BRASS
CAMEL – Brass Camel
Dromedary
Recordings
Genere:
Heavy Prog / Eclectic Prog
Supporto:
CD / LP / Bandcamp – 2026
Come
dicevano i mitici Monty Python negli anni ’70: “Ed ora qualcosa di
completamente diverso…” e da dove se non dal Canada?
Qui
avviso subito tutti gli amanti del genio Frank Zappa, i Brass Camel sono per
voi! Ma c’è anche di più e lo scopriremo analizzando il loro terzo album “Brass
Camel”.
Intanto
loro sono originari di Vancouver (British Columbia) e sono capitanati dal
polistrumentista, cantante e chitarrista Daniel Sveinson. Sveinson, attivo fin
da giovanissimo sulla scena rock locale (spesso definito un vero e proprio
enfant prodige della sei corde), ha fondato il progetto con la precisa
intenzione di unire la complessità formale e l'ambizione del Progressive Rock
anni '70 a ritmiche Funk, Heavy Blues e una spiccata teatralità Art Rock.
La
formazione comprende Daniel Sveinson (chitarre, voce), Curtis Arsenault (basso,
voce), Aubrey Ellefson (tastiere, voce) e Wyatt Gilson (batteria e
percussioni), con gli ospiti Dylan Lammie (chitarra leslie) e Cat Madden (voce
in “What Are You Going To Do”).
Non
solo Frank Zappa, il sound dei Brass Camel cita maestri del Prog come Gentle
Giant, Yes, Rush, ma anche Queen e i primi Spock’s Beard, innestando queste
strutture ritmiche complesse e i cori polifonici su intelaiature Funk e grooves
sincopati che ammiccano al Rock d'autore e alla Fusion moderna. L'intensa
attività dal vivo, con oltre 100 date all'attivo prima della pubblicazione del
disco, ha permesso al quintetto di sviluppare un'intesa dinamica e un sound
d'impronta analogica e "live in studio".
Siamo
al cospetto di un concept album incentrato su un unico brano di quarantacinque
minuti suddiviso in dieci tracce a partire da “You’ve Got Time”, una
riflessione sulla percezione del tempo nella quotidianità moderna. Il testo
evidenzia il paradosso tra l'ossessione per le scadenze e lo spreco del tempo
in distrazioni superficiali, invitando a riappropriarsi del proprio tempo prima
che scada. Daniel Sveinson guida l'incipit con un riff di chitarra in tempo
dispari, supportato dal lavoro di basso di Curtis Arsenault. Le tastiere di
Aubrey Ellefson forniscono tessiture vintage, mentre l'arrangiamento vocale
sfoggia stratificazioni di controcanti e armonie polifoniche di chiarissima
estrazione Gentle Giant-iana. Uno dei punti di forza della band sono proprio le
coralità, oltre che l’interpretazione variegata e sentita, a tratti teatrale.
Attaccata
prosegue il groove “What Are You Going To Do?”: qui Zappa è saccheggiato alla grande
a partire dai ritmi Funk Rock. La sezione centrale devia in tempi dispari
sincopati e incastri virtuosistici tra synth e chitarra solista prima di
esplodere nel ritornello. Una bomba sonora.
Sopraggiunge
“Why Bother?”, con riferimenti ai Queen e alcuni passaggi alla Spock’s Beard.
“Can't Say We Didn't Try” è elaborata, ma la band riesce a far passare il tutto
come se fosse facile come bere un bicchiere d’acqua, e questo grazie alle doti
tecnico-strumentali a loro disposizione. Il testo tratta il resoconto di un
fallimento condiviso (una relazione, una partnership o un'impresa). Il tono non
è solo d'amarezza, ma rimarca la dignità di aver provato fino in fondo senza
risparmiare energie.
In
“Ice Cold” si entra nell’Hard Prog di matrice Led Zeppelin e si affrontano il
distacco emotivo, la calcolata freddezza e l'opportunismo di certi individui
nelle dinamiche interpersonali e professionali. Il personaggio "Ice
Cold" viene ritratto con spiccata teatralità.
Il
concept si spezza ed è la volta di “Careful What You Wish For”, un altro mix di
generi che in alcuni frangenti incontra le ritmiche del piano dei Supertramp.
Il pezzo è una rilettura del classico ammonimento morale sulle ambizioni
sfrenate, la conquista di ciò che si desiderava a tutti i costi spesso rivela
risvolti inattesi, problematici o distruttivi.
“Everybody
Loves A Scandal” ha il profumo degli anni ’70 più ricercati ed è ancora una
volta prossima alle scelte corali e vocali in stile Zappa. Il testo vuole
essere una satira pungente nei confronti della voyeuristica attrazione della
società per i pettegolezzi, i drammi privati e il declino delle figure
pubbliche nei media e sui social network.
La
band sale in cattedra strumentalmente in “Catch Us If You Can”, un'esplosione
di sonorità e scelte che a tratti riescono a spiazzare l’ascoltatore. Inno alla
libertà.
In
pieno stile Brass Camel è “Last Call”, mentre la conclusiva “This Is Goodbye”
ha negli arrangiamenti di tastiera e nei tempi dilatati l’asso nella manica e
saluta l'ascoltatore, lasciando aperta la strada ai futuri sviluppi stilistici.
Avete
capito bene: è un disco ricolmo di storia, strumenti, voci, melodie e
virtuosismi. Soltanto attenzione per chi non è avvezzo ai raggi di questa
musica, perché si rischia l’insolazione. MS
Versione Inglese:



