BEPPE CUNICO - Flexible Chaos
Dischi Soviet Studio
Genere: Cantautore / Progressive
Rock
Supporto: CD / Bandcamp – 2026
Beppe
Cunico è un chitarrista, compositore e polistrumentista italiano attivo da anni
nell'ambito del Rock Progressivo, della musica strumentale d'autore e del
Fusion Prog. Formatosi attraverso uno studio approfondito della chitarra
elettrica ed acustica, Cunico ha sviluppato uno stile stilisticamente
trasversale, influenzato dai grandi maestri della chitarra Prog ed eclettica come
Allan Holdsworth, Steve Hackett, Robert Fripp e David Gilmour e dal grande
bagaglio del Prog italiano storico e contemporaneo.
Oltre
all'attività solista, Beppe Cunico ha prestato la sua chitarra e la sua
sensibilità compositiva a svariati progetti del sottobosco Progressive ed Art
Rock, ma anche con Nek, Subsonica e molti altri, distinguendosi per un
approccio al suono mai banale con una predilezione per le architetture complesse,
l'uso sapiente del contrappunto chitarristico, il fraseggio liquido e una
ricerca continua del "caos ordinato" (concetto che trova la sua
massima sintesi proprio nella titolazione di questo lavoro).
Dice
l’autore nel suo sito ufficiale: “La musica è il linguaggio universale
dell'anima, un caleidoscopio di emozioni che danza tra le note e risuona nel
cuore di chi l'ascolta”, e la sua musica riflette a pieno questo concetto.
Il
nuovo album “Flexible Chaos”, si sviluppa come un percorso concettuale diviso
tra composizioni strumentali di pura ricerca timbrica e brani cantati in
italiano e in inglese, creando un contrasto dinamico tra intimismo lirico e
aperture virtuosiste. Il musicista vicentino racconta molto, anche il malessere
adolescenziale e il baratro della depressione nelle dodici tracce che
compongono l’album, ad iniziare dall’intro “Intrigue”, strumentale vigoroso e
intenso.
In
“The Dirt Under Your Feet” la chitarra viene spinta su suoni caldi e distorti,
sfociando in assoli dal forte sapore Hard Fusion. La
“terra sotto i piedi” è sia ciò che si calpesta con superbia, sia la realtà
cruda da cui non si può fuggire.
“Noi
Che Creiamo Arte” è un movimento variegato con voice phone annesso, Cunico non
nasconde l’amore per la musica di Steven Wilson e dei Pink Floyd anche se il
brano, pur mantenendo una scia di drammaticità, è molto vicino al mondo del
cantautorato, quello più Rock. E’ la chitarra a spingere verso questi colossi
della musica. “Universo Parallelo” è un viaggio interiore ed evasivo dove la
musica apre a differenti soluzioni, anche ariose.
L’elettronica
viene in aiuto all’inizio di “Al Di Là Dell’Oscurità”, altro robusto movimento
Rock e orecchiabile nell’andamento.
Arriva
anche la ballata con “Il Graffio Delle Corde”, non convenzionale nella
composizione rispetto i lentoni che spesso si ascoltano negli album Rock, bene
articolata e arrangiata. Qui si che i Porcupine Tree sono presenti!
Con
“Essere” si ha un'indagine ontologica sulla natura dell'esistenza, e una
presentazione della cultura musicale a disposizione dettata da numerose
influenze messe in gioco, anche molto Hard.
“Waiting
For Dawn” gode di un bellissimo assolo di chitarra per poi giungere a “Sealner”
e al pianistico intro. Anche in questo caso, non esulano alti e bassi sonori
con annessi cambi di tempo.
“A
Smile On A Child Face” è una dedica all'innocenza e alla purezza dello sguardo
infantile, capacità che l'adulto perde ma che la musica può momentaneamente
rievocare. Fra le canzoni che ho più apprezzato c’è “Insane”, introspettiva e
allo stesso momento florida. Chiudono i quasi dieci minuti della title track, esplorazione Progressive strumentale e
cantata, in cui convivono sezioni intricate alla Holdsworth/Gentle Giant,
aperture sinfoniche e momenti di grande pathos chitarristico.
Tra
il rigore delle metriche dispari e il respiro di melodie aperte al cielo, “Flexible
Chaos” riesce nel suo intento più difficile, quello di dare una forma coerente
al disordine dell'anima. Beppe Cunico graffia le corde ed esplora l'ombra e la
luce con la sensibilità dei grandi narratori della chitarra. Quando l'ultima
nota della title track si dissolve, resta la sensazione di aver compiuto un
viaggio interiore necessario. E l'arte, in fondo, serve esattamente a questo.
MS
Versione Inglese:


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