ARCHIVE - Glass Minds
Dangervisit
Genere: Post Prog Moderno
Supporto: CD / LP – 2026
Davvero
prolifica e ispirata la band inglese Archive.
Fondati
a Croydon (Londra) nel 1994 dalle menti creative dei tastieristi Darius Keeler
e Danny Griffiths, gli Archive nascono nell'epoca d'oro del Trip Hop
britannico. Il loro debutto, “Londinium” (1996), resta una pietra miliare del
genere impreziosita dalla voce ipnotica di Roya Arab. Una peculiarità del gruppo
è che sono strutturati come una formazione modulare e corale, alternando
diversi cantanti tra cui Craig Walker, Dave Pen, Pollard Berrier e Lisa
Mottram, e collaboratori polistrumentisti. A partire da lavori
iconici come “You All Look The Same To Me” (2002) e il monumentale progetto “Controlling
Crowds” (2009), gli Archive hanno dilatato i tempi compositivi, costruendo
suite che superano spesso gli 8-10 minuti basate su crescendo parossistici,
arpeggi di sintetizzatori e chitarre sferzanti. Dopo il cupo e claustrofobico “Call
To Arms & Angels” (2022), nato durante il periodo pandemico, “Glass Minds”
nasce dalla volontà di ritrovare aria e luce. Darius Keeler ha spiegato di
essersi ispirato all'ascolto di “Nimrod” di Edward Elgar oltre alla potenza
minimale e malinconica dei primi giorni di “Londinium”.
Il
sound è consigliato agli amanti di gruppi come Pink Floyd, Radiohead, Coldplay
e Porcupine Tree, tuttavia trattasi soltanto di riferimenti perché la
personalità costruita nel tempo dai ragazzi è davvero importante.
L’apertura
inizialmente inquietante di “Broken Bits”, svolge la funzione di introduzione
concettuale, i "frammenti rotti" a cui si allude nel titolo
rappresentano la frammentazione della coscienza contemporanea e l'inizio di un
viaggio di ricomposizione interiore. Con le sue sequenze di
sintetizzatori analogici e le atmosfere che richiamano la scuola tedesca dei
Tangerine Dream, il brano agisce quindi da overture, impostando la tensione
sonora del disco.
A
seguire La title track che mette in mostra l'anima Progressive/elettronica del
gruppo. Costruita su una trama di tastiere in sospensione e una linea vocale
sognante, la musica cresce gradualmente per stratificazione. Il testo riflette
sulla fragilità della psiche umana e sulla sensazione di vivere protetti da
barriere trasparenti ma delicate. Funzionale il riff di pianoforte ad
aggiungere tensione all’insieme.
“Patterns”
si sviluppa nel crescendo sonoro attraverso cori solenni gestiti dalle tastiere
ed esplosioni strumentali. Il testo esplora la ciclicità degli errori e il modo
in cui le abitudini mentali plasmano la percezione della realtà. Siamo davvero
liberi?
Il
primo video e singolo estratto dall’album è “Look At Us”, ipnotico come solo
certi Radiohead sanno fare (ma anche gli Anathema), con richiami alle sonorità
New Wave anni '80. La presenza della voce femminile di Lisa Mottram dona un
contrappunto vivido a una lirica focalizzata sul voyeurismo contemporaneo e
l'ossessione per le apparenze. I brani sono dodici, per questo lascio a voi il
piacere della scoperta, soltanto una parola per il secondo singolo “City Walls”,
ricco di influenze Post Rock a trame elettroniche dense, rappresentante la
sensazione di claustrofobia e isolamento generata dalle architetture urbane e
dal ritmo frenetico delle grandi città.
In
questo ultimo album, Darius Keeler e compagni riescono nel
difficile compito di bilanciare la consueta tensione drammatica con una insperata,
calcolata luminosità. E’ un'opera di
ricomposizione interiore che accetta la fragilità umana per trasformarla in
forza. Un ascolto denso, stratificato e profondamente viscerale, destinato a
rimanere tra le vette produttive del collettivo londinese. MS
Versione Inglese:


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