COWARDS
– Can You Hear Me?
Bloody
Sound
Genere:
Noise / Post Punk
Supporto: LP / CD / Digital – 2026
Il
power trio di Recanati è pronto a tornare. A poco più di un anno dall'ottimo e
catartico “God Hates Cowards” uscito a febbraio 2025, i Cowards hanno fissato
la release del loro nuovo lavoro sulla lunga distanza, intitolato "Can You
Hear Me?", per il prossimo 19 giugno 2026, sempre sotto l'egida della
fedele etichetta indipendente marchigiana Bloody Sound.
Il
disco precedente rappresentava una ripartenza dolorosa e viscerale purtroppo segnata
dalla tragica scomparsa del batterista fondatore Peppe Carella e dall'esigenza
di esorcizzare i propri demoni interiori, questo nuovo capitolo segna invece un'importante
evoluzione sia lirica che sonora.
Luca
Piccinini (voce, chitarra), Giulia Tanoni (voce, basso) e Michele Prosperi
(batteria) scelgono di allargare lo sguardo dal piano prettamente individuale e
personale a quello collettivo. Il disagio, l'ansia e le tensioni non sono più
visti solo come ombre del singolo, ma come il riflesso e la risposta emotiva
alle condizioni sistemiche e sociali del nostro tempo.
Dal
punto di vista sonoro, la band rimane saldamente ancorata alle sue radici
radicate negli anni '90, muovendosi in quel territorio affascinante in cui
coesistono Noise Rock e Post Punk spigoloso e abrasivo. Non esulano stratificazioni
chitarristiche figlie dello Shoegaze e neppure echi di Grunge.
All’ascolto
la vera cifra stilistica di questo album sembra essere la gestione dei
contrasti, un suono crudo e saturo che fa da contraltare all'alternanza vocale
tra Luca e Giulia, perennemente in bilico tra estrema fragilità e urgenza
espressiva.
A
tracciare la rotta del disco ci ha pensato il singolo di lancio "Fear Of
Fear", pubblicato a maggio.
«La
paura fa paura, ci limita e ci condiziona. Ma è una tigre di carta, basta
affrontarla per sconfiggerla.».
Il
pezzo affronta la paura non come un sentimento passeggero, ma come un
meccanismo sociale e mentale autosufficiente che si autoalimenta fino a
paralizzarci. Musicalmente si sviluppa su una sezione ritmica serrata, ipnotica
e insistente, sorretta da un muro di chitarre instabile e denso che esplode nei
momenti di massima tensione emotiva.
L’album
composto di otto canzoni, si apre invece con “Devils” che ha il compito di
spalancare violentemente le porte del loro nuovo universo sonoro. Qui la band gioca
con feedback di chitarra o linee di basso sature e pulsanti prima
che la batteria di Michele Prosperi detti un tempo serrato e inquieto. Le
chitarre di Luca Piccinini sono taglienti, stratificate e sorrette da una
distorsione acida. I "Devils" dei Cowards sono i
condizionamenti esterni, le pressioni della società contemporanea,
l'alienazione e i falsi idoli che la quotidianità ci impone e che finiscono per
logorarci dall'interno.
Dopo
il singolo è la volta di “Tell Me”, qui i battiti rallentano spostando le
coordinate su un terreno molto più intimo, obliquo e ipnotico. Luca
Piccinini mette momentaneamente da parte le rasoiate Post Punk per lavorare su
arpeggi liquidi, saturazioni dilatate ed effetti (delay, riverberi) che creano
un tappeto sonoro avvolgente e quasi psichedelico. Michele
Prosperi e Giulia Tanoni abbandonano la frenesia dei brani precedenti per
assestarsi su un mid-tempo circolare, un calore pulsante che culla
l'ascoltatore pur mantenendo una costante sensazione di sottile inquietudine.
Il brano parla di incomunicabilità, isolamento e della ricerca di un contatto
autentico.
Segue
“9 Minutes”, il brano più lungo dell’album grazie ai suoi otto minuti
abbondanti e musicalmente siamo di fronte all'episodio più ambizioso e
strutturato, una sorta di mini suite dove il power trio esaspera la dinamica
"piano/forte" tipica del Post Rock più viscerale e del Grunge di
matrice Seattle. Nella seconda metà, il pezzo esplode in
un muro di suono Noise Rock impressionante. Le chitarre si saturano
completamente diventando una colata di feedback e distorsioni, mentre la
sezione ritmica picchia duro senza sconti. Non c'è più spazio per la melodia
eterea, solo per un'urgenza espressiva totale e devastante.
In
“Mad World” il movimento è guidato da un riff di chitarra
ossessivo e fangoso, il basso è gonfio e saturo di overdrive. Il "mondo
matto" dei Cowards è una società schizofrenica, iper-connessa ma
profondamente disumanizzata, dove l'empatia sembra essere diventata un lusso e
dove siamo costantemente bombardati da stimoli, performance richieste e
conflitti. Non c'è moralismo nel testo, ma una lucida e amara constatazione,
ossia che l'assurdità è diventata la nuova normalità.
“Bad
Trip” è un incubo a occhi aperti che si traduce in una delle tracce più
destabilizzanti, ipnotiche e disturbanti dell’album. Sicuramente live ha una
presa davvero trascinante.
“Your
Party Is Gravy” e “No Return” chiudono un disco che è una botta alla mente,
la
risposta Noise a un mondo che ha smesso di ascoltare. MS
Versione Inglese:


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