BLESSED CHILD OPERA – The Traveler Challenges Death
Seahorse
Recordings
Genere:
Dark Folk-Wave
Supporto: CD / Digital – 2026
La
morte ci fa sentire vivi. Quante volte abbiamo pensato alla dama in nero nel
corso della vita e quanti artisti hanno decantato le sue inesorabili gesta. Con
i Blessed Child Opera si affronta l’argomento attraverso una musica Dark Folk,
di certo un buon terreno per esprimere certi concetti.
Paolo
Messere è il cantante, musicista e produttore siracusano autore del progetto
Blessed Child Opera, fondato nel 2001. Figura chiave dell'underground
indipendente italiano, è noto sia per la sua attività musicale sia come
fondatore e anima della Seahorse Recordings. La discografia della band
(iniziata con l'esordio omonimo del 2001 e proseguita con lavori rilevanti come
“Looking After The Child”, “Happy Ark”, “Soldiers And Faith”, “Fifth”, fino al
recente “Red Flags” del 2025) si è distinta negli anni per un Alternative Folk
/ Post Punk fortemente introspettivo e cupo. Tra influssi à la Nick Cave, Joy
Division, Swans e marcate sfumature psichedeliche, il progetto di Messere si
muove da sempre su territori drammatici ed esistenzialisti. Con Messere
ritrovare la batteria è Matteo Anelli.
Come
già anticipato, il filo conduttore del disco affronta il concetto del viaggio,
il valore del tempo e la percezione del confine sottile che separa la vita
dalla morte.
Si
inizia con l’insofferenza verso l’antagonismo uomo/donna, sospesa fra domande
senza risposta, in “The End Of The Line / And Yet I Remain Still”, dove il
basso batte come una campana a morto su uno strato di synth. Gli anni ’80 della
New Wave aleggiano in ogni dove, mentre anche il cantato richiama ulteriormente
quel periodo con grande intensità. Perfetta la copertina dell’album per questa
musica introspettiva. Il brano muta appoggiando l’intensità su una ritmica
insistita ma mutevole, con richiami psichedelici che donano all’insieme un
senso di inquietudine.
La
musica dei Blessed Child Opera non si affida al tecnicismo, quanto piuttosto
all’immagine che certi suoni possono far scaturire; ne è prova “Even Before It
All Ends”, in cui le tastiere ancora una volta disegnano le atmosfere. Qui c’è
la ricerca della salvezza che passa attraverso la tenerezza e quei momenti in
cui ci si estranea dalla realtà. Messere più che cantare narra, ed è straziante
l’atmosfera di base sorretta nuovamente da un'ottima ritmica.
“Gray
Calm” si sofferma davanti alla bellezza della natura con uno spiraglio musicale
maggiormente solare, come un piccolo raggio di sole che trafigge la nebbia.
“Sudden
Pain” è profonda nel concetto del non riconoscersi nel posto in cui si vive e
del tempo che passa. Suoni elettronici spaziano in loop sopra un basso
martellante; non ci sono mai soli strumentali, quanto piuttosto accompagnamenti
melodici di fondo.
“Like
Souls In Heart” ha sfumature World orientali, una variante nel contesto, segue
“The World By A Mistake”, in cui ci si interroga sull’esistenza in un mondo
sbagliato e sulla fede. Qui il ritmo sale proponendo un andamento incalzante in
cui ancora una volta gli anni ’80 ci catturano (Litfiba e molto altro).
Ed
è la volta del singolo apripista “I Will No Longer Be Here”, dove si parla di
spiritualità e del rifiuto di conformarsi alla massa. Il brano è guidato da
un'atmosfera Folk scura e da innesti celtici evidenziati dal suono delle
cornamuse nel finale; parte sognante e riflessivo per poi appesantirsi
gradualmente nella sezione conclusiva.
Gradevole
nell’andamento “Nothing That Can Nourish Me”, una canzone che suscita in me
diversi e piacevoli déjà-vu (Cure), mentre “Nothing Can Be Controlled Anymore”
ci narra di un mondo incontrollabile su note che nuovamente vanno ad attingere
alle culture arabe.
“One
Less Reason Not To Try Again” è la traccia più breve dell’album con i suoi
quasi tre minuti di musica. L’andamento è più giocoso, seppur sempre
malinconico, e mette in evidenza ancora una volta la capacità tecnica di Matteo
Anelli. Bella la melodia di fondo.
La
chiusura dell’album spetta a “I Feel Like I Don’t Feel (Nostalgia)”, il brano
più vicino alla forma canzone.
“The
Traveler Challenges Death” non è un album pensato per compiacere, né tanto meno
per alleggerire le giornate. Tra influssi celtici, drammaturgia Post Punk e una
tensione esistenziale costante, i Blessed Child Opera firmano un lavoro
coerente con la propria poetica della cupa perseveranza. Pesante?
Indubbiamente. Ma per chi sa dove andare a scavare, anche la pietra più dura sa
restituire la sua cupa bellezza. MS
Versione Inglese:


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