QUANTUM
FANTAY - The Butterfly EffeX
Progressive
Promotion Records
Genere:
Psychedelic/Space Rock
Supporto:
CD / Digital – 2026
I
belgi Quantum Fantay sono tornati con il loro decimo album in studio,
intitolato "The Butterfly EffeX" .
Questa
nuova uscita non fa che confermare la band formata da Pete Mush (synths), Tom
Tee (chitarra), Jaro (basso), e Jazzper Coulier (batteria), come uno dei punti
di riferimento europei dello Space Rock e del Progressive strumentale. Rispetto
al passato, però, c'è una maturità diversa, meno caos psichedelico fine a se
stesso e molta più attenzione alla struttura dei brani e alla coesione
narrativa.
L'album
è composto da 8 tracce interamente strumentali che si muovono fluide tra
cavalcate cosmiche e momenti decisamente più sinfonici ad iniziare dalla mini
suite “Return To Xaia” che parte con tastiere atmosferiche e strutture
elettroniche dilatate, per poi evolversi in un groove ritmico serrato ed epico.
È il brano che stabilisce le coordinate dell'intero disco incentrato su un
viaggio nello spazio profondo.
Con
“Phoenix” la band spinge l'acceleratore sul versante Symphonic Prog. I cambi di
tempo sono millimetrici e l'uso del flauto (suonato dall'ospite Charles Sla)
intrecciato ai sintetizzatori crea una densità dinamica pazzesca, dove ogni
strumento ha il suo spazio per cantare. Nella loro discografia probabilmente
questo è uno dei movimenti maggiormente “Progressivi” mai composti.
Introdotto
da cinguettii di uccelli e synth luccicanti, “Vernal Equinox”
evoca da vicino lo spirito della Kosmische Musik tedesca originaria. C'è una
tensione costante che cresce fino a esplodere in una progressione guidata da
flauto e assoli di chitarra davvero ispirati. Questa è la magia della musica
senza parole che attraverso i suoni sa farti immaginare ciò che vuoi, facendoti
entrare a pieno titolo dentro l’opera stessa.
Uno
dei brani più ipnotici dell’album è “Xemuta”, dove le linee di basso profonde
di Jaro e l'uso intelligente degli effetti creano un'atmosfera quasi
meditativa. Esso dimostra come la band sappia gestire perfettamente anche i
tempi più lenti e riflessivi.
“Xellestial
Dream” è una traccia arricchita dal calore del violoncello di Lyssa Toyimbo. È
forse il momento più emotivo e struggente del disco, in cui la melodia si
adagia su un tappeto sonoro sognante. A lunghi tratti il brano risulta
addirittura commovente.
Il
pezzo più corto s’intitola “Xcelleration” ma è anche il più aggressivo. È una
sferzata di Heavy Space Rock puro, grazie a riff di chitarra ruvidi, colpi di
synth taglienti e continui scambi virtuosistici tra le tastiere di Pete Mush e
la chitarra che tengono il ritmo indiavolato dall'inizio alla fine.
Si
torna a respirare con “Xtra Hop” , movimento aperto, guidato da un basso
pulsante che lascia libera di fluttuare la mente. Sembra quasi un dialogo
improvvisato in orbita.
La
perfetta chiusura del cerchio è “Quantum
X”, la quale riassume l'anima dell'album fondendo l'elettronica pura con un
Rock Progressivo robusto, cambi di tempo continui e un finale che proietta
l'ascoltatore verso il futuro della band.
"The
Butterfly EffeX" è un ottimo esempio di come si possa fare Space Rock nel
2026 senza suonare nostalgici o ripetitivi. Pete Mush (mente del progetto) ha
confezionato un mix pulitissimo in cui la precisione millimetrica della
batteria di Jazzper Coulier e del basso sorregge ricami melodici mai banali.
Se
state cercando un disco da ascoltare a occhi chiusi, capace di farvi viaggiare
senza bisogno di parole, l'effetto farfalla dei Quantum Fantay vi catturerà
sicuramente. MS
Versione Inglese:


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