QUIVIRA – Quivira
Melodic Revolution Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: CD / Digital / Bandcamp –
2026
Vista
la mia età anagrafica, è chiaro che la musica anni ’70 è per me un calderone
dove attingere una miriade di emozioni. Ci sono cresciuto ed è per questo che
malgrado l’evoluzione della musica (a volte riuscita, a volte no) resto sempre
affascinato da questo tipo di sonorità. Ascoltando i Quivira oggi, ho avuto
come una sorta di immersione a ritroso nel tempo, vuoi anche per l’ospite al
violino Joe Deninzon, attuale membro dei Kansas, ma andiamo con ordine:
I
Quivira sono un supergruppo e progetto Prog Rock americano formato da nomi di
spicco della scena progressiva, Lisa LaRue (Lisa LaRue 2KX, RematriNation,
Fedrico Fantacone), compositrice, tastierista e programmazioni. Jake Livgren (Emerald City Council, Proto-Kaw), voce e polistrumentista. John Baker (Forever Twelve, Mars Hollow,
Little Girls), chitarre, basso e voce. Sorgono con la precisa
volontà di unire sonorità evocative, passaggi atmosferici e dinamiche
strumentali potenti alla narrazione storica e filosofica. Il nome stesso della
band e dell'opera attinge al mito storico di Quivira, una delle leggendarie
città d'oro cercate nel XVI secolo dal conquistador spagnolo Francisco Vázquez
de Coronado. Ciò che trovò in realtà non furono palazzi dorati, ma le immense e
sterminate praterie popolate dai popoli nativi, guidato e ingannato da una
guida indigena nota come "Il Turco" (The Turk).
L’album
stesso, rappresenta quindi un affascinante concept che intreccia la storia
dell'esplorazione coloniale, il mito, l'ossessione umana per l'ignoto e il
paesaggio sconfinato delle grandi pianure americane. Il filo conduttore del
progetto riflette la ricerca dell’illusione attraverso la brama d'oro e la
delusione di fronte alla cruda realtà geografica ed esistenziale, ma anche il
contrasto culturale con l’impatto dei conquistadores spagnoli su un territorio
incontaminato e la saggezza dei nativi che vedevano nella terra un valore ben
diverso dall'oro.
Come
ogni concept che si rispetti, inizia con l’immancabile intro per poi iniziare a
tutti gli effetti con “The Benefits Of Breathing Quietly”, brano caratterizzato
da dinamiche soft con sezioni melodiche rilassanti che sfociano in aperture
chitarristiche più dense. Quiete e contemplazione.
“The
Plains' Truth”, “La verità delle pianure”, il deserto e le praterie non offrono
oro o inganni bensì solo la dura e innegabile realtà della natura. È la resa
dei conti tra l'illusione europea e la piattezza infinita e reale del paesaggio
nordamericano. Sua colonna sonora i ritmi incalzanti che richiamano la durezza
della terra.
Ed
è la volta della bellissima “Quivira Bound”, dove le dita scorrono velocemente
sulle tastiere. Ecco gli anni ’70 a cui
ho fatto riferimento, quelli solari. In fondo la musica americana è storicamente
aperta a questo tipo di soluzioni, poi quel violino… Segue “Moving Forward”,
dove il concetto del dover andare avanti a tutti i costi, nonostante le
difficoltà, la fatica della spedizione e la perdita dei punti di riferimento
originali, è ben espresso.
Tonalità
evocative con richiami a scale musicali etniche e aperture psichedeliche,
sorrette da una sezione ritmica cangiante per “The Turk - Follow The Wind”, la
guida nativa che condusse Coronado attraverso le pianure raccontando la
leggenda di Quivira, probabilmente per sviare i conquistadores e proteggere il
proprio popolo. Il brano celebra l'astuzia, il vento delle pianure e la libertà
di chi conosce davvero la propria terra. Altro momento stupendo arriva da “Nothing
Is Everything” e dal violino, una mini suite dilatata ed epica con lunghi
passaggi strumentali, assoli espressivi e un climax di grande impatto. Un'altra
traccia solare è “Carved From The Sun” a tutti gli effetti, ma ecco giungere in
“Kicking Rocks” una sorpresa, Evan Stanley (figlio di Paul Stanley dei Kiss)
autore dei momenti salienti di chitarra. Il brano è diretto, energico e vicino
all'Alternative Rock, con un groove incisivo e un'andatura ritmica quasi
sbarazzina.
Spettacolare
la conclusione di “Prelude To Anywhere - Weekend Conquistadors”, finale
strutturato in due momenti espressivi che mettono in risalto tutte le qualità
della band. Ed è la chiusura del cerchio con un tocco d'ironia moderna
("Weekend Conquistadors"). Mettere a confronto l'arroganza dei vecchi
conquistatori con le ambizioni superficiali dell'uomo contemporaneo. L'album si
chiude con l'idea che ogni luogo può diventare il punto di partenza per una
nuova ricerca; proprio un bel messaggio.
“Quivira”
è un album che non si limita a inseguire l'oro delle vecchie leggende Prog, ma
che trova la sua ricchezza nella qualità pura della materia sonora. Un ascolto raccomandato
a chiunque ami il Progressive d'autore narrativo ed evocativo e, quasi mi
dimenticavo, il cantante Jake Livgren è il nipote diretto di Kerry Livgren
(Kansas). Buona scoperta. MS
Versione Inglese:


Nessun commento:
Posta un commento