MALOMBRA – Soffitta Macabra
Black Widow Records
Genere: Dark / Progressive Metal /
Doom
Supporto: CD / LP / Digital – 2026
L’oscurità
cela illusioni e pone ambito a manifestazioni che immaginiamo di vedere. In
pratica è un linguaggio con cui la nostra mente predilige gridare le proprie
paure o delusioni, vere o false che siano. La musica spesso ne canta le gesta,
e quale genere migliore se non il Dark Doom?
I
Malombra sono una storica formazione genovese fondata nel 1991 dal cantante e
mente creativa Mercy (al secolo Renato Carpaneto) ed è considerata una delle
realtà più eclettiche e affascinanti della scena italiana, da sempre legata
alla prestigiosa etichetta Black Widow Records.
Il
nome Malombra attinge direttamente dall'immaginario e dall'omonimo romanzo di
Antonio Fogazzaro, riflettendo fin dagli esordi una spiccata inclinazione per
le atmosfere gotiche, il decadentismo, la letteratura e il folklore ebraico ed
esoterico. Debuttano con l'omonimo “Malombra” (1993), un lavoro acerbo ma
visionario in cui fondono Heavy Metal classico, Doom alla Black Sabbath e
sfumature Progressive. Il successo critico arrives con “Our Lady Of The Bones” (1996), un disco complesso e monumentale che consacra il loro stile
drammatico e teatrale. Con “The Dissolution Age” (2001), evolvono verso
sonorità più eclettiche, incorporate con Rock Progressivo anni '70, synth wave,
parti acustiche e declamazioni teatrali. Seguirà una lunga fase di pausa e
progetti paralleli da parte dei membri della band (tra cui Il Segno del Comando
di Diego Banchero). Nel 2023 tornano sul mercato con l'album “T.R.E.S.”,
riconfermando il loro marchio di fabbrica con testi prevalentemente in
italiano.
Oggi
con “Soffitta Macabra” volgono uno sguardo alle spalle, verso quell’esordio
crudo e diretto, come le registrazioni dell’album senza artifizi moderni. La
formazione odierna è composta da Renato “Mercy” C. (voce), Matteo Ricci
(chitarre, synth), Fabio Cuomo (batteria, synth, cori), Daniele Gasparini
(basso, synth, percussioni, cori), Mauro Sciaccaluga (chitarre) e Fulvio “Flux”
M. (tastiere, synth).
Il
titolo si ispira in modo allusivo al nome di una corrente e rivista di arte di
retro-avanguardia dell'inizio del Novecento. Dal punto di vista musicale,
“Soffitta Macabra” prosegue il percorso di maturazione della band, fondendo
chitarre monolitiche e oscure tipiche del doom d'annata (sulla scia di Black Sabbath
e Paul Chain) a complessi cambi di tempo, sezioni acustiche e dinamiche tipiche
del Prog italiano anni '70 (Jacula, Goblin, Banco del Mutuo Soccorso).
Massiccio è l’uso di organo Hammond, Mellotron e sintetizzatori analogici per
creare un sottofondo spettrale e claustrofobico, proprio come suggerito dal
titolo dell'album. La voce di Mercy spazia da un cantato pulito e solenne a
declamazioni di stampo teatrale/recitato, conferendo al disco la struttura di
una vera e propria opera drammatica e rituale.
Delle
sei tracce che compongono il disco, l’apertura spetta a “Un'Ultima Mezzanotte”
e al narrato oscuro e inappuntabile di Mercy. Le liriche affrontano il diniego
delle convenzioni sociali moderne, il senso di alienazione, l'isolamento
spirituale e il conflitto incessante tra l'individuo e il caos della realtà
esterna, la decadenza dell'arte, il fascino per l'invisibile e le ombre del
passato. In tutto il tragitto rimangono forti i riferimenti alla letteratura
romantica e gotica, alla magia e ai miti dimenticati, affrontati non con fare
sensazionalistico ma attraverso una profonda ricerca lirica e filosofica.
Feroce
“Contro Il Mondo, Contro La Vita”, dove aleggiano gli anni ’70 del Doom, solo
ogni tanto “modernizzati” da alcuni interventi di synth e dalle grida
strazianti della chitarra elettrica. La registrazione lascia sul suono quel
velo che cela la musica sotto una cappa oscura e rende al meglio tutto il
contesto.
“Miracle
Of Love” giunge adiacente, come un proseguimento, e si apre con un arpeggio di
chitarra in una ballata malinconica e altamente melodica. Il cantato passa in
lingua inglese. A metà il brano si alza d’intensità e grida tutto il proprio
dolore, palesando la capacità della band di essere un rullo compressore.
“Memento”
potrei definirlo un nomen omen, teatrale nell’interpretazione e
monolitica nell’andamento, mentre la title track “Soffitta Macabra” sfoggia
tutta l’essenza Malombra composta di ambientazioni cinematografiche nel lungo
minutaggio di tredici minuti abbondanti di musica. Il finale tocca a “L’Alba
Dei Morti Viventi” (scusate, mi torna alla mente Dylan Dog), un melodico
andamento di pece in cui ancora una volta Mercy recita il testo drammatico
infarcito di sonorità altamente Progressive.
In
definitiva, "Soffitta Macabra" è un'opera densa, teatrale e
sfacciatamente controtendenza, con cui i Malombra riaffermano la propria
identità unica nel panorama Dark Progressive italiano. Un viaggio
claustrofobico e affascinante tra le ombre dell'anima, che riconferma la band
genovese come una delle poche capaci di trasformare la decadenza in pura arte.
Un grande ritorno! MS
Versione Inglese:
MALOMBRA
– Soffitta Macabra
Black
Widow Records
Genre:
Dark / Progressive Metal / Doom
Format:
CD / LP / Digital – 2026
Darkness conceals illusions and gives scope to manifestations
we imagine we see. In practice, it is a language with which our mind prefers to
cry out its fears or disappointments, whether real or false. Music often sings
of these deeds, and what better genre to do so than Dark Doom?
Malombra are a historic band from Genoa, founded in
1991 by singer and creative mastermind Mercy (born Renato Carpaneto), and are
considered one of the most eclectic and fascinating acts on the Italian scene,
historically tied to the prestigious Black Widow Records label.
The name Malombra draws directly from the imagery and
homonymous novel by Antonio Fogazzaro, reflecting right from the start a strong
inclination toward gothic atmospheres, Decadentism, literature, as well as
Jewish and esoteric folklore. They debuted with their self-titled album
“Malombra” (1993), a raw yet visionary work merging classic Heavy Metal, Black
Sabbath-style Doom, and Progressive nuances. Critical acclaim came with “Our lady Of The Bones” (1996), a complex and monumental album that
consecrated their dramatic and theatrical style. With “The Dissolution Age”
(2001), they evolved toward more eclectic sounds, blending 70s Progressive
Rock, synth wave, acoustic parts, and theatrical recitations. A long hiatus and
parallel projects by band members followed (including Il Segno del Comando by
Diego Banchero). In 2023 they returned with the album “T.R.E.S.”, reaffirming
their trademark style with lyrics predominantly in Italian.
Today, with “Soffitta Macabra”, they look back toward
that raw and direct debut, reflected in album recordings free from modern
gimmicks. Today’s lineup features Renato “Mercy” C. (vocals), Matteo Ricci
(guitars, synths), Fabio Cuomo (drums, synths, backing vocals), Daniele
Gasparini (bass, synths, percussion, backing vocals), Mauro Sciaccaluga
(guitars), and Fulvio “Flux” M. (keyboards, synths).
The title takes an allusive inspiration from an early
20th-century retro-vanguard art movement and magazine. Musically, “Soffitta
Macabra” continues the band’s path of growth, merging the monolithic and dark
guitars typical of classic doom (in the vein of Black Sabbath and Paul Chain)
with complex time signature changes, acoustic sections, and dynamics typical of
70s Italian Prog (Jacula, Goblin, Banco del Mutuo Soccorso). Massive use is made
of Hammond organ, Mellotron, and analog synthesizers to build a eerie,
claustrophobic backdrop—just as suggested by the album’s title. Mercy's vocals
range from clean, solemn singing to theatrical recitations, bestowing upon the
record the feel of a true dramatic and ritualistic piece.
Of the six tracks on the album, the opening falls to
“Un'Ultima Mezzanotte” and Mercy’s dark, flawless spoken-word delivery. The
lyrics confront the rejection of modern social conventions, the sense of
alienation, spiritual isolation, and the relentless conflict between the
individual and the chaos of the external world, alongside the decay of art, the
allure of the invisible, and the shadows of the past. Throughout the journey,
strong references to Romantic and Gothic literature, magic, and forgotten myths
remain, addressed not with sensationalism but through profound lyrical and
philosophical exploration.
Fierce is “Contro Il Mondo, Contro La Vita”, where the
spirit of 70s Doom looms, only occasionally “modernized” by synth interventions
and the guitar’s agonizing cries. The recording wraps the sound in a veil that
shrouds the music under a dark pall, setting the context perfectly.
“Miracle Of Love” arrives right next, almost as a
continuation, opening with an acoustic guitar arpeggio in a melancholy, highly
melodic ballad. The vocals switch to English. Midway through, the song surges
in intensity, crying out all its pain and showcasing the band’s ability to act
as a steamroller.
“Memento” could be described as a nomen omen, theatrical
in its delivery and monolithic in its pacing, while the title track “Soffitta
Macabra” displays the true essence of Malombra through cinematic soundscapes
across its generous thirteen-minute runtime. The finale belongs to “L’Alba Dei
Morti Viventi” (forgive me, Dylan Dog springs to mind), a melodic, pitch-black
progression in which Mercy once again recites dramatic verse steeped in deeply
Progressive textures.
Ultimately, "Soffitta Macabra" is a dense,
theatrical, and brazenly counter-trend work with which Malombra reaffirm their
unique identity in the Italian Dark Progressive landscape. A claustrophobic and
captivating journey through the shadows of the soul, confirming the Genoese
band as one of the few capable of turning decay into pure art. A
triumphant return! MS


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