sottolineano la determinazione e lo
sdegno del personaggio di fronte alle pene d'amore.
Si
passa ora a una composizione di Giovanni Legrenzi (1626–1690), figura di spicco
della musica veneziana. Il brano “La Savorgniana” è puramente strumentale e si
articola in brevi sezioni contrappuntistiche dai ritmi contrastanti e con
frequenti dialoghi tra gli strumenti ad arco, inserito nell'album per tracciare
il contesto sonoro dell'epoca.
Ed
è la volta di un capolavoro senza tempo: “Lagrime Mie - Lamento (tratto da
Diporti di Euterpe, Op. 7)”. La scrittura musicale alterna momenti di dolente e
lento recitativo a passaggi vocali virtuosistici e tormentati, resi con grande
tensione drammatica poiché si tratta del lamento di un amante prigioniero che
soffre per l'impossibilità di vedere la donna amata (“Lagrime mie, a che vi
trattenete?”). Per chi vi scrive è uno dei momenti più alti dell’intera opera.
Qui Laura dà tutto il meglio di sé, soprattutto per sensibilità d’animo.
“A
Pena Il Sol (tratto da Diporti di Euterpe, Op. 7)” è maggiormente articolata e
gioca sul contrasto tra la luminosità della descrizione pastorale/naturale
iniziale e il carattere introspettivo del tormento amoroso, muovendosi tra
sezioni misurate e momenti ariosi. Il testo descrive lo spuntare dell'alba (“A
pena il sol con l'aureo crin risplende”) per contrastarlo con le tenebre
interiori dell'amante, che non trova pace nemmeno alla luce del giorno.
C’è
anche una satira morale d'impronta accademica sull'ipocrisia e sull'incostanza
dei potenti (“È costume de' grandi il promettere molto e dar niente”) grazie a
“Costume De' grandi (tratto da Cantate, ariette, e duetti, Op. 2)”. È
un'arietta arguta dal ritmo marcato. La struttura musicale è diretta, sillabica
e quasi popolareggiante, pensata per rendere immediatamente chiaro l'intento
ironico del testo.
Giunge
a questo punto il secondo brano strumentale, “Sonata Duodecima (tratto da
Sonate concertate in stil moderno, libro secondo di Dario Castello)”. Dario
Castello fu tra i massimi esponenti dello stile moderno a Venezia. La “Sonata
Duodecima” è un pezzo di grande virtuosismo per l'ensemble strumentale,
caratterizzato da continui e improvvisi cambi di tempo, affetti e dinamiche (il
cosiddetto “stile fantastico”).
Si
torna a Barbara Strozzi con “Che Si Può Fare - Cantata (da Arie, Op. 8)”, fra i
brani più celebri della compositrice. La Catrani sostiene melodie dilatate,
melismi espressivi e sospensioni armoniche di profonda intensità. Il testo è
una meditazione malinconica sulla rassegnazione di fronte a un destino avverso
e all'impossibilità di piegare la fortuna o l'amore ai propri desideri
("Che si può fare? Se le stelle rubelle non hanno pietà...").
Infine
“Tradimento (da Diporti di Euterpe, Op. 7)”, un grido improvviso di reazione di
fronte allo svelamento dell'inganno dell'amato ("Tradimento, tradimento!
All'armi, o pensieri!").
Concludendo,
“Virtuosissima Sirena” non è una semplice operazione di riproposta filologica,
ma una lettura drammaturgica e viva della poetica strozziana. Laura Catrani e
l'Accademia dell'Annunciata scrostano il Barocco da ogni manierismo accademico,
restituendoci una Barbara Strozzi carnale, moderna e spietata nella sua resa
degli affetti. Un ascolto per riscoprire una pagina cruciale del Seicento
veneziano e per comprendere quanto il teatro dell'anima di quattro secoli fa
sappia ancora parlare, senza filtri, al nostro presente. MS
Versione Inglese:


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