BLACK
REFLEX – Zero Dawn
Andromeda
Relix
Genere: Heavy Metal
Supporto: CD – 2026
Posso
dire, a ragion veduta, che l’Italia nel tempo ha saputo portare avanti con
orgoglio la bandiera dell’Heavy Metal, lasciando sempre viva la fiaccola
dell’interesse. È vero che siamo tendenzialmente esterofili, tuttavia sappiamo
riconoscere la valenza delle nostre band che nel tempo si sono date la
staffetta. Tutto ciò grazie anche a riviste di settore, canali web, ma
soprattutto alla professionalità e al coraggio di case discografiche nostrane
che, come salmoni, hanno saputo risalire le forti acque del mainstream. Una di
queste è l’Andromeda Relix di Gianni Della Cioppa. Sempre attenta al
territorio, soprattutto locale (Veneto), ha dato voce a numerose bellissime
realtà, una delle più recenti si chiama Black Reflex e si è formata a Vicenza
nel 2018.
Dopo
l’ottimo esordio datato 2021 intitolato proprio “Black Reflex”, c’è ancora pane
per i denti degli affamati di sonorità Iron Maiden, Anthrax e In Flames in
questo nuovo come-back intitolato “Zero Dawn”.
I
creatori del progetto Giovanni Angiolin (ex H.Kristal, Arthur Falcone, ecc.)
alla batteria, e il chitarrista Davide “Ian” Valle (ex X Hero, Crisalide), si
coadiuvano di musicisti come Mirko Dorian Fabris (chitarra), Bruno Collareda
(basso), ma soprattutto della cantante Francesca Battistini, collaboratrice
della storica band White Skull e figura centrale del progetto.
In
“Zero Dawn” ci propongono nove brani di metallo colante, con uno sguardo al
passato ma con i piedi nel presente, realizzando un lavoro potente e allo
stesso tempo fresco nelle sonorità. Il bellissimo ed oscuro artwork sa
immergere l’ascoltatore perfettamente nel contesto sonoro (in riflessione). I
testi, pur mantenendo quell'attitudine energica tipica del genere, affrontano
dinamiche molto umane, come la rivalsa personale, la disillusione, la ricerca
di una propria dimensione e il superamento delle gabbie mentali.
“Come
To Real Life” è subito un invito diretto e privo di fronzoli a svegliarsi dal
torpore. Parla della necessità di abbandonare le illusioni, le dipendenze che
siano tecnologiche, mentali o relazionali, e le proiezioni fittizie per tornare
a impattare con la realtà cruda e tangibile. Vivere la vita vera, con tutti i
suoi rischi. La ritmica potente e roboante riesce a spingere il sound tagliente
delle chitarre e la bella voce di Francesca in lidi Iron Maiden e dintorni.
Ottimi i solo di chitarra!
L’Hard
‘n’ Heavy di “I Feel The Fool” esplora l'amara sensazione di essersi fidati
delle persone sbagliate o di aver investito energie in situazioni fallimentari.
Quel momento di consapevolezza in cui ci si guarda allo specchio e ci si sente,
appunto, dei "pazzi" o degli ingenui. C'è però una forte dose di
autoironia e la rabbia giusta per voltare pagina. NWOBHM e presente, un ottimo
connubio.
Una
delle tracce più intime del lavoro s’intitola “I’ll Be Your Home”, senza
perdere assolutamente di potenza. A tratti mi ricordano i Metal Church di “The
Dark”, mentre il testo parla di protezione, supporto e legami indissolubili.
Offrire se stessi come un "rifugio" sicuro per qualcuno che sta
attraversando tempeste personali. Un brano che mette al centro l'empatia e la
vicinanza emotiva. Chicca metallica.
L’Up-tempo
di “Life Is Now” apporta positività all’insieme declamando che il passato è
andato, il futuro è incerto e l'unico momento che conta davvero per agire e
cambiare le cose è il presente. Un inno a non rimandare la propria felicità.
Squarci di sole specialmente nel ritornello. Decisamente malleabile l’approccio
vocale di Francesca Battistini.
La
band torna a tuonare con il Thrash Dark cadenzato di “Nowhere Noway”, un pugno
in faccia che racconta una situazione di stallo totale, quel senso di
claustrofobia esistenziale dove sembra non esserci né una direzione da
prendere, né una via d'uscita possibile. Si è davanti a un muro di gomma!
Uno
dei migliori ritornelli lo si può godere in “I Won't Let You Fall In”, brano
aperto dall’arpeggio di chitarra e con il basso al seguito. Delicato
nell’incedere, riesce a esaltare le qualità canore porgendo nel testo una mano
tesa nel momento del bisogno assoluto. Una promessa solenne di non permettere a
una persona cara di scivolare nel baratro.
Riscatto
ed orgoglio in “Time To Be Mine”: rasoiato e ben strutturato, il pezzo si
affaccia negli anni ’80 con consapevolezza ma anche con un pizzico di Paradise
Lost! Invece atmosfera tesa e graffiante per “Nobody Talk”, una critica
all'ipocrisia comunicativa e al silenzio complice o indifferente che spesso si
respira nei contesti sociali. La musica e l'urlo Rock diventano l'unico modo
per rompere l'omertà della quotidianità e concedetemi di dire che li capisco
alla grande.
E
si conclude con “Escaping From The Nightmare”, epica e possente, è un degno
suggello per questo lavoro dalle mille sfaccettature.
La
forza di “Zero Dawn” risiede nella sua capacità di far convivere la spinta
elettrica del genere con un percorso lirico intimo e a tratti catartico. Un
disco maturo, capace di far riflettere oltre che di far battere il piede. Viva
il Metal italiano! MS
Versione Inglese:


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