QUANDO IL PROG HA INCONTRATO L'AOR E IL POP
All’alba
degli anni ’80, il panorama musicale mondiale si ritrovò profondamente mutato.
L’esplosione del Punk prima e della New Wave poi imponeva un imperativo
immediato, quello di semplificare, asciugare, andare al punto. Per i giganti
del Rock Progressivo, abituati a suite da venti minuti, tempi dispari ed
escursioni sinfoniche, si aprì un bivio fondamentale, quello di rimanere ancorati alla
propria identità originale a rischio di marginalizzazione, oppure ridisegnare
la propria formula sonora per adattarsi alla radiofonia moderna e al mercato
americano.
La
transizione non è stata un processo omogeneo, ma si è declinata attraverso
diverse sfumature creative e strategiche, per esempio, commercialmente
parlando, i Genesis con l'uscita di “Duke” (1980) e soprattutto “Abacab”
(1981),
hanno operato una delle transizioni più di successo della storia del Rock.
Riducendo le strutture complesse a favore di incastri ritmici lineari, synth
pop raffinato e ganci melodici immediati. La band tuttavia ha conquistato le
classifiche globali senza perdere l'eleganza compositiva. Anche a livello
lirico sono state abbandonate le metafore surreali e le narrazioni mitologiche
di Gabriel, perchè i testi di Phil Collins si sono focalizzati sulle relazioni
interpersonali e su dinamiche emotive quotidiane.
L'uso
della drum machine (la celebre Roland CR-78 su “Duchess”) e l'adozione del
suono asciutto delle tastiere e dei synth anni '80 (Prophet-5 e Synclavier)
hanno sostituito le stratificazioni di Mellotron e chitarre acustiche a 12
corde. Il risultato è un suono essenziale, pulsante e privo di orpelli.
L'innesto
AOR
Nel
1982, l'esordio omonimo degli Asia (formati da membri di Yes, King Crimson, ELP
e The Buggles) ha ridefinito il concetto di "Arena Rock". Brani come “Heat
Of The Moment” hanno preso il virtuosismo e la perizia tecnica del prog e li
hanno compressi in formato radiofonico da quattro minuti.
Poi
ci fu anche la modernizzazione sonora di una delle band icone del Prog, ossia
gli Yes. L'album “90125” (1983) e il singolo “Owner Of A
Lonely Heart”, guidati dalla produzione innovativa di Trevor Horn e dalle
chitarre di Trevor Rabin, hanno dimostrato come il marchio Yes potesse essere
proiettato nel Pop Rock moderno mantenendo una spiccata complessità negli
arrangiamenti vocali e di studio.
Dal punto di vista
economico, la svolta si è rivelata vincente. I tour negli stadi, i videoclip su
MTV e la vendita di milioni di copie hanno garantito la sopravvivenza
finanziaria e la rilevanza globale di formazioni che rischiavano l'estinzione
commerciale.
Ma
la critica e il pubblico storicamente si dividono: I
detrattori hanno accusato le band di aver sacrificato la ricerca formale, la
sperimentazione e la complessità lirica sull'altare del successo commerciale.
I
sostenitori evidenziano come scrivere Pop o AOR di classe richieda un'enorme
perizia arrangiativa. Concentrare il talento di musicisti straordinari entro i
confini della forma-canzone ha spesso prodotto capolavori di efficienza ed
eleganza sonora.
Da
sottolineare comunque che chi si è adoperato negli anni ’80 in questo percorso,
ancora oggi suona, mentre altri non propensi a questo tipo di operazione, sono
spariti. Ciò conferma che anche nella musica vale la teoria di Darwin: “Non è
la specie più forte a sopravvivere, ma quella più pronta al cambiamento”.
La
transizione tra anni '70 e '80 non è stata quindi una semplice resa al mercato,
ma un momento di profonda trasformazione del linguaggio Rock, i cui echi sono
rintracciabili ancora oggi nella produzione di molte band contemporanee. MS
Versione Inglese:
WHEN PROG MET AOR AND POP
Asia





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