SONUS
UMBRA – Liminality
Progrock.com's
Essentials
Genere: Crossover Prog
Supporto: CD / Bandcamp – 2026
Con
“Liminality”, la band americana Sonus Umbra, in auge da oltre trent'anni,
raggiunge il ragguardevole traguardo del nono album in studio.
L’album
riflette pienamente il marchio di fabbrica della band, con atmosfere scure, ritmiche
complesse, interplay intricato e l'inconfondibile impronta del basso di Nasser
abbinato al lavoro chitarristico di Tim McCaskey. “Liminality” oltretutto segna
il loro ritorno ai testi cantati, schierando l'ensemble più numeroso che la
formazione abbia presentato da anni: Steve Katsikas (voce solista, tastiere,
sassofono), Luis Nasser (basso, sound design), Tim McCaskey (chitarra acustica
ed elettrica), Rich Poston (chitarra elettrica ed acustica), Thor Bremer
(batteria, percussioni), Steve Royce (flauto, voce) e David Keller
(violoncello).
Nel
proprio sound la band ha saputo sempre bilanciare melodie orecchiabili con la
tecnica, risultato non sempre semplice da mettere in pratica. Il concept viene
scritto da Luis Nasser durante e dopo una prolungata degenza in terapia
intensiva; il materiale è stato ideato o registrato mentre si trovava
ricoverato. Sette i brani divisi in due capitoli, 53 minuti sonori strutturati
come un'unica narrazione dal mondo dei vivi verso l'aldilà.
L’album
si apre in maniera pulsante con gli otto minuti di “Electronic Death Music Pt
1”, dove la voce recita i versi crudi: “Terapia intensiva, priva di radici e
spietata, dove si fermano le mani fredde. Succhiano il tuo sangue mentre
affondi nella caverna sterile”. All’ascolto si estrapolano momenti vicini al
Peter Gabriel solista. Ottima la fase strumentale, grazie anche all’intervento
del sax.
Anche
“Patient Spider” supera gli otto minuti ed entra in pieno mondo Prog anni ’70:
il flauto iniziale è un'immersione emotiva davvero profonda. Dolcezza ma anche
oscurità in un andamento greve che lascia spazio alla fuga strumentale di
chitarre, mentre il ritmo sale e muta come il genere vuole. Una canzone
toccante e oscura nel testo, di cui riporto un estratto: “Il freddo bacio della
morte ha rivelato una cosa, una cicatrice così grande. La ragnatela è una rete
di bugie, io indosso una corona, ma non sono un re”.
Subentra
il violoncello in “Rubicon”, altro andamento variegato in cui si possono
estrapolare molte radici Prog che la storia ci ha consegnato. Il
"superamento del Rubicone" rappresenta il punto di non ritorno, la
scelta irreversibile di superare un limite interiore o esistenziale. Ed è la
volta della imponente “Phantasmagoria”, uno strumentale con flauto in cattedra
in cui gli strumenti si fondono fra cambi di tempo importanti e chitarre
elettriche energiche. Per chi vi scrive questo è uno dei momenti più alti
dell’intero concept, nove minuti di tanto ben di Dio per un fan del Prog.
Un
riff elettrico apre “Uniquely Human”, altra mini suite di quasi dieci minuti
che combina sezioni melodiche malinconiche con improvvisi stacchi ritmici
complessi. Il basso di Luis Nasser sostiene le linee portanti, lasciando spazio
a soli di chitarra ed estensioni atmosferiche di synth. I Sonus Umbra
dimostrano ulteriormente di essere in ottima forma.
Più
solare “Pain Is Beauty”, anche se gli intrecci armonici non toccano mai la
banalità. Il disco si chiude con “Hole In A Hole” e lascia un senso di
sospensione, coerentemente con il concetto di soglia "liminale".
Tra
le pareti sterili di un reparto d'ospedale e il richiamo delle ombre, Luis
Nasser e i suoi compagni hanno estratto una materia sonora viva, imperfetta e
proprio per questo unicamente umana. “Liminality” mantiene esattamente ciò che
promette il suo titolo: ci lascia sospesi su quel varco dove la sofferenza si
fa insegnamento e la musica si trasforma nell'ultimo, potente baluardo contro
l'oblio. Consigliato agli amanti del Prog in generale, anche di scuola Genesis.
MS
Versione Inglese:


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