GIANNI
VENTURI / FELICE DEL GAUDIO – Sciamantrica
Etichetta:
PMS Studio
Genere:
Cantautorale / Sperimentale
Supporto:
Digital / CD – 2026
Accade
spesso di constatare come, in una composizione, il peso specifico delle parole
sia determinante, in altri contesti, esse preferiscono adagiarsi su
argomentazioni più effimere. Resta tuttavia incontrovertibile che musica e
verbo costituiscano un binomio inscindibile, laddove la partitura incontra
testi di natura poetica, l’opera si ammanta di una seducente magia.
Quando
il discorso verte sulla sperimentazione e sulla ricerca vocale e letteraria,
uno dei nomi di maggior rilievo del panorama italico è certamente quello di
Gianni Venturi. Protagonista di innumerevoli progetti e produzioni soliste,
viene così descritto nelle sue note biografiche: “Nato in una casa di musicisti
con origini gitane da parte di madre, inizia a scrivere da giovanissimo, e la
sua prima pubblicazione presenta la prefazione di Roberto Roversi, di cui è
stato allievo. Ha fondato insieme a Salvatore Jemma e Maurizio Maldini la
rivista poetica I quaderni del Masaorita, e alcuni dei suoi testi sono
reperibili al Museo della Poesia di Modena, in alcune università americane e in
diverse antologie. Oltre alle varie pubblicazioni incide numerosi dischi: con
gli Altare Thotemico, il Progetto MOLOCH con Lucien Moreau, il progetto Mantra
Informatico ed il progetto Qohelet con Alessandro Seravalle. Da sempre lavora
con il suono e la parola, essendo un ricercatore vocale, e unisce la poesia a
sonorità che avvolgono i versi e si fondono in un tutt’uno.”.
Oggi,
Venturi firma una nuova opera dal titolo “Sciamantrica”, forse l'apice della
sua longeva militanza artistica, realizzata in sodalizio con Felice Del Gaudio.
Di quest'ultimo, le biografie riportano: “Felice Del Gaudio, bassista e
contrabbassista, nato a Lagonegro ma residente a Bologna dal 1984, si è
diplomato in musica Jazz presso il conservatorio Adria Nella. Nel corso della
sua carriera ha collaborato con: Paul Wertico, Lucio Dalla, Quartetto Archi
Opera di Berlino, Henghel Gualdi, Pier Giorgio Farina, Raphael Gualazzi,
Daniele Di Bonaventura, Biagio Antonacci, Sherrita Duran, Ginger Brew, Amii
Stewart, Andrea Griminelli, Claudio Lolli, Jim Campilongo… Ha pubblicato 6
metodi per lo studio del basso, un DVD didattico, ha al suo attivo più di 150
registrazioni discografiche e 7 album come solista e leader. Ha anche suonato
in diversi festival di musica in Europa e nel mondo.”.
Espletate
le dovute presentazioni, giungiamo al fulcro del lavoro: la musica.
L’album
si dipana attraverso nove tracce, inaugurate da “Preghiera Per Gaza”. Qui la
voce intensa di Venturi si profonde in una vibrante interpretazione di un testo
graffiante, focalizzato sulle tragiche vicissitudini della martoriata striscia
di terra. Trame sonore dalle tinte arabeggianti ne definiscono l'atmosfera
drammatica: “C’è sempre una madre rannicchiata nel dolore, non c’è bandiera che
non sia insanguinata”.
Il
violoncello tesse la trama della breve “Avrei Voluto Ridere”, istantanea di un
pensiero assorto nella dolente introspezione dell’essere. La caratura poetica è
qui altissima, toccante nella sua disarmante intensità.
Il
vigore ritmico aumenta in “La Terra è Mia”, un inno a Madre Natura capace di
resilienza nonostante l’ingrato agire umano. Le liriche si confermano incisive
e prive di filtri.
Più
complessa nell’architettura è “La Caverna Di Platone”, dove emergono quei
vocalizzi sciamanici che sono il fulcro della ricerca di Venturi. Sottili
fraseggi d'archi sottolineano la potenza dei versi, mentre un assolo di
contrabbasso, intenso ed emotivo, punge con la medesima forza del recitato.
L’elettronica interviene a supporto di “Caro Hermann”, brano incastonato in
un’estetica psichedelica che aderisce con maggior rigore alla forma-canzone. Raffinate
coralità in sottofondo donano profondità all’arrangiamento.
Restando
in territori psichedelici, un sitar introduce “Fili Di Luce”, prima di cedere
il passo a sonorità rarefatte speculari ai testi. Frammenti di quotidianità
vengono filtrati attraverso la lente della memoria, con una metrica peculiare
sospesa tra narrazione e canto. “Socrate” rivolge uno sguardo sprezzante e
rabbioso alla politica, mentre “Ho Paura Della Pecora” adotta un incedere più
pacato, pur mantenendo quell'approccio vocale rapsodico, distante dalle
convenzioni metriche razionali.
La
chiusura è affidata a “L’Amore E’ Un Codice Binario”, traccia che suggella il
connubio tra i due artisti in un movimento intenso, dove la simbiosi tra voce e
percussioni si rivela l'arma vincente.
“Sciamantrica” si configura come l’ennesimo
capitolo di poesia in musica, concepito con profonda dedizione. È un’opera
sospesa tra reminiscenze e riflessioni analitiche capaci di scuotere
l'ascoltatore.
Gli
autori si congedano con un interrogativo cruciale: “L’arte deve massificarsi o
è la massa che può essere educata all’arte?”. È un quesito che mi sta
particolarmente a cuore, da decenni sostengo che l'atto creativo rischi la
sterilità se privo di un pubblico educato alla ricezione. È imperativo
riavvicinare l’ascoltatore a questo modus operandi, elevandolo dal mero e
fugace “sentire”. Si è smarrita la cultura del tempo dedicato a sé stessi, un
tempo serio e sereno: solo attraverso questo recupero la musica potrà salvarsi.
Al
loro dubbio rispondo con convinzione: “E’ la massa che deve essere educata
all’arte”, poiché l’arte non contempla confini né dogmi; è indomabile in quanto
espressione pura dell'emozione. Non può essere massificata senza perdere la sua
stessa essenza, cesserebbe di essere il viatico del pensiero individuale per
ridursi a un prodotto "generico", standardizzato da una massa di
automi (IA inclusa).
A
Venturi e Del Gaudio rivolgo, dunque, un immenso ringraziamento. MS
Versione Inglese:


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