DELIRIUM I.P.G. - Sesta Strada
Lungo il Tempo
Black
Widow Records
Genere:
Progressive Rock
Supporto: LP / CD – 2026
Quando
ascolto ancora oggi dischi come “Sesta Strada Lungo Il Tempo”, capisco che il
mio amore per il Rock Progressivo non potrà mai sopirsi. Se poi a realizzarlo è
una band storica come i Delirium, allora il piacere mi si amplifica, e lo dico
perché denoto una staffetta con il passato che fa intendere l'immortalità del
genere. Infatti il logo cambia in Delirium I.P.G. (International Progressive
Group) con l’innesto di nuove leve, sempre molto famose nel circuito, come
Fabio Chighini (basso, voce), Alessandro Corvaglia (voce, tastiere, chitarra,
cori), Michele Cusato (chitarra, cori) e Enrico Tixi (batteria, percussioni,
cori). Con loro gli storici Ettore Vigo (tastiere, voce) e Martin Grice (fiati,
cori), oltre che una nutrita serie di special guest che risponde ai nomi di
Andrea Bottesini (voce narrante), Giulia Ermirio (viola), Alice Vigo (voce),
Enrico Bianchi (cori), Raffaella Izzo (cori) e la The "Banda Deliranti
Cantù" (Maurizio, Nello, Ludovico, Catia, Grazia, Silvana, Annunziata).
A
livello concettuale e sonoro il disco si sviluppa come un vero e proprio concept
album narrativo incentrato sullo scorrere inesorabile del tempo. La band
sceglie di esplorare questa tematica focalizzando l'obiettivo su storie e
figure ai margini della società, una scelta lirica profonda che dipinge quadri
urbani e umani di grande impatto emotivo.
Il
lavoro custodisce ed evolve il DNA storico della band. Non mancano i marchi di
fabbrica che hanno reso celebri i Delirium fin dagli anni Settanta, come l'uso
sapiente del flauto e arrangiamenti arricchiti da orchestrazioni e aperture
sinfoniche, che creano un perfetto ponte tra il glorioso passato del Prog
italiano e una produzione moderna.
Il
concept non può avere migliore inizio se non con una suite di ventidue minuti,
atta a eliminare ogni dubbio sull’appartenenza della band a un contesto storico
intramontabile. È un susseguirsi di movimenti fluidi, parti sinfoniche,
improvvise accelerazioni guidate dal flauto e aperture barocche di tastiere.
Liricamente, è un viaggio profondo e drammatico all'interno delle debolezze
umane e della codardia (la viltà, appunto), affrontato con un'intensità quasi
teatrale. Solo questo vale il prezzo dell’album. Non si tratta di una musica
debitrice a band straniere, bensì vive di una personalità tipicamente italiana,
ossia mediterraneità e attenzione alle gradevoli melodie. Sempre fondamentale
l’apporto del flauto di Grice.
Con
“Io Clochard” si entra nel vivo della tematica legata agli ultimi e ai margini
della società che accennavo prima. Il brano adotta una prospettiva in prima
persona, dando voce a chi vive sulla strada. Musicalmente l'approccio si fa più
intimo e toccante, ma non privo di quella tensione drammatica urbana che
caratterizza il sound attuale della band, dove la melodia del flauto dialoga
con arrangiamenti più cupi e realistici.
“Il
Riposo Del Pirata” sposta l'immaginario verso l'avventura, la libertà e, forse,
la fine di un lungo viaggio. La voce di Corvaglia si avvicina sempre più a
quella di Bernardo Lanzetti e le reminiscenze PFM periodo “Paspartù” sono
inevitabili.
“Del Ritorno La Strada” sembra ricollegarsi concettualmente sia a "Io
Clochard" che al titolo stesso dell'album. La strada torna a essere
protagonista, questa volta con l'idea del ritorno, del bilancio o del percorso
a ritroso nel tempo. Il sound è molto compatto, con la sezione ritmica in
grande evidenza a sorreggere ricchi intrecci chitarristici, tastieristici e di
fiati. Una piccola capatina nel Jazz Prog.
Il
brano che chiude l’opera s’intitola “Parole Nel Vento” ed è un altro movimento
che lascia spazio alla formula canzone tipica, adatta per addentrarsi nel mondo
Delirium.
Una
menzione a parte per la bellissima cover di Alessandro Pozzi.
Per
chi vi scrive, ad ora “Sesta Strada Lungo il Tempo” è il disco di Prog Italiano
dell’anno, sarà dura detronizzarlo dalla mia mente. MS
Versione Inglese:


Salve Max, ho preso il disco appena uscito grazie ai consigli della BTF/AMS records, ottima fattura e la voce di Corvaglia è sempre una garanzia. In verità non compreso appieno il concept, certo incentrato sulla vita degli ultimi, ma anch'io mi considero tale e non vedo l'ora che l'homo Sapiens venga estinto da questa splendida Terra. Dopo questo siparietto pieno di gioia e speranza, volevo solo citare il ritorno degli VIII Strada che ai tempi del loro esordio gridai al miracolo. È uscito, o sta per uscire non sono sicuro se per BTF, un doppio CD che contiene il primo lavoro rimasterizzato, più due o tre nuovi brani e credo dei pezzi live. Speravo in un nuovo album di inediti, ma forse questo doppio farà da ponte al nuovo lavoro. Una band che ho amato particolarmente e spero continui sempre a migliorare.
RispondiEliminaTi saluto e buon lavoro.
Mamma mia Ivano, gli VIII Strada sono una band strepitosa! Li ho apprezzati tantissimo e quando facevo parte della giuria dei Progawards li avevo anche votati! Staremo a vedere...
RispondiElimina