DORIAN WILDE – The Progway
Autoproduzione
Genere: Crossover Prog
Supporto: Spotify / Digital – 2026
Dietro
lo pseudonimo di Dorian Wilde si cela Fabio Borghi, un polistrumentista e
compositore italiano con una storia musicale affascinante e decisamente nomade.
Muove
i suoi primi passi negli anni ottanta come batterista in diverse band Rock del
panorama underground italiano tra cui Maxwin, Starline e Silicone. Ben presto,
però, si sposta verso le tastiere e la composizione pura. Nel 1996 debutta con
il suo primo album solista, “Better Alone”.
Tra
la fine degli anni novanta e i primi duemila, Borghi si dedica intensamente
alla scrittura di colonne sonore per cortometraggi e documentari, arrivando
anche a vincere premi per le sue composizioni cinematografiche.
Dopo
aver lasciato l'Italia nel 2006, viaggia molto e finisce per stabilirsi a
Cartagena, in Colombia. Questa transizione geografica influenza profondamente
la sua estetica, inserendo spesso suggestioni esotiche, solari o sognanti nei
suoi paesaggi sonori.
Dal
2014, con l'album Progressive Emotions, Borghi riabbraccia totalmente il Rock Progressivo
d'ispirazione sinfonica, diventando un autore incredibilmente prolifico con
quasi un album all'anno.
Ma
veniamo a “The Progway”, esso si compone di 11 tracce che fondono il Rock
Progressivo di stampo classico ispirato alla scuola sinfonica degli anni '70,
con forti contaminazioni New Age ed elementi strumentali cinematici. Come da
tradizione per l'artista, Fabio Borghi compone ed esegue la quasi totalità
delle parti strumentali. Personalmente non gradisco il suono della batteria
elettronica, ma è soltanto il mio gusto personale.
Il
brano d'apertura “A Big Red Cloudy Sky “ funge da vero e proprio sipario sonoro,
ricco di tastiere e del classicismo dal profumo fine anni ’60.
In
“Two Sides Of My World” accenni di Emerson Lake & Palmer si manifestano nei
passaggi più dinamici del brano, alternando cambi di ritmo a melodie allegre. Quando
i suoni si pacano si possono apprezzare aperture chitarristiche in modalità
primi Genesis ed è il caso di “The Mistery Of The Universe”.
Si
respira un'aria epica e quasi fantasy in “The Legend Of The Gods” dove l'uso di
suoni che richiamano strumenti tradizionali e flauti (seppur generati dalle
tastiere) si intreccia con accordi solenni.
“Saloon”
rappresenta una delle tracce più eccentriche e spiazzanti del lotto. Il titolo
non mente, pur rimanendo ancorato alla strumentazione Prog, il brano inserisce
variazioni ritmiche e accenni melodici che strizzano l'occhio a atmosfere quasi
Folk Western o da colonna sonora cinematografica vintage, spezzando la
linearità cosmica della prima parte dell'album. Il merito risiede tutto nell’uso
del piano. Bene arrangiata risulta “Emotions” dove un'altra volta la fase
classica della musica di Dorian Wilde prende il comando. Il pezzo è energico
oltre che allegro e gioca su cambi di tastiere e di atmosfere.
Fra
i brani che ho maggiormente apprezzato c’è “Lifting”, qui si denota la cultura
generale che Borghi ha a disposizione, per il resto tutto scorre con semplicità
alternando sempre fasi strumentali ricercate avvinghiate fortemente alla
melodia orecchiabile.
In
definitiva, “The Progway” non è solo un album, ma un viaggio cinematografico
senza tempo che riconferma Dorian Wilde come uno dei sognatori più ispirati e
prolifici del moderno Rock Progressivo. MS
Versione Inglese:


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