ICE
OF NEPTUNE - Shots And Dollars
Autoproduzione
Genere: Alternative Rock /
Progressive Rock
Supporto: CD / Digital – 2026
Le
opere Rock teatrali, o come ci piace chiamarle oggi “cinemantiche”, sono sempre
molto impegnative all’ascolto, bisogna entrare nel concept per poterne godere a
pieno tutte le proprie sfumature per non fraintenderne il contenuto. Spesso gli
autori vanno ad abbracciare diversi stili sonori a seconda di cosa si vuole
descrivere e questo a molto pubblico può destabilizzare, per questo serve tempo
e amore per la musica, se non ne avete per voi questa recensione finisce qui,
agli altri spiego cosa è il secondo lavoro in studio degli Ice Of Neptune, “Shot
And Dollars”.
La
band Alternative / Progressive Rock formata nel 2019 dal cantante italiano
Pierlorenzo Molinari e dal chitarrista/produttore greco Timoleon Adamopoulos,
questa volta ci accompagnano nella Chicago del 1929 negli
anni della Grande Depressione.
Il
concept segue la tragica ascesa e caduta di un giovane gangster, mosso dalla
miseria fino a diventare un boss spietato, per poi crollare sotto i colpi del
rimorso, della giustizia e di scelte fatali. Dal punto di vista sonoro l'album
è un camaleonte eclettico e fonde accenni swing anni '20, Symphonic Metal,
spunti Prog e persino Synth Pop moderni per assecondare la narrazione emotiva
del protagonista.
In
“Interrogation”, l'apertura è drammatica e avvolgente. Parte con un ritmo di
batteria serrato ed evocativo, arricchito da riff taglienti e cori maestosi e
spettrali da musical di Broadway. La voce pulita entra successivamente
muovendosi su continui cambi di dinamica (stop e ripartenze orchestrali).
Ottime le soluzioni corali molto curate. Il testo funge da prologo della
storia, il protagonista, ormai catturato dalle forze dell'ordine, si trova in
una fredda sala interrogatori. Inizia a ripercorrere la sua vita partendo dalla
fine del viaggio, svelando fin da subito l'atmosfera da tragedia greca in cui
il destino è già segnato.
Il
ritmo rallenta leggermente in “1929”, acquisendo un sapore marcatamente
cinematografico. Spiccano gli arrangiamenti dei fiati che richiamano la Chicago
dell'epoca, accostati a linee vocali estremamente orecchiabili ed avvincenti.
Il brano fotografa l'anno del devastante crollo di Wall Street e l'inizio della
Grande Depressione. Viene descritta l'infanzia misera del protagonista, segnata
dalla fame, dal freddo e dal silenzio, elementi crudi che iniziano a forgiare
in lui una cieca e feroce ambizione di riscatto.
A
questo punto c’è una deviazione stilistica totale ed eclettica, “New Bright
Star” si muove su territori Funk e Dance Rock, con un giro di basso trascinante
e dinamico. L'interpretazione vocale pulita in alcuni tratti strizza l'occhio
alle metriche e al groove del Pop Soul alla Bruno Mars o Michael Jackson.
Questo rappresenta il momento in cui il protagonista emerge dall'oscurità e
comincia a farsi un nome nel mondo della malavita. C'è l'illusione del
successo, il fascino del denaro facile e la nascita di una nuova
"stella" criminale nei club della città.
In
“The Script” la band vira verso
vibrazioni Electro Pop e Alternative Rock a tratti vicino al mondo dei Muse. La title-track invece fonde un'atmosfera
quasi da film western a complessi frammenti di Progressive Rock. Si apre con
un'introduzione orchestrale thriller per poi esplodere in un riff di ottoni
stravagante, cromatismo e un ritornello bombastico e trascinante. E’ il punto
di svolta, durante una rapina
programmata, qualcosa va storto e il protagonista compie un omicidio d'impulso.
Il testo si scontra immediatamente con le sue precedenti velleità: ammette che
"Questo non era pianificato / Ho strappato una vita con la forza", segnando
l'inizio del suo crollo psicologico.
Altra
strizzata d’occhio ai Muse arriva da “Run” e, come descrive il titolo, si descrive
la fuga frenetica del protagonista subito dopo l'omicidio. Inizia la paranoia
di essere braccato sia dalla polizia che dai sensi di colpa. Non esula la mini
suite Prog e cupa qui dal titolo “Sins Of Vanity”, con un intro che potrebbe
benissimo risiedere in “Operation: Mindcrime” dei Queensryche. Qui, una
profonda riflessione interiore sui "peccati di vanità" che hanno
condotto il protagonista fin lì.
Ma
la vera anima Metal della band fuoriesce in “Fading Light”, trattasi di puro
Symphonic / Progressive Metal che ricorda lo stile magniloquente di band come
Ayreon o Avantasia. La disperazione raggiunge il culmine. La "luce che
svanisce" rappresenta la perdita di ogni via d'uscita, mentre le forze
dell'ordine stringono il cerchio attorno al fuggitivo.
La
traccia più lunga ed epica dell’opera è la conclusiva “The Curtain Falls” con
oltre sette minuti abbondanti di emozioni. La narrazione si chiude tornando in
modo ciclico alla cella d’isolamento. È una fine colma di rassegnazione ma
musicalmente trionfale, degna della chiusura di un'opera tragica.
Ecco,
ora avete tutte le coordinate per immergervi in questo epico lavoro perfetto
per la mente, immaginate di leggere un bel libro. MS
Versione Inglese:


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