ARCA
PROGJET – X02S!
Jolly
Roger Records
Genere: Rock Progressivo /
Cantautore
Supporto: CD / LP / Spotify – 2026
Dopo
il fortunato debutto omonimo, la band capitanata da Sergio Toya (voce) e Alex
Jorio (batteria) è tornata sulle scene con un concept album audace, e
decisamente proiettato nel futuro, che gioca fin dal titolo con codici e
atmosfere fantascientifiche e distopiche.
Ho
sempre un grande piacere quando incrocio nella mia strada un album che sa bene
equilibrare il fattore canzone con le strutture “progressive”, un poco come si
faceva negli anni ’80 quando le grandi band come ad esempio i New Trolls oppure
la PFM, Il Banco e Le Orme, riuscivano a fare canzoni orecchiabili ma con
grande classe. Già “Ouagadougou” chiarisce il mio concetto oltre mille parole,
gettandoci anche qualche sprazzo di Toto.
L’album
formato da ben quindici brani, gode di una produzione monumentale dove i muri di tastiere e le
chitarre convivono perfettamente con la collaudata sezione ritmica. La voce di
Toya, sempre teatrale, qui si fa più drammatica e interpretativa, adattandosi
alla narrazione.
La
sigla stessa del titolo fa da filo conduttore, una coordinata, un codice a
barre esistenziale o il nome di un protocollo cibernetico. Sergio Toya, anche autore
e interprete delle liriche, usa la metafora dello spazio profondo e della tecnologia
per analizzare la solitudine e la deriva dell'uomo moderno. I
testi dipingono una società dove l'identità viene frammentata, digitalizzata e
catalogata (da cui, appunto, i codici numerici). C'è una critica sottile ma
feroce alla perdita di contatto con la realtà. L'uomo moderno si culla
nell'illusione di esplorare l'universo o di essere interconnesso, mentre in
realtà è prigioniero di una gabbia virtuale.
Un
altro tema forte è il confine sempre più labile tra l'intelligenza biologica e
quella artificiale. I testi si interrogano su cosa ci renda davvero umani, le
nostre fragilità, i nostri errori, il dolore. È un cantato in
italiano fiero e maturo, che non ha paura di usare termini complessi o desueti
per ricreare quell'atmosfera cerebrale e avvolgente che il concept richiede.
Anche
“Puoi Volare” si adopera nello stesso territorio del brano di apertura, con un
ritornello di facile memorizzazione e il solito ottimo frangente di chitarra
circondata dagli immancabili synth.
C’è
molta classe fra le note e gli Arca Progject non disdegnano puntate nell’AOR,
come nella sentita strumentale “Escape Plan”, dove ogni passaggio trasuda di storia.
Sale
il ritmo con “Il Passeur”, sicuramente un pezzo che ha una resa live alquanto
elevata. Immaginate di ascoltare i Pooh più ricercati e tendenti al Prog e
avrete “Mediterranea”, questo per testimoniare la cura e la dedizione verso la
melodia da parte del quintetto.
A
differenza del disco d'esordio del 2018 che faceva sfilare pesi massimi del
calibro di Mauro Pagani, Gigi Venegoni e Arturo Vitale, in "X02S!"
gli Arca Progjet hanno scelto una linea radicalmente diversa e decisamente più
"da band".
L'approccio
agli ospiti qui è ridotto all'osso, quasi nullo dal punto di vista strumentale.
Una scelta precisa, legata alla natura stessa del disco, trattandosi di un
concept album così compatto, cupo e focalizzato su sonorità elettroniche e
synth-oriented, la band ha preferito blindare il proprio nucleo per mantenere
estrema coerenza stilistica in tutte le 15 tracce.
C'è
però una grandissima e fondamentale eccezione che salta all'occhio analizzando
i crediti dell'album, ossia la presenza del co-vocalist Jacopo Siccardi.
Tutto
l’album scorre nelle coordinate descritte, senza cali di tensione a
testimonianza di una maturazione avvenuta e l’ascolto ne trae un grande
vantaggio. E’ bello qualche volta cantare italiano nel Prog, non capita poi
così spesso, lo dico perché dopo alcuni ascolti vi ritroverete a farlo anche
voi assieme a loro. MS
Versione Inglese:


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