KOLM
– Yūgen
Kolm
/ Entheoscape Records
Genere:
Post Prog Moderno / Alternative Metal
Supporto: 2LP / CD / Bandcamp –
2026
Di
certo sulla band Tool si può dire di tutto e il contrario di tutto, ma non che
non siano stati influenti per la scena Metal e Progressive, perché ne hanno
fatti di proseliti!
Il
genere può piacere o meno, sappiamo che è alienante, ipnotico, rabbioso e allo
stesso tempo atmosferico, quello stile che ti entra nel cervello e scava a
fondo. Sono sempre stati avanti coi tempi con quei suoni puliti e roboanti,
tanto da diventare un punto di riferimento per un vasto numero di artisti. Fra
i suddetti proseliti ci sono gli statunitensi (Santa Monica/Los Angeles) Kolm.
Sono
formati da Matheus Canteri (chitarra e voce), Miko Rivas (basso) e Otan Vargas
(batteria e percussioni) e si distinguono proprio per una ricerca sonora
fortemente d'atmosfera, costruita su poliritmie, tessiture chitarristiche
ipnotiche ed estesi tempi dispari.
Se
volete, potete approfondire i loro album di spessore come “Entheomorph” (EP, 2018)
e l’ottimo “Umbra” (2018), così avrete già un quadro corretto della situazione.
Ma
veniamo all’ultimo “Yūgen”, composto da nove tracce.
Il
termine giapponese Yūgen indica una grazia profonda e misteriosa, la percezione
dell'universo che suscita reazioni emotive troppo profonde ed evocative per
essere espresse a parole. L'album è quindi un concept sonoro incentrato sulla
connessione organica e cosmica, la trasformazione interiore e il ciclo naturale
di decadimento e rinascita.
“Mycelia”
apre con un intro psichedelico per poi intraprendere il classico percorso con
incastri tribali, prima che la chitarra esploda in riff pesanti e sincopati. La
voce è sostenuta nelle parole ed è piacevole per tonalità. I richiami a
“Schism” dei Tool sono davvero molto evidenti. Il micelio, la rete fungina
sotterranea che connette la vita vegetale, fa da metafora alla coscienza
collettiva e all'interconnessione invisibile della materia.
Suoni
in modalità Hang introducono “Olēka”. Qui, nella fase pacata e melodica, si
possono accostare anche ai Soen, ma il brano prende (come da stile) un altro
percorso e vive di continui saliscendi dinamici, alternando strofe rarefatte a
ritornelli densi di distorsione. Il titolo si riallaccia al senso di
consapevolezza della delicatezza del tempo. I versi esplorano la transitività
delle esperienze umane e la necessità di radicamento nel presente.
A
questo punto sopraggiunge un breve strumentale di raccordo intitolato “Signal:
Becoming”, che conduce a “The Reach”, brano guidato da metri dispari rigorosi e
cambi umorali. Bello lo stop psichedelico d’atmosfera a metà del brano.
Il
basso roboante di Rivas apre la mini suite di dieci minuti “Symbiosis”, dove la
simbiosi viene intesa come coesistenza necessaria. Le liriche analizzano il
rapporto duale tra l'uomo e la natura, evidenziando la dipendenza reciproca tra
luce e ombra. La musica parte con tessiture quasi Post Rock per svilupparsi in
sezioni Heavy Prog dove basso e batteria dialogano in poliritmie serrate: la
forza dei Kolm.
Si
affronta l'atto della creazione spirituale ed artistica che sorge dal vuoto o
dal caos interiore in “Ex Nihilo”, ma francamente qualche sbadiglio comincia a
partire, in quanto si varia poco rispetto ai brani precedenti e anche a quelli
a seguire.
È
chiaro che “Yūgen” è un bell’album, ma mi sento di consigliarlo solamente agli
amanti delle band descritte e del Post Prog Moderno; ci sono cambi repentini e
continui, tuttavia si batte troppo su certi stilemi che fanno da canovaccio a
tutto il percorso sonoro. MS
Versione Inglese:


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