THE
FLOWER KINGS – Hope
InsideOut
Music
Genere:
Progressive Sinfonico
Supporto:
CD / LP / Blu-Ray / Digitale – 2026
Con
i The Flower Kings siamo al cospetto della storia del Progressive Rock svedese
e mondiale a partire dagli anni ’70 ad oggi. Inizialmente il leader Roine Stolt
(voce, chitarra, tastiere, percussioni) muove i primi passi nei Kaipa, a
seguire in altri progetti più o meno minori e maggiori (come i Transatlantic),
tutti ben riconducibili alla personalità del leader chitarrista.
Infatti
cosa dobbiamo attenderci dal nuovo album “Hope” è già noto, specialmente per i
fan: Roine ha uno spiccato senso per la melodia, usufruendo degli anni ’70 come
punto di riferimento fra Genesis, King Crimson e tutti quelli che hanno fatto
la storia. La discografia dei The Flower Kings è davvero nutrita, con 18 album
in studio tutti molto lunghi, fra doppi CD e gustose suite. Come si può
evincere dai commenti nei social riguardo alla musica degli svedesi, il
pubblico è letteralmente spaccato in due (come per il caso degli Spock’s
Beard): chi li adora e chi li ritiene inutili e prolissi, ma questo si sa, è il
bello del gusto personale e comunque parlarne anche animatamente è sempre
positivo, purché se ne parli, e oggi più che mai il Prog ha bisogno di
attenzione visti i cali d’interesse.
Ed
ecco dunque che sono sempre le vecchie leve a tirare la carretta; ma
attenzione, non che non ci siano nuove alternative valide e giovani, soltanto
che se non possiedi un nome noto oggi è difficile emergere in un mondo che
sente ma non ascolta più.
Ma
“Hope”, pur essendo un classico Flower, ha un certo mutamento rispetto a “Love”
del 2025, qui c’è un ritorno alle lunghe suite, ma andiamo per ordine.
La
formazione, accanto a Roine Stolt e Hasse Fröberg alla voce e chitarra, vede il
ritorno di Michael Stolt al basso e la presenza di Lalle Larsson ai pianoforti
e tastiere (autore anche delle musiche della prima suite), affiancati dal
drumming dinamico di Mirkko De Maio. Tra i contributi spiccano anche strumenti
acustici non convenzionali per il loro sound recente, come il violino di Juraj
Stieranka e la fisarmonica di Aliaksandr Yasinski nella suite finale. Le
liriche affrontano la crescente polarizzazione politica, l'instabilità globale
e la sensazione di imminente decadenza materiale, contrapponendovi un'invocazione
alla speranza, alla bellezza e al recupero della dimensione umana.
L’album
si apre con una suite di quasi diciannove minuti intitolata “World Spinning -
The Final Curtain”, suddivisa in cinque parti coordinate che definiscono subito
l'atmosfera sinfonica dell'album. È sempre un piacere imbattersi in suoni
colorati e a tratti sognanti, immersi in un mondo fatto di immagini create
dall’inconfondibile suono della chitarra. La voce di Hasse Fröberg entra con
tono caldo e meditativo prima dell'ingresso della sezione ritmica. La
complessità strutturale del Prog fuoriesce in tutta la sua grandezza nella
seconda e terza parte con assoli di synth e un piglio vicino al Prog sinfonico
di scuola Canterbury e Yes. La Pt. 3 si distende in una melodia ad ampio
respiro dove le voci di Stolt e Fröberg si sovrappongono creando armonie corali
stratificate. Qui il testo riflette sull'illusione di controllo dell'uomo
moderno, prigioniero della fretta e del rumore mediatico. La “calata del
sipario” è un monito a risvegliare la propria consapevolezza individuale prima
del punto di non ritorno. La parte conclusiva offre digressioni virtuosistiche
con forti influenze fusion guidate dal piano di Larsson per poi riprendere il
tema principale in un crescendo epico, guidato da un lungo assolo di chitarra
di Stolt ricco di sustain e pathos emotivo (il sound caratteristico della
band).
A
seguire “In A World Of Fools”, scelto come primo singolo apripista, è un
brano-ballata più diretto e sentito fra coralità, arpeggi e un cantato toccante
da parte di Roine.
“Mars
& Minerva” è quasi completamente strumentale, basata ancora una volta sulla
chitarra sognante e ponderata con fughe tecniche di elevata caratura, il tutto
mantenendo sempre un piede sulla staffa della melodia armoniosa.
E
poi c’è la monumentale suite “The Gods Of Rome”, quella che ogni fan della band
vorrebbe sempre ascoltare in ogni disco. L’apertura è solenne ed evocativa dove
tocchi barocchi di pianoforte e chitarra acustica impostano il tema principale;
per il resto i soliti saliscendi emotivi fra sonorità ricercate e armonicamente
nutrite.
Certo
è che il suono The Flower Kings non muta di una virgola, forse anche per questo
alcuni critici stessi spesso arricciano il naso, ma la maestosità e l’emotività
di alcuni passaggi fanno del sound The Flower Kings un punto di riferimento per
molte band, come ha sempre fatto nel tempo. È semplicemente ottima musica e
nient’altro. Per chi vi scrive, “Hope” è un passo in avanti rispetto alle
ultime uscite, certo non vado a scomodare titoli importanti come “Stardust We
Are”, tuttavia de gustibus… MS
Versione Inglese:


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