ANCORE D’ARIA / Progressive
Vocal Orchestra – Espresso
Autoproduzione
Genere: Vocale / Progressive Pop
Supporto: Bandcamp – 2024/ 2026
Questa non è la
solita recensione in cui mi concentro su ogni singolo brano, perché è anomala
tanto quanto ciò che ho ascoltato in “Espresso”.
Sì, mi è
capitato di apprezzare canti corali, ricerche vocali e canti difonici, ma con
gli Ancore D’Aria l’esperienza è stata decisamente diversa. La voce diventa
strumento, arrangiamento, melodia, potenza, accortezza, sensibilità… e chi più
ne ha più ne metta. È l’insieme che funziona, grazie alla profonda conoscenza
dei brani mostrata dalle 20 voci accompagnate dal beatbox di Marco Sambatoro,
con Oskar Boldre alla conduzione e al canto difonico.
Il gruppo nasce
nel 1997 su iniziativa del compositore, arrangiatore e direttore vocale Oskar
Boldre. Partiti come laboratorio di ricerca e sperimentazione vocale, gli
Ancore D'Aria si sono evoluti fino a diventare un’orchestra di sole voci
formata sia da cantanti professionisti che da amatori esperti. La loro
caratteristica distintiva risiede nel rifiuto delle classiche barriere di
genere: fondono infatti Rock Progressivo, World Music, Jazz, Avant-Garde e
Improvvisazione, con forti influenze da artisti come Bobby McFerrin e
l'esperienza delle CircleSong. Le sezioni vocali imitano strumenti musicali
(chitarre distorte, bassi, sintetizzatori), affiancate spesso da percussioni vocali
e beatbox.
L'album
“Espresso”, pubblicato anche come testimonianza e celebrazione dei 25 anni di
attività dal vivo del coro, prende il nome proprio dal brano omonimo dei Gong.
Si tratta di un'opera articolata e complessa che rilegge in chiave polifonica e
orchestrale classici del Prog Rock, della World Music e del Pop, uniti a brani
originali e momenti ironici.
Si resta
subito colpiti dalla magia degli arrangiamenti su “In Your Eyes”, rifacimento
del celebre brano di Peter Gabriel. Qui si lavora sui layer poliritmici tipici
della World Music gabrieliana, trasformando la sezione ritmica e le tastiere
synth in un fitto tessuto di vocalizzi e armonizzazioni.
Un classico
del soul e della disco/R&B è “Knock On Wood (Eddie Floyd)”. Il coro
reinterpreta l'energia trascinante dei fiati e della sezione ritmica originaria
usando quasi esclusivamente le voci per simulare l'impatto ritmico del pezzo,
per non parlare del famoso tema Pop anni '80 “Maniac (Michael Sembello)”, dalla
colonna sonora di “Flashdance”.
Qui le sezioni corali riproducono il celebre e incalzante arpeggio elettronico
e la pulsazione ritmica a ritmi elevati.
Una
re-interpretatione molto originale e ironica è “Don't Let Me Be Misunderstood
(Leroy Gomez / Santa Esmeralda version)”, dove l'arrangiamento unisce il ritmo
travolgente flamenco/disco del brano a un "breviario" parlato in
italiano sul tema dell'aperitivo (involtini, olive, grana, ecc.), giocando sul
doppio senso di "non farsi fraintendere" dal cameriere.
Ma le cose
migliori arrivano dal mondo Progressive Rock, e qui l’ensemble lo esprime
approfonditamente fin nei minimi dettagli. “Progsuite” è un tributo al
Progressive Rock mediterraneo, una suite che fonde la sperimentazione vocale e
i ritmi dispari degli Area, canti tradizionali della Grecia e le maestose
melodie sinfoniche del Banco del Mutuo Soccorso. I brani coinvolti sono
“Luglio, Agosto, Settembre (Nero)” (Area) e “Non Mi Scocciate” (Banco Del Mutuo
Soccorso).
E poi la
splendida “And You and I” (Yes): una sfida tecnica notevole quella di riproporre
uno dei capolavori del Prog Rock sinfonico dei Yes. Il coro ricrea sia le
delicate arpeggiature di chitarra acustica sia i complessi impasti di Mellotron
e le linee di basso di Chris Squire. Capolavoro.
E ancora “Two
Hands”, tratta dal repertorio della storica band King Crimson (dall'album
“Beat”), un brano dalle atmosfere sognanti e intimiste, riletto in una
dimensione corale rarefatta. Non ultima “Espresso”, la title-track dell'album
ripresa dal gruppo Jazz Prog Gong, movimento virtuosistico, caratterizzato da
ritmi veloci, cambi di tempo rapidissimi e incastri ritmici serrati che danno
il nome al disco. Ma, come detto
nel preambolo, lo scopo di questa recensione sta nel non svelare ogni singolo
brano, così gli altri li lascio scoprire a voi. Il lavoro va ascoltato tutto
d'un fiato e vi stupirete che sia passata più di un'ora senza accorgervene. Non
ci sono strumenti, ma è come se ci fossero… Un ascolto da godere appieno, non
lasciatevelo sfuggire. MS
Versione Inglese:


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