ELDER - Through Zero
Blues
Funeral Recordings (USA), Stickman Records (Europa)
Genere: Hard Prog / Psichedelico
Supporto: 2LP / CD / Bandcamp –
2026
Amate
perdervi in atmosfere ipnotiche e rarefatte ma sempre attente alla melodia?
Bene, gli Elder fanno per voi.
Nati
nel 2006 nel Massachusetts come un dinamico e potente trio Stoner/Doom Metal
fortemente influenzato da Sleep e Black Sabbath, la band guidata dal cantante e
chitarrista Nick DiSalvo ha progressivamente abbandonato i riff monolitici
degli esordi per abbracciare un sound sempre più articolato, policromo e
sinfonico.
Attraverso
album fondamentali come “Lore” (2015) e “Omens” (2020), la formazione ora di
base a Berlino, ha integrato sintetizzatori analogici, strutture Krautrock,
tempi dispari tipici del Prog Rock classico e chitarre intrecciate in stile
capolavori anni '70, diventando un punto di riferimento globale per la Psichedelia
pesante moderna.
“Through
Zero” è l’ottavo album in studio, un lavoro che segna una
costante maturazione espressiva dove la band affina ulteriormente il
bilanciamento tra l'impatto lisergico dei volumi alti e la raffinatezza degli
arrangiamenti. “Through Zero” affronta temi lirici profondi legati alla
decadenza dell'era moderna, alla disillusione dell'uomo di fronte al collasso
delle certezza storiche, alla disconnessione dalla natura e al bisogno di
attraversare "il punto zero", la tabula rasa spirituale o sociale per
poter immaginare una ricostruzione.
La
traccia di apertura “Sigil To Ruin” è già una suite di dieci minuti e inizia
con arpeggi ipnotici di chitarra accompagnati da synth fluttuanti, prima di
esplodere in un riffing maestoso e sognante in tempo dispari. Le tastiere e i
sintetizzatori creano un tappeto spaziale su cui le chitarre di DiSalvo e
Risberg si intrecciano con assoli melodici e vertiginosi. Il testo esplora l’arroganza
umana e dei simboli ("sigil") di progresso che si rivelano presagi di
rovina e riflette sulla cecità di una società incatenata alle proprie ambizioni
tecnologiche o materiali, ignara di correre verso l'autodistruzione.
A
seguire “Capture/Release”, costruita su un ritmo pulsante di derivazione Krautrock,
la traccia fa leva su un dinamismo continuo. Basso e batteria sostengono una
tensione costante che cattura l'ascoltatore in un vortice ritmico per poi
rilasciarlo in aperture armoniche luminose ed echeggianti. E’ una
metafora sui cicli di controllo e libertà, sul senso di alienazione quotidiana
e sulla dinamica interiore tra l'essere intrappolati nelle aspettative sociali
e la spinta viscerale verso la liberazione emotiva.
La
title-track rappresenta il cuore concettuale dell'album partendo con
un'atmosfera rarefatta e quasi meditativa per poi sviluppare uno dei temi di
chitarra più evocativi ed epici del disco. Gli arrangiamenti crescono con una
progressione sinfonica, unendo la forza del Prog Rock classico a dilatazioni Psichedeliche.
Descrive il toccare il fondo o azzerare ogni costrutto per poter
rinascere. È un inno alla resilienza psicologica e spirituale di fronte
all'azzeramento di valori e punti di riferimento.
Il
brano più lungo del disco s’intitola “Strata” con chitarre e layered synth che
si fondono in passaggi pesanti ed energetici, evocando strati geologici e
temporali. Le variazioni di tempo si succedono con fluidità disarmante,
mostrando la maturità compositiva del gruppo. Il testo parla
del peso della storia che si accumula sopra le nostre vite e di come le azioni
del passato continuino a condizionare invisibilmente il presente.
E
poi ci sono momenti in cui la Psichedelia di fondo diventa rarefatta e
sognante, come nell’inizio di “Sight Unseen” altro momento davvero alto dell’intero
disco.
La
conclusione spetta a “Blighted Age”, ballata più vicina alla formula canzone
pur mantenendo la struttura portante dell’intero album.
Con
“Through Zero”, gli Elder firmano uno dei capitoli più maturi ed evocativi
della loro discografia, attraversando le macerie del presente per cercare un
nuovo punto di partenza, la band di Nick DiSalvo non si limita a suonare il Progressive
Rock contemporaneo, ma lo plasma, dimostrando che anche nell'era del collasso e
della disillusione è possibile fare dell'arte un atto di pura ricostruzione. Un
album denso, profondo e necessario, che richiede tempo per essere assimilato ma
che restituisce ad ogni ascolto la sensazione di aver toccato qualcosa di
autentico. MS
Versione Inglese:


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