OK GOODNIGHT – Stop/Go
Autoproduzione / Kscope
Genere: Progressive Metal
Supporto: CD / Bandcamp – 2026
Questo
è quello che mi piace ascoltare oggi nel Progressive Metal, non più i soliti
copia-incolla nei confronti dei maestri (anche se qualche richiamo ci sta
sempre bene), bensì un'evoluzione di innesti con materiale e sonorità
giustamente moderne. Poi, finalmente, anche una voce femminile (e che voce)!
Sto
parlando della band americana (Boston) Ok Goodnight, formata da Casey Lee
Williams (testi, voce, cori), Martín De Lima (tastiere, chitarre,
orchestrazioni, cori), Augusto Bussio (batteria, chitarre, cori) e Peter De
Reyna (basso, cori), con la partecipazione straordinaria di Eve (solo
chitarra), Ella Wilhelmina (sax, sax soprano, clarinetto, flauto) e Rodolfo
Moreno (sax).
Musicalmente
parlando, gli Ok Goodnight combinano il virtuosismo Prog Metal a sonorità Djent
moderne e grandi linee melodiche. Ogni singolo brano ha una ricerca strutturale
davvero articolata e curata in ogni minimo particolare; il tutto viene
ulteriormente esaltato da una tecnica strumentale di certo superiore alla media
di queste uscite, soprattutto per ciò che riguarda la ritmica.
Dieci
i mondi sonori contenuti, tutti differenti fra di loro, di certo in
quarantasette minuti di musica non ci si annoia.
I
testi lavorano sul concetto di dualità emotiva e dinamica, sulla continua
oscillazione tra momenti di stasi contemplativa (Stop) e accelerazioni di
energia e virtuosismo (Go). Le liriche, curate da Casey Lee Williams, esplorano
il senso di vulnerabilità, la pressione sociale, la ricerca di identità e
l'ansia quotidiana della vita moderna.
L’apertura
di “No Sound” è affidata ad atmosfere eteree prima di esplodere in groove di
basso infettivi suonati da Peter De Reyna e riff sincopati. La voce di Casey
Lee Williams spazia con disinvoltura da registri vulnerabili ad acuti
graffianti. E lo stupore già ci ghermisce. Il "nessun suono" descrive
l'incapacità di comunicare il proprio dolore e il silenzio interiore che precede
una crisi personale.
Il
primo singolo estratto dall’album s’intitola “22” ed è caratterizzato da
metriche dispari tipiche del Prog Metal. Esso unisce la raffinatezza tecnica
delle tastiere e delle chitarre di De Lima e Bussio a un ritornello Pop
Alternative di grande impatto. Vi ritroverete come sulle montagne russe.
Il
Djent ci sorprende in “Top Of The Bottom”, assieme a un lavoro ritmico serrato
di batteria. Si alternano strofe tese ad aperture armoniche spalancate dove si
riflette sul paradosso di accontentarsi di piccoli successi superficiali pur
rimanendo in una condizione di disagio emotivo.
Si
cambia registro con “The Game”, inizialmente delicata per poi sfociare in una
performance vocale teatrale ed espressiva fra cambi di tempo improvvisi e
interventi elettronici a supporto. Il testo usa la metafora del gioco per
criticare le regole sociali e lavorative imposte. Racconta la frustrazione del
doversi conformare per compiacere le aspettative altrui.
Ma
le sorprese continuano imperterrite con “Spiral”, un crescendo drammatico che
inizia con toni intimisti per poi avvitarsi in un vortice di arrangiamenti
complessi. La spirale è quella mentale, quando il flusso di pensieri negativi
ricade in un circolo vizioso. Il pezzo è a tratti di alta classe.
“Call
Me Away” è un breve interludio etereo centrato su arrangiamenti delicati e
sulla sola voce di Casey Lee, che esprime un disperato desiderio di fuga e di
ricerca di serenità al di fuori del caos quotidiano. Ammaliante come una
Jessica Rabbit di turno.
C’è
anche un movimento altamente intricato e “progressivo” dal titolo “The Show”,
Rock teatrale e Prog contemporaneo con dinamiche marcate ed eccentriche, tanto
per non farsi mancare niente.
Ancora
ritmiche in grande evidenza in “Humpty Dumpty ("Some Body!")”,
caratterizzato da continui stop-and-go che richiamano direttamente il titolo
dell'album. Altra bella sorpresa è “The People”, godetene sia il cantato che le
coralità. In conclusione giunge “Where I'm From”, inizialmente raffinato e
quasi World per poi mutare progressivamente come oramai la band ci ha abituati.
Questo
terzo album della band è un disco fresco, viscerale, tecnicamente impeccabile
ma sempre al servizio dell'emozione e del racconto umano. Ascolto obbligato. MS
Versione Inglese:


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