ISOBAR – Isobar V
Autoproduzione
Genere: Eclectic Prog Strumentale
Supporto: CD / Bandcamp – 2026
Navigando
su internet o parlando con le persone, mi capita sempre più spesso di sentire
la frase “Oggi nella musica non c’è più niente di buono”, probabilmente sarà
capitato anche a voi. In realtà, in ambito Progressive Rock, le uscite mondiali
sono davvero superiori a quando questo genere spopolava nel massimo del suo
fulgore negli anni ’70; oggi si possono scoprire molte più band. Qualcuno dice
che la qualità sia più bassa, altra cosa con cui non concordo e il motivo è
presto detto: le nuove leve si basano sugli insegnamenti dei maestri del
passato e aggiungono nuove sonorità (date inevitabilmente dall’avanzare della
tecnologia) oltre che dalla propria personalità. La conferma l’avete vedendo
quanti sottogeneri oggi ha il Progressive Rock. Per verifica vi rimando a
ProgArchives.
Gli
americani Isobar fanno parte del filone Eclectic Prog e sono proprio un ottimo
esempio di quanto detto. Nella loro musica ci sono tanti Gentle Giant, ma anche
Prog anni ’90 (The Flower King per fare un esempio) con uno sguardo ai paesi
del Nord Europa, e presto scoprirete il perché.
Nascono
nel 2020 a San Jose, in California. I tre membri fondatori, Malcolm Smith
(chitarre), Marc Spooner (tastiere) e Jim Anderson (basso, sostituito in
“Isobar V” da Loren Gustafson), condividevano già un lungo percorso artistico
nei Metaphor, acclamata Prog band americana d'ispirazione Neo Prog e sinfonica.
Chiusa l'esperienza con i Metaphor, i musicisti hanno deciso di esplorare un
territorio espressivo interamente strumentale, fondando gli Isobar. Fin
dall'esordio, si è unito a loro in pianta stabile alla batteria e alle
percussioni il virtuoso svedese Mattias Olsson (storico membro dei mitici
Änglagård e collaboratore di svariati progetti Prog internazionali). La
presenza di Olsson ha iniettato nella musica della band ritmiche complesse,
sonorità analogiche vintage (twiddly bits, Mellotron, percussioni insolite) e
una marcata tensione drammatica.
L’album
in analisi s’intitola “Isobar V” proprio perché quinto capitolo della loro
carriera in studio. Tutti i dieci brani sono composti e arrangiati da Malcolm
Smith e Marc Spooner. L'album vede la presenza dei collaboratori fisso-ospiti
James Vaughan (sassofoni), John Ettinger (violino) e Patricio Penin (cornamusa
irlandese Uilleann).
In
questa carrellata sonora ci si imbatte in mutevoli sonorità e dinamicità; anche
la Scuola di Canterbury è presente, grazie soprattutto all’apporto (come detto)
di Olsson. Si passa dagli anni ’70 ai ’90 sino a giungere alle caratteristiche
moderne di questo genere, il tutto con assoluta e strabiliante semplicità.
Non
c’è bisogno di parlare di ogni singolo brano, perché avete già capito quante
strumentazioni, cambi di tempo e di umore ci siano, ma la cosa più interessante
di tutto questo viaggio lungo cinquantadue minuti è data dal fatto che mai la
tecnica strumentale (peraltro elevata) va a fare vetrina di se stessa, bensì si
mette a disposizione della melodia. Un album strumentale è spesso un'arma a
doppio taglio se non si è capaci di innestare nel pentagramma note che restano
nella memoria una volta terminato l’ascolto: deve esserci un equilibrio tra i
fattori tecnica e melodia, solo allora il risultato è piacevole. Credetemi, in
“Isobar V” c'è tantissima carne al fuoco che farà la gioia di ogni amante del
Prog più articolato e contaminato, il tutto condotto con grande classe.
In
conclusione, “Isobar V” è un viaggio labirintico in un paesaggio sonoro
cangiante, dove la tecnica si mette al servizio dell'immaginazione. Un album
che non si limita a farsi ascoltare, ma chiede di essere esplorato, rivelando
nuovi dettagli ad ogni riproduzione. Buon ascolto. MS
Versione Inglese:


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